Acciaio - Silvia Avallone - copertina

Acciaio

Silvia Avallone

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Editore: Rizzoli
Collana: Scala italiani
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 20 gennaio 2010
Pagine: 357 p., Rilegato
  • EAN: 9788817037631

37° nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Acciaio

Silvia Avallone

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Gaia la libraia

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Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina. Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte. Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti a essere qualcuno. Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega, scorre immobile senza vie d'uscita. Poi un giorno arriva l'amore, però arriva male, le poche certezze vanno in frantumi e anche l'amicizia invincibile tra Anna e Francesca si incrina, sanguina, comincia a far male. Silvia Avallone racconta un'Italia in cerca d'identità e di voce, apre uno squarcio su un'inedita periferia operaia nel tempo in cui, si dice, la classe operaia non esiste più.
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    Pamela Cavaliere

    03/06/2019 14:56:41

    Questo libro è uno specchio sulla realtà odierna, ma con la capacità di coinvolgere il lettore nelle vite dei protagonista. Descrive la cruda realtà della vita senza però cadere nella banalità. Consigliato anche perché si legge tutto d'un fiato.

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    emmeffe

    02/05/2019 15:22:55

    Una vero e crudo spaccato di vita di periferia. La storia di due ragazze, dei lori amici e delle loro famiglie, in un contesto di degrado, case popolari, furti ed incidenti, tanto forte quanto realistico.

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    Carla

    11/03/2019 16:16:54

    Una lettura molto particolare, toccante, e per certi versi anche poetica. Brava la Avallone al suo esordio, la scrittura è davvero promettente.

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    Fra

    09/03/2019 19:36:15

    Interessante spaccato della periferia italiana, attraverso la storia di due ragazze, Anna e Francesca, e del piccolo mondo che le circonda. L'amicizia è raccontata nel pieno della sua veridicità. Romanzo per certi versi crudo, ma autentico.

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    caterina

    09/03/2019 15:21:51

    Libro molto bello ache se a tratti crudo. a Piombino vivere tra le case popolari intorno all'acciaieria nonè semplice.nonè semplice se hai quattordici anni e non sei figlia di nessuno. le protagoiste sono Anna e Francesca due bambine/ ragazzine che in quelle case ci sono nate e cresciute.con il tempo però il corpo cambia e la mente anche e tutto l'equilibrio si spacca. Ho letto questo libro qualche anno fa e tutto sommato l'ho trovato molto bello anche se in alcuni casi l'ho trovato molto prevedibile. da leggere comunque per capire una realtà che ancora oggi è in molte realtà italiane.

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    mirko

    08/03/2019 17:23:20

    Nulla di eccezionale. Vicenda discreta ma realizzazione poco profonda. Non mi è rimasto particolarmente impresso. Non credo leggerò altro dell'autrice.

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    Andrea

    07/03/2019 13:47:53

    Bellissimo, crudo, attuale e spiazzante. Un realismo brutale che ti coinvolge emotivamente. Una lettura che che non ti lascia tregua e che ti apre gli occhi, se ce ne fosse bisogno, sulla realtà di oggi.

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    Ilaria

    26/02/2019 18:16:39

    Sono stata attratta dalla sinossi e ho con entusiasmo deciso di leggere questo libro che sembrava una storia diversa e di realtà spesso dimenticate. Me ne sono pentita amaramente. L’ho finito perché leggo sempre i libri fino in fondo, ma ero quasi disgustata nel farlo: la storia potrebbe essere bella (seppur drammatica, ma ciò non farebbe di un libro un cattivo libro) ma è scritto con una sovrabbondanza di volgarità ed elementi di violenza e squallore. In più lo stile non è elaborato (fatto che avrebbe potuto aiutare il libro a sollevarsi un poco, fornendo magari un ancor più netto elemento di distacco con la generale crudezza) ma molto basso e per niente ricercato. Peccato perché l’idea di base, la storia, avrebbe potuto generare un bellissimo romanzo.

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    Francesco

    23/09/2018 18:00:15

    Romanzo adolescenziale, scritto volutamente semplice e con qualche luogo comune forse di troppo, ma nonostante l'argomento difficile quale l'adolescenza, soprattutto per le ragazze, è scritto in maniera molto sensibile, e riesce ad emozionare e a non dare fastidio o a ferire.

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    DavideD

    14/03/2018 12:52:47

    Lo stile personalmente è stato uno dei punti dolenti di questo romanzo, sembra più una serie di bozze di racconti, tenute insieme da un filo conduttore, chiuso in fretta per andare in tipografia. Alcuni stereotipi (che effettivamente esistono, ma vengono molto "calcati" fino a risultare noiosi): padre-marito orco e violento, padre maneggione, non funzionano a pieno o meglio sono ripetuti fino all'estremo. Una descrizione dell'acciaieria e della vita d'acciaieria molto imprecisa. Qualche spiraglio di buono c'è: la descrizione dell'innamoramento di Anna per Mattia è una descrizione che sembra quasi autobiografica, genuina e molto tenera. Altro punto che "salvo" è che nessuno dei personaggi è positivo, sono tutti personaggi con qualcosa di "brutto" dentro, che si portano un male pesante di vivere stampato addosso, tranne Donata. Anna e Francesca non sono eroine, anzi, e questo rende la cupa favola che è Acciaio un minimo interessante. Il resto, sinceramente, lo boccio.

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    Dreamerely

    12/03/2018 11:12:21

    Un libro ben scritto, una storia che ti prende e che descrive bene, in maniera cruda e realistica, una realtà operaia. Non ho apprezzato il soffermarsi troppo, in maniera quasi morbosa sulla sessualità delle protagoniste e non solo.

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    Silvia

    24/01/2018 10:46:44

    La mia posizione rispetto a questo libro è un pò ambigua, nel senso che non appena cominci a leggerlo ti chiedi "ma come scrive questa?"..non amo molto lo stile butto giù come lo penso perchè mi piace capire quello che leggo, assaporarne le parole..poi pian piano che la storia si dipana e prendi l'abitudine, la lettura diventa più comprensibile, riesci a mettere a posto le cose e ti addentri nelle vicende, ti lasci coinvolgere..nonostante manca sempre qualcosa, quella caratterizzazione dei personaggi che in una storia come questa sarebbe stato la vera parte interessante, perchè in realtà ognuno di loro è appena accennato, agiscono ma non si spiega il loro agire che a volte è davvero incomprnsibile. E poi c'è il finale..che l'Avallone butta lì , quasi che non avesse più tempo e forse pensa di fare una gran cosa, ma anche qui a gusto personale, a me piacciono le storie che raccontano o che se vogliono lasciarti immaginare ti diano almeno qualche elemento per farlo. In questo caso c'è il nulla. Non do un punteggio più basso perchè poi qualcosa dentro rimane e questo va apprezzato.

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    Lisa

    28/12/2017 20:31:45

    Commovente e crudo. L'Avallone descrive in modo coinciso e veritiero la realtà

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    n.d.

    21/12/2017 21:52:36

    Avvincente. Ben scritto. L'avevo già letto e lo ho regalato

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    Agnese

    18/12/2017 21:48:33

    Per me è un vero capolavoro. Era da un po' che un libro nn mi trasmetteva qualcosa e Silvia Avallone ci è riuscita. 10 e lode!

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    cogitosergiosum

    21/11/2017 11:32:22

    Mi spiace ma... non l'ho ancora letto.

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    Paoletta

    01/08/2017 14:12:29

    Concordo con la recensione di Roberto... ho letto il libro appena uscito e ricordo solo lo squallore, e il dovere essere sensazionalistici raccontando in un mediocre italiano una storia morbosa di bassa lega... brutto brutto

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    Laura

    30/06/2017 09:34:44

    In un quartiere proletario di Piombino, che ruota nel bene e nel male sull'esistenza della Lucchini, la storia di due amiche di 14 anni, belle, piene di vita e di speranza e del loro piccolo microcosmo, Anna e Francesca, cresciute insieme, legate da un'amicizia intensa e totalizzante come può essere solo quella dell'adolescenza e accomunate da una figura paterna sfasata e da una famiglia disfunzionale. Anna ha un madre combattiva e partecipe ma troppo innamorata del marito cialtrone, spesso assente, che vive ai margini della legalità, per essere reale esempio per la figlia. Francesca con un padre violento, manesco e possessivo e una madre spenta assoggettata dalla gelosia e dalle ossessioni del coniuge, che spera che il padre muoia per potersi liberare di lui. L'ambiente è talmente povero di possibilità e di sbocchi, che il sesso, lo sballo, la velocità sono gli unici modi per allontanarsi dai turni massacranti, dalla "fossa" dove ribolle l'acciaio, da una vita che non consente fughe se non quell'immagine quasi di sogno dell'isola d'Elba che è vicina geograficamente ma pare lontanissima nell'immaginario di chi abita in Via Stalingrado. Linguaggio sboccato, ritmo alternato e un finale per certi versi incomprensibile. Concordo con i tanti che hanno trovato l'ultimo capitolo del libro assolutamente sfasato rispetto al resto. Se l'Avallone riesce a rendere la fame di vita della gioventù che racconta e coglie in pieno le contraddizioni e le sofferenze dell'adolescenza; non riesce però a concludere la storia, a dare completamento al romanzo. Non pienamente riuscito

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    Roberto

    24/05/2017 20:30:06

    Il femminismo più facile e privo di costrutto, susseguirsi di squallidi luoghi comuni e storielle da social network, il tutto condotto con un italiano a stento corretto e farcito di volgarità gratuite. Non c’è altro in questo libro. Best seller all’italiana, vincitore di svariati premi e tradotto in tutto il mondo? Siamo a posto…

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    Ely

    17/05/2017 08:39:57

    Mi è piaciuto molto sia come storia che come scrittura

Vedi tutte le 217 recensioni cliente
Da quando Silvia Avallone è stata candidata allo Strega, dove è poi giunta seconda, del libro si è parlato e scritto molto. In estrema sintesi, le protagoniste di Acciaio sono Anna e Francesca, due bellissime tredicenni legate da un rapporto esclusivo e torbido che si spezza quando una delle due, compiuti i fatidici quattordici anni, si "fidanza" con un amico del fratello. L'amica, che pur odia gli uomini, per una sorta di vendetta va a lavorare come ballerina di lap dance in un sordido locale. Il finale è aperto ma abbastanza happy.
Elementi interessanti la felice ambientazione a Piombino (curiosa, ma indicativa, la quasi assoluta assenza di coloriture vernacolari; e questo nelle terre del "Vernacoliere"), nelle case popolari "quattro casermoni da cui piovono pezzi di balcone e di amianto" che incombono su una spiaggia di città squallidamente paradisiaca (proprio di fronte c'è la socialmente irraggiungibile Elba), o la minuziosa descrizione dell'acciaieria in cui lavora, e poi muore per un assurdo incidente, Alessio, il fratello di Anna. Proprio l'acciaieria, dominata dal totem dell'altoforno Afo 4, è descritta con una cura che è evidente frutto di un'ammirevole e appassionata ricerca anche lessicale: la siviera, la cokeria, il laminatoio, il misterioso tundish, e poi le vergelle, i blumi, le billette. Stessa cura la ritroviamo anche nelle descrizioni delle location secondarie: i dehors dei bar, il pattinodromo, il "Gilda" (il sordido locale di cui già si è detto).
E anche l'ambientazione "umana" è molto interessante: le famiglie di Anna e Francesca hanno forti caratterizzazioni (il padre dell'una è un farabutto velleitario che traffica in soldi falsi e opere d'arte, quello dell'altra è violento e incestuosamente geloso della bellissima figlia; le madri, l'una è politicamente impegnata e l'altra depressa), che non cadono mai nella macchietta. Particolarmente degno di nota è il mondo dei giovani operai, con massimi e simbolici esponenti Alessio, il fratello di Anna, e il suo amico Mattia (quello che con Anna si "fidanza"). Lavorano sul carroponte con la radio a palla e pieni di amfetamine; tirano mattina in discoteca fatti di coca (che anche commerciano); guidano (e scopano) "a troncamacchia"; si allenano al kick boxing in palestra; aspirano a qualcosa di più (macchina più veloce, vita più spericolata); disprezzano i "banfoni comunisti" che considerano dei "bavosi sfigati". E soprattutto sono belli e fascinosi. Mattia, per esempio, è "bello come Brad Pitt in Thelma e Louise".
Azzardiamo adesso un curioso confronto con un altro romanzo di un'altra esordiente, La vacanza di Dacia Maraini, uscito nel 1962 (quando l'autrice aveva ventisei anni, la stessa età di Avallone). Qui l'ambientazione è sulla costa laziale (memorabili i bagni Savoia) nell'estate del '43 segnata dai bombardamenti su Roma. Il personaggio principale è Anna, una bambina di undici anni che si presta con docile apatia, venata di noia e curiosità, ai desideri dei maschi: a quelli di Armando, diciottenne onanista compulsivo figlio del socio del padre, a quelli di un vecchio signore conosciuto ai bagni, a quelli di Gigio, un giovane omosessuale che in lei cerca il suo essere non-ancora-donna. Tutti decisamente brutti. Il primo aveva le labbra "appena velate di peluria"; al secondo "due borse grigie palpitavano sotto gli occhi ad ogni parola"; il terzo aveva gli occhi leggermente storti, prima descritti come "color olio", poi del colore della "scorza di limone secco". Anche qui quindi una vicenda che ruota attorno alla scoperta del sesso in protagoniste adolescenti o pre. Ma nei quasi cinquant'anni anni che separano i due romanzi quanto è cambiato nella percezione (anzi nella rappresentazione) del mondo maschile.
Tornando ad Acciaio, un'ultima nota dedicata alla copertina. Orribile. Non tanto per l'immagine (la foto di una ragazza un po' smorta su uno sfondo industriale, che almeno tenta, seppure con un eccesso di banale didascalismo, di alludere al contenuto del romanzo), quanto per la rigidezza da rigor mortis del cartonato, per il lugubre dorso telato illeggiadrito da un lettering che non sfigurerebbe su un loculo. Nulla di meno adatto al libro di una giovane esordiente.
Luca Terzolo


Premio Campiello Opera Prima 2010.

Di qua dal mare c'è via Stalingrado, una muraglia di case popolari modello Unione Sovietica, che l'amministrazione comunale comunista ha assegnato agli operai siderurgici che lavorano alla Lucchini. Di là dal mare invece c'è l'isola d'Elba, Ilva, un paradiso sognato e irraggiungibile popolato da ricche signore lombarde in vacanza. In mezzo, proprio in riva al mare, ci sono Anna e Francesca. Lascive, la bionda e la mora di "tredici anni quasi quattordici", vivono la loro ultima estate di innocenza prima del liceo. A giudicare da come giocano tra le onde, da come si muovono davanti allo specchio imitando le soubrette della TV… a giudicare solo dall'aspetto, come fanno in molti, si direbbero capaci di arrivare molto lontane, quelle due ragazzine. Ma in una periferia operaia come quella di Piombino, schiacciata sotto la coltre di fumo dell'altoforno, non si può prevedere il futuro di una persona in base all'aspetto o alle ambizioni. Per conoscere la storia di Anna e Francesca non basta guardare le loro forme giovani e perfette e il loro sguardo arrogante, bisogna conoscere la storia delle loro famiglie, dei fratelli, fidanzati, amici e poi naturalmente della Lucchini.
Ad esempio Sandra e Arturo, i genitori di Anna: lei è una femminista e un'attivista di Rifondazione e nonostante la stanchezza e il tedio di tutto il quartiere continua con la distribuzione del giornale. Lui naturalmente lavora all'acciaieria, ma ancora per poco, perché in realtà Arturo è un uomo fantasioso, un artista che vorrebbe spendere il suo tempo altrove, fare la bella vita, lanciarsi nel business, sparire, poi tornare e magari sparire di nuovo…
I genitori di Francesca invece, purtroppo, non vanno più da nessuna parte. Sua madre, casalinga di origini calabresi, passa il tempo a soddisfare le assurde richieste di un marito insoddisfatto e violento. Lei, Rosa, dimostra venti anni in più della sua età e piange in silenzio tutte le sere, sia quando i colpi sono per lei, sia quando il rumore delle botte arriva dalla stanza di Francesca.
Vista da dentro, dopo aver ascoltato le urla che attraversano le porte, dopo aver guardato da vicino gli angoli dei cortili e sentito gli odori delle strade, via Stalingrado non è solo il quartiere degli operai. È anche un posto in cui il futuro dura un attimo, giusto il tempo perché un nuovo colpo inatteso ti venga sferrato contro.
Alessio, Cristiano, Mattia, Anna, Francesca, Lisa e le altre ragazze, tutti i protagonisti di questa storia sono immobili e distanti, sopraffatti dalla violenza del ciclo continuo della produzione, eppure capaci di amarsi intensamente. Sono ragazzi capaci di tutto e di niente: di fuggire di notte per fare l'amore dietro una barca e di rimanere indifferenti quando la più grande struttura in acciaio al mondo, le torri gemelle, si sgretolano sotto i loro occhi in diretta televisiva. Una storia crudele e tenera in cui tutto è assurdamente vero. È vero che a quindici anni puoi lasciare la scuola per andare a fare la vita, che la polizia può entrare in casa tua e buttare per aria tutto perché cerca una prova di colpevolezza, è assurdamente vero che di lavoro si vive ma si muore anche, che il salario a volte non basta neanche per la cocaina, che un padre può darti la vita e può anche togliertela, che un bacio è sempre un bacio, anche se chi te lo dà è la tua migliore amica.
Un romanzo d'esordio che parla di un'adolescenza mai vissuta, vinta, arresa, fusa come l'acciaio a 1538 gradi. Che parla dell'età dell'entropia e del caos, quando i legami, anche quelli più forti, si spezzano e nell'aria, a ricoprire l'Elba, resta solo una densa nube rossastra.

  • Silvia Avallone Cover

    Silvia Avallone è nata a Biella nel 1984, si è laureata in Filosofia presso l'Università di Bologna. Sue poesie e racconti sono apparsi su 'ClanDestino' e 'Nuovi Argomenti'. Ha pubblicato la raccolta di poesie Il libro dei vent'anni (Edizioni della Meridiana, Firenze 2007), vincitrice del premio Alfonso Gatto per l’opera prima. Per Repley’s Film ha scritto Un'attrice e le sue donne su Anna Magnani (2008). Nel 2010 è uscito il suo romanzo di esordio, Acciaio edito da Rizzoli e con il quale si è classificata seconda al Premio Strega 2010. Nel 2013 ha scritto il secondo romanzo, Marina Bellezza. Nel 2017, sempre con Rizzoli, pubblica il suo terzo romanzo, Da dove la vita è perfetta. Approfondisci
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