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Editore: Lindau
Anno edizione: 2012
Pagine: 162 p. , Brossura
  • EAN: 9788871809984

Recensioni dei clienti

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    Alberto Faccini

    04/09/2012 16.50.23

    Del libro Abelis, prima di iniziare a leggerlo, non mi attraevano e coinvolgevano troppo né il titolo, né l'essere stato definito un romanzo metafisico anche se mi piacciono i libri che fanno pensare. L'ho letto tutto d'un fiato ma non voglio ora cercare di spiegare il perché e il per come mi sia piaciuto e nemmeno provare a dare una delle forse tante interpretazioni che si possono dare. Dico soltanto: "Leggilo e vedrai!". E vedrai cosa? Vedrai che troveranno conferma (o almeno lo spero tanto anche per te), queste considerazioni sulla lettura. Non so cosa succederà agli altri lettori di Abelis, ma qualcosa succedrà e succederà "dentro", nell'intimo e saranno il vero, il buono e il bello a farsi strada... e anche solo per questo, come è accaduto a me, valeva la pena di leggerlo. Ed ecco le citazioni. La letteratura può servire a quietare, a rilassare o a inquietare e innervosire, a fuggire dal mondo o a comprenderlo; può giovare a trovare risposte o a imporre domande; può essere in grado di arricchire chi legge o può ingannarlo; può muovere all'impegno o astrarre dalla realtà; può consolare e deprimere, allietare e sconfortare. La letteratura può far molto nella vita umana. (Antonio Spadaro, A che cosa serve la letteratura) Leggere vuol dire uscire da sé solo per rientrarvi, tornare dentro di sé arricchiti, scossi, forse per sempre strappati al torpore quieto e stagnante, svegliati dal sonnambulismo del quotidiano. (F. Ferrarotti, Leggere, leggersi) L'opera letteraria è una sorta di strumento ottico, che consente al lettore di discernere ciò che forse, senza libro, non avrebbe osservato dentro di sé. (M. Proust, Alla ricerca del tempo perduto)

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    Stefano

    03/09/2012 12.07.47

    Ho letto Abelis. Dopo le prime 15 pagine volevo interromperlo e buttarlo nel cestino. Invece, poco alla volta, mi ha preso tantissimo e quella sera non sono andato al cinema con gli amici come avevo promesso, pur di finirlo. Peccato sia così breve. Forse cinquanta pagine in più ci sarebbero state bene. Bel libro, davvero.. Lo consiglio!

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    mafalda

    02/09/2012 22.50.11

    Abelis sembra un romanzo sui cavalieri, ma non lo è. Sembra un romanzo sui draghi, ma non lo è. E' un romanzo su chi è l'uomo, sul meglio e il peggio che può scegliere di essere, e sul valore liberante della verità. Adatto a ogni tipo di pubblico (ai ragazzi che seguiranno la storia, agli adulti che ne cercheranno il senso più profondo), fa riflettere senza annoiare e stupisce lasciando anche molta speranza. E poi il protagonista, Abelis, è un bambino autentico, che mette in luce aspetti insospettabili della realtà. Un libro da leggere e regalare.

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    cosma

    28/08/2012 11.52.39

    Libro interessante che ti "prende" man mano che il racconto va avanti. Il modo di scrivere a mio parere è un po' ricercato e può non piacere a tutti. Ma i contenuti e le riflessioni di fondo ti coinvolgono. A meno di essere uno con la sensibilità di un lamellibranco (per chi non lo sapesse i lamellibranchi - detti anche bibalve - pare non abbiamo una grande sensibilità?). Arileva è il mondo di oggi. Ciambellano è la figura di molti nostri capi (politici, ma non solo quelli) che vogliono salvarci a tutti costi dai guai che a ben guardare sono stati loro stessi a creare e far crescere (i draghi del libro?). Ferriere è chi ha il coraggio di ripensare alla sua vita. E' chi sa riconoscere di avere sbagliato. E' chi sa rischiare per riparare i guasti che pure lui ha collaborato a provocare. Almeno così io li ho voluti identificare. E gli altri personaggi chi sono? Beh leggete il libro! Il genere è fantasy. Ma un fantansy ad alto peso specifico. Non da pura evasione

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    Carla Castellani

    27/08/2012 15.28.32

    «Abelis è un romanzo: c'è una storia, un inizio, una fine, uno svolgimento. E' un fantasy perchè ci sono i draghi che volano? Non so, non è il mio genere preferito. E' metafisico? Se nel senso che si passa attraverso qualcosa, forse si. All'inizio si entra in un castello, alla fine in una casa. Devi fare un viaggio da dove vivi, il castello, a chi sei, la casa. E qui, nella narrazione, Abelis si fa speciale: impossibile fare una distinzione tra buoni e cattivi. Ogni personaggio non ti lascia spettatore ma ti ci devi misurare, te lo devi trovare dentro: cavaliere, re spodestato, Ciambellano, Messere, Abelis, Lutet, lo sei stato o tentato di esserlo. Le stesse armature le vorresti leggere come metafore e, invece, te le scopri addosso. E' un romanzo breve perchè è come consegnato dall'autore ai lettori. Abelis è un romanzo che è un ordito, la trama è la tua: operazione generosa e, quindi, generativa, dell'autore. Il castello lo guarderai da lontano, entrerai nel cortile, ascolterai Abelis, se vorra' parlare, ti confronterai con un re che non ha corona e con un potere che è solo potere, ti metterai a tavola al caldo con Lutet e con lei scoprirai i draghi, la realta' dei draghi. Non puoi sottrarti a nulla e a nessuno in questo romanzo. E una donna e un bambino sono nuovamente al centro della Storia.»

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    Eli

    02/08/2012 11.08.24

    Un libro bello. Bello nel senso di ben scritto, ben narrata la storia, ben delineati i personaggi e soprattutto "bello" nel senso alto di "buono". Um'ultima cosa: mi e' piaciuto lo stile dell'autore. E' come se ogni frase del libro finisse con dei puntini di sospensione, al lettore finire la sua storian la sua lettura. Ripeto: bello. Grazie.

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    Dory

    25/07/2012 20.38.45

    Una sinfonia. Questo libro è una sinfonia che ti prende e non ti lascia più andare. Comincia come un adagio lento e faticoso che t'avvicina all'incombente e minacciosa freddezza del castello di Arileva: così ti sembra di sentire freddo anche tu quasi potessi toccare quelle mura gelide nonostante esse siano toccate dal sole. Poi è un crescendo in cui narrazione e riflessione danzano insieme per riposarsi nell'idillio di due freschi sposi e del loro amore. La prosa è avvolgente e sicura a volte poetica fino al lirismo. I personaggi tratteggiati in modo sintetico, ma profondo. Il romanzo si inserisce nella migliore tradizione della narrazione postmoderna e riprende temi e problemi della tradizione letteraria rielaborandola in modo personale: si sentono echi del miglior Buzzati ( "Il deserto dei tartari" con l'attesa/fuga inutile di un nemico che non c'è; attesa e fuga che costituiscono esse stesse la maledizione e l'infelicità dei personaggi); Calvino ( "Il cavaliere inesistente"), ma anche Hemingway e Pirandello ( in particolare la riflessione attorno alla drammatica dicotomia persona/maschera/follia che qui è rappresentata dall'armatura). In Abelis narrazione e riflessione sul Vero si riverberano a vicenda creando nel lettore la sensazione che l'autore, dopo tanta fatica e anche dolore, abbia raggiunto e voluto donarci una felice sintesi di ideale di vita di fede che va oltre ogni rassicurante frontiera: "Innamorarsi è decidere di esistere".

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