Le abitudini delle volpi

Arnaldur Indriðason

Traduttore: S. Cosimini
Editore: TEA
Collana: TEA mistery
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 23 ottobre 2014
Pagine: 303 p., Brossura
  • EAN: 9788850236992
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Descrizione
L'ispettore Erlendur è tornato nei luoghi della sua infanzia. Trascorrerà qualche tempo nel piccolo villaggio sulle rive di un fiordo dell'Islanda orientale, deciso ad affrontare una volta per tutte l'ossessione che lo perseguita fin da quando era bambino: la scomparsa del fratello minore Bergur durante una bufera di neve. Di notte, solo nel rudere abbandonato della sua casa, attende che l'oscurità, il gelo e il vento gli riportino i fantasmi della tragica esperienza che distrusse per sempre la sua famiglia; di giorno, vaga per i boschi e la brughiera alla disperata ricerca di indizi. E proprio qui si imbatte per caso in una vicenda per molti versi simile a quella di Bergur: la sparizione di una giovane donna, in una notte di tormenta, nel gennaio del 1942. Una storia non ancora dimenticata, ma che molti preferirebbero lasciare sepolta sotto decenni di segreti e sensi di colpa. Immerso in un paesaggio aspro, in cui una modernità disordinata e invadente si scontra con una natura ancora capace di sconvolgere, Erlendur si lascia trasportare in un'indagine al confine tra realtà e allucinazione, travolto da un'insaziabile sete di risposte che lo costringerà a scavare ostinatamente dentro ferite mai curate, a riportare in luce antiche suggestioni, a riesumare tormenti inconfessabili.

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    zombie49

    02/03/2018 10:07:37

    Il detective Erlendur Sveinsson, della polizia di Reykjavik, è in ferie nei solitari fiordi orientali, dove è nato e ha trascorso l’infanzia. Dorme nel rudere della casa in cui ha vissuto da bambino con i genitori e il fratello minore Bergur, scomparso a otto anni durante una bufera di neve. Da sempre la sua morte ossessiona Erlendur con sensi di colpa, per non essere riuscito a proteggerlo: lui fu salvato, di Bergur si perse ogni traccia, e la brughiera non restituì mai il suo corpo. Sveinsson incontra un cacciatore di volpi, Bòas, che ricorda quella lontana tragedia e un fatto simile antecedente: nel 1942 una donna, Matthildur, sparì in una bufera, e non fu mai trovata. Il marito Jakob morì in mare nel 1949, e su di lui in paese aleggiano dei sospetti: Erlendur vuole indagare, interrogando gli anziani testimoni. Come gli altri romanzi di Indriđason, non è un giallo tradizionale, ma un dramma familiare cupo e introspettivo, secondo la tradizione nordica, con aspetti a tratti macabri che ricordano i racconti di Poe. E’ intrigante questa saga islandese in cui è forse più importante la psicologia dei personaggi che la vicenda poliziesca. Provo maggiore empatia per Sigurđur Oli che per Erlendur: mi è incomprensibile l’incapacità di accettare il passato e la definitiva irreversibilità della morte. Essere dei sopravvissuti non è una colpa, lo siamo tutti a qualcuno. Non capisco l’accanimento nel cercare i resti di persone decedute da molti anni: ciò che erano si è estinto con la morte, ai vivi rimane il ricordo. Non condivido l’ossessione di Erlendur x i casi archiviati: è inutile rivangare il passato in cerca di lontani delitti, quando tutti i protagonisti sono ormai defunti e i colpevoli non punibili, perché la morte estingue ogni reato. A volte, è meglio dimenticare che riaprire antiche ferite. Indriđason scrive più di semplici romanzi, perché propone questioni di etica generale, cui ciascuno può cercare risposte. Qui incombe la natura, terribile e spietata.

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    champaosel

    13/12/2017 15:20:52

    il primo libro che ho letto di A. I. è stato la signora in verde e non mi è piaciuto tanto che sono stato tentato di passare ad altro autore. per fortuna invece ho preso libro e mi ha davvero appassionato e soddisfatto.

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    cantarstorie

    13/10/2016 13:53:19

    Spendido, incantevole, sommesso romanzo che insegue l'anima del suo protagonista, in un perfetto intercalare tra ombre del passato e nebbie del presente. Con poesia e grazia, il miglior libro di Indridason.

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