Le abitudini delle volpi

Arnaldur Indriðason

Traduttore: S. Cosimini
Editore: TEA
Collana: TEA mistery
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 23 ottobre 2014
Pagine: 303 p., Brossura
  • EAN: 9788850236992
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    zombie49

    02/03/2018 10:07:37

    Il detective Erlendur Sveinsson, della polizia di Reykjavik, è in ferie nei solitari fiordi orientali, dove è nato e ha trascorso l’infanzia. Dorme nel rudere della casa in cui ha vissuto da bambino con i genitori e il fratello minore Bergur, scomparso a otto anni durante una bufera di neve. Da sempre la sua morte ossessiona Erlendur con sensi di colpa, per non essere riuscito a proteggerlo: lui fu salvato, di Bergur si perse ogni traccia, e la brughiera non restituì mai il suo corpo. Sveinsson incontra un cacciatore di volpi, Bòas, che ricorda quella lontana tragedia e un fatto simile antecedente: nel 1942 una donna, Matthildur, sparì in una bufera, e non fu mai trovata. Il marito Jakob morì in mare nel 1949, e su di lui in paese aleggiano dei sospetti: Erlendur vuole indagare, interrogando gli anziani testimoni. Come gli altri romanzi di Indriđason, non è un giallo tradizionale, ma un dramma familiare cupo e introspettivo, secondo la tradizione nordica, con aspetti a tratti macabri che ricordano i racconti di Poe. E’ intrigante questa saga islandese in cui è forse più importante la psicologia dei personaggi che la vicenda poliziesca. Provo maggiore empatia per Sigurđur Oli che per Erlendur: mi è incomprensibile l’incapacità di accettare il passato e la definitiva irreversibilità della morte. Essere dei sopravvissuti non è una colpa, lo siamo tutti a qualcuno. Non capisco l’accanimento nel cercare i resti di persone decedute da molti anni: ciò che erano si è estinto con la morte, ai vivi rimane il ricordo. Non condivido l’ossessione di Erlendur x i casi archiviati: è inutile rivangare il passato in cerca di lontani delitti, quando tutti i protagonisti sono ormai defunti e i colpevoli non punibili, perché la morte estingue ogni reato. A volte, è meglio dimenticare che riaprire antiche ferite. Indriđason scrive più di semplici romanzi, perché propone questioni di etica generale, cui ciascuno può cercare risposte. Qui incombe la natura, terribile e spietata.

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    champaosel

    13/12/2017 15:20:52

    il primo libro che ho letto di A. I. è stato la signora in verde e non mi è piaciuto tanto che sono stato tentato di passare ad altro autore. per fortuna invece ho preso libro e mi ha davvero appassionato e soddisfatto.

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    cantarstorie

    13/10/2016 13:53:19

    Spendido, incantevole, sommesso romanzo che insegue l'anima del suo protagonista, in un perfetto intercalare tra ombre del passato e nebbie del presente. Con poesia e grazia, il miglior libro di Indridason.

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