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Silvia Avallone

Editore: Rizzoli
Collana: Scala italiani
Anno edizione: 2010
Pagine: 357 p. , Rilegato
  • EAN: 9788817037631
Da quando Silvia Avallone è stata candidata allo Strega, dove è poi giunta seconda, del libro si è parlato e scritto molto. In estrema sintesi, le protagoniste di Acciaio sono Anna e Francesca, due bellissime tredicenni legate da un rapporto esclusivo e torbido che si spezza quando una delle due, compiuti i fatidici quattordici anni, si "fidanza" con un amico del fratello. L'amica, che pur odia gli uomini, per una sorta di vendetta va a lavorare come ballerina di lap dance in un sordido locale. Il finale è aperto ma abbastanza happy.
Elementi interessanti la felice ambientazione a Piombino (curiosa, ma indicativa, la quasi assoluta assenza di coloriture vernacolari; e questo nelle terre del "Vernacoliere"), nelle case popolari "quattro casermoni da cui piovono pezzi di balcone e di amianto" che incombono su una spiaggia di città squallidamente paradisiaca (proprio di fronte c'è la socialmente irraggiungibile Elba), o la minuziosa descrizione dell'acciaieria in cui lavora, e poi muore per un assurdo incidente, Alessio, il fratello di Anna. Proprio l'acciaieria, dominata dal totem dell'altoforno Afo 4, è descritta con una cura che è evidente frutto di un'ammirevole e appassionata ricerca anche lessicale: la siviera, la cokeria, il laminatoio, il misterioso tundish, e poi le vergelle, i blumi, le billette. Stessa cura la ritroviamo anche nelle descrizioni delle location secondarie: i dehors dei bar, il pattinodromo, il "Gilda" (il sordido locale di cui già si è detto).
E anche l'ambientazione "umana" è molto interessante: le famiglie di Anna e Francesca hanno forti caratterizzazioni (il padre dell'una è un farabutto velleitario che traffica in soldi falsi e opere d'arte, quello dell'altra è violento e incestuosamente geloso della bellissima figlia; le madri, l'una è politicamente impegnata e l'altra depressa), che non cadono mai nella macchietta. Particolarmente degno di nota è il mondo dei giovani operai, con massimi e simbolici esponenti Alessio, il fratello di Anna, e il suo amico Mattia (quello che con Anna si "fidanza"). Lavorano sul carroponte con la radio a palla e pieni di amfetamine; tirano mattina in discoteca fatti di coca (che anche commerciano); guidano (e scopano) "a troncamacchia"; si allenano al kick boxing in palestra; aspirano a qualcosa di più (macchina più veloce, vita più spericolata); disprezzano i "banfoni comunisti" che considerano dei "bavosi sfigati". E soprattutto sono belli e fascinosi. Mattia, per esempio, è "bello come Brad Pitt in Thelma e Louise".
Azzardiamo adesso un curioso confronto con un altro romanzo di un'altra esordiente, La vacanza di Dacia Maraini, uscito nel 1962 (quando l'autrice aveva ventisei anni, la stessa età di Avallone). Qui l'ambientazione è sulla costa laziale (memorabili i bagni Savoia) nell'estate del '43 segnata dai bombardamenti su Roma. Il personaggio principale è Anna, una bambina di undici anni che si presta con docile apatia, venata di noia e curiosità, ai desideri dei maschi: a quelli di Armando, diciottenne onanista compulsivo figlio del socio del padre, a quelli di un vecchio signore conosciuto ai bagni, a quelli di Gigio, un giovane omosessuale che in lei cerca il suo essere non-ancora-donna. Tutti decisamente brutti. Il primo aveva le labbra "appena velate di peluria"; al secondo "due borse grigie palpitavano sotto gli occhi ad ogni parola"; il terzo aveva gli occhi leggermente storti, prima descritti come "color olio", poi del colore della "scorza di limone secco". Anche qui quindi una vicenda che ruota attorno alla scoperta del sesso in protagoniste adolescenti o pre. Ma nei quasi cinquant'anni anni che separano i due romanzi quanto è cambiato nella percezione (anzi nella rappresentazione) del mondo maschile.
Tornando ad Acciaio, un'ultima nota dedicata alla copertina. Orribile. Non tanto per l'immagine (la foto di una ragazza un po' smorta su uno sfondo industriale, che almeno tenta, seppure con un eccesso di banale didascalismo, di alludere al contenuto del romanzo), quanto per la rigidezza da rigor mortis del cartonato, per il lugubre dorso telato illeggiadrito da un lettering che non sfigurerebbe su un loculo. Nulla di meno adatto al libro di una giovane esordiente.
Luca Terzolo


Premio Campiello Opera Prima 2010.

Di qua dal mare c'è via Stalingrado, una muraglia di case popolari modello Unione Sovietica, che l'amministrazione comunale comunista ha assegnato agli operai siderurgici che lavorano alla Lucchini. Di là dal mare invece c'è l'isola d'Elba, Ilva, un paradiso sognato e irraggiungibile popolato da ricche signore lombarde in vacanza. In mezzo, proprio in riva al mare, ci sono Anna e Francesca. Lascive, la bionda e la mora di "tredici anni quasi quattordici", vivono la loro ultima estate di innocenza prima del liceo. A giudicare da come giocano tra le onde, da come si muovono davanti allo specchio imitando le soubrette della TV… a giudicare solo dall'aspetto, come fanno in molti, si direbbero capaci di arrivare molto lontane, quelle due ragazzine. Ma in una periferia operaia come quella di Piombino, schiacciata sotto la coltre di fumo dell'altoforno, non si può prevedere il futuro di una persona in base all'aspetto o alle ambizioni. Per conoscere la storia di Anna e Francesca non basta guardare le loro forme giovani e perfette e il loro sguardo arrogante, bisogna conoscere la storia delle loro famiglie, dei fratelli, fidanzati, amici e poi naturalmente della Lucchini.
Ad esempio Sandra e Arturo, i genitori di Anna: lei è una femminista e un'attivista di Rifondazione e nonostante la stanchezza e il tedio di tutto il quartiere continua con la distribuzione del giornale. Lui naturalmente lavora all'acciaieria, ma ancora per poco, perché in realtà Arturo è un uomo fantasioso, un artista che vorrebbe spendere il suo tempo altrove, fare la bella vita, lanciarsi nel business, sparire, poi tornare e magari sparire di nuovo…
I genitori di Francesca invece, purtroppo, non vanno più da nessuna parte. Sua madre, casalinga di origini calabresi, passa il tempo a soddisfare le assurde richieste di un marito insoddisfatto e violento. Lei, Rosa, dimostra venti anni in più della sua età e piange in silenzio tutte le sere, sia quando i colpi sono per lei, sia quando il rumore delle botte arriva dalla stanza di Francesca.
Vista da dentro, dopo aver ascoltato le urla che attraversano le porte, dopo aver guardato da vicino gli angoli dei cortili e sentito gli odori delle strade, via Stalingrado non è solo il quartiere degli operai. È anche un posto in cui il futuro dura un attimo, giusto il tempo perché un nuovo colpo inatteso ti venga sferrato contro.
Alessio, Cristiano, Mattia, Anna, Francesca, Lisa e le altre ragazze, tutti i protagonisti di questa storia sono immobili e distanti, sopraffatti dalla violenza del ciclo continuo della produzione, eppure capaci di amarsi intensamente. Sono ragazzi capaci di tutto e di niente: di fuggire di notte per fare l'amore dietro una barca e di rimanere indifferenti quando la più grande struttura in acciaio al mondo, le torri gemelle, si sgretolano sotto i loro occhi in diretta televisiva. Una storia crudele e tenera in cui tutto è assurdamente vero. È vero che a quindici anni puoi lasciare la scuola per andare a fare la vita, che la polizia può entrare in casa tua e buttare per aria tutto perché cerca una prova di colpevolezza, è assurdamente vero che di lavoro si vive ma si muore anche, che il salario a volte non basta neanche per la cocaina, che un padre può darti la vita e può anche togliertela, che un bacio è sempre un bacio, anche se chi te lo dà è la tua migliore amica.
Un romanzo d'esordio che parla di un'adolescenza mai vissuta, vinta, arresa, fusa come l'acciaio a 1538 gradi. Che parla dell'età dell'entropia e del caos, quando i legami, anche quelli più forti, si spezzano e nell'aria, a ricoprire l'Elba, resta solo una densa nube rossastra.

Recensioni dei clienti

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    Andrea

    08/11/2016 09.04.25

    Scorrevole ed avvincente. Personalmente mi è piaciuto molto lo stile ruvido, immediato dal retrogusto duro. I temi sono abbastanza comuni: innamoramenti adolescenziali, periferie in degrado, iniziazioni sessuali, famiglie disastrate e un po' di mala. Ne risulta un libro che si odia o si ama. E' una lettura che consiglio.

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    Ivano

    13/10/2016 16.28.16

    Il libro non è nulla di sconvolgente, o di innovativo, o di rivoluzionario. Piuttosto è la rappresentazione attuale di uno spaccato della società italiana, scritto in modo fluente e con personaggi credibili, crudo quanto necessario. E fra la marea di operette illeggibili che girano, questo al contrario si distingue senza alcun dubbio. Sconsiglio la lettura a chi ha meno di 16 anni, forse anche 17. Un'ultima nota riguardante la rilegatura: la costa nera è un qualcosa di eccezionale, che non sfigura affatto nelle migliori librerie.

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    steve61

    13/06/2016 15.27.41

    il libro parte bene, ti coinvolge, ti sembra di essere proprio nel mezzo della narrazione. I personaggi e le storie si intrecciano in modo fluido, ma quando è il momento di dipanare la matassa di tirare le somme, l'autrice sprofonda nel più banale dei finali, lo butta proprio lì senza convinzione chiudendo la storia con un compitino veloce, scontato, per nulla all'altezza delle pagine che lo hanno preceduto. Peccato, leggendolo mi sarei aspettato ben altro...

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    Sara

    07/06/2016 10.27.38

    L'Avallone aveva per le mani tutti gli ingredienti per scrivere un bellissimo romanzo, ma si è lasciata sfuggire quest'occasione. Ed è un vero peccato perchè all'inizio il libro scorre molto bene, davanti agli occhi del lettore emerge il carattere dei personaggi e viene spontaneo affezionarsi alle spregiudicate Anna e Francesca, al capetto Alessio, il maschio Alfa del quartiere e alla sfigata e brutta Lisa (forse il personaggio più maturo). Ma proseguendo la lettura, l'autrice tende a divagare e a perdersi in un ginepraio di storie e altro. Dedica un capitolo intero alla perdita della verginità di Anna con Mattia, mentre per Francesca solo poche righe come volesse dire "tanto ci sareste arrivati da soli". E se la figura di Anna viene delineata e approfondita, quella di Francesca è quasi messa in disparte. Francesca rimane una sorta di fantasmino di cui nessuno sembra più curarsi. Il personaggio di serie B. Poi si assiste ad una sorta di rottura, precisamente dopo la morte di Alessio. Che fine hanno fatto gli altri personaggi? Cosa è successo a Mattia? Dopo il fattaccio lui e Anna stanno ancora insieme?? Non è dato di saperlo, sembra che la Avallone lo abbia messo in un cantuccio assieme a quegli altri. Lei crea i personaggi e quando non le tornano più utili, li lascia sospesi. Il finale è troppo scontato: sparisce Mattia dalla scena e torna Francesca e le due amiche ritrovate finalmente se ne vanno all'Elba, come avevano sempre sognato. Non una parola sui genitori di Francesca, su come facciano a campare nelle loro condizioni, ma Francesca continuerà ancora a fare la spoglairellista al Gilda?! Anna lo sa? Le è bastato vedere di nuovo Francesca e sembra che tutte le cose brutte siano già passate, tra cui la morte del fratello. Un finale così sembra costruito apposta, allo scopo di garantire al romanzo una sorta di equilibrio un pò forzato in cui tutto, dopo le varie catastrofi possibili, debba tornare come prima.

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    Stef

    20/03/2016 18.48.57

    Anche se i temi di un fotoromanzo ci sono tutti: innamoramenti adolescenziali, periferie in degrado, iniziazioni sessuali, un po' di mala, tuttavia, - secondo me - l'A., muovendosi dentro queste cornici, e nonostante alcune incongruenze, sa bene cosa vuol dire e dove vuole andare a finire: inizia dall'amicizia di adolescenti ed esplora il divenire altro di questa relazione, cogliendola a partire dai più difficili momenti dell'adolescenza e giungendo fino alla prima maturità delle protagoniste. Non c'è una conclusione vera e propria; d'altra parte, è la vita ad esser cosi': continua; solo i romanzi finiscono. Introspezione psicologica, sentimenti mostrati spesso in atto più che descritti, dialettica continua con l'ambiente sociale, descrizione partecipe di una parte in crisi della società italiana agli inizi del 2000, vibrazioni lessicali - che mostrano i suoi precedenti come poetessa - sono gli strumenti che la A. sa amministrare già molto bene per dare luogo ad una narrazione che spesso commuove, comunque avvince e persuade della maturità e del complessivo valore dell'opera. 4

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    Barbara

    24/01/2016 20.59.14

    Ho letto prima Marina Bellezza e poi Acciaio , autrice notevole. Questo libro mi è piaciuto molto , storia semplice ma graffiante al tempo stesso. Attendo con anticipazione il terzo libro !

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    Tinama

    18/01/2016 18.35.35

    Un bel libro da leggere e regalare. Interessante e avvincente anche nella struttura e nello stile.

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    Anna Maria N. Firenze

    06/09/2015 16.28.51

    E' la storia di un'amicizia un po'torbida tra due ragazzine alla scoperta del sesso, che si svolge a Piombino. Per la descrizione indovinata del quartiere popolare, mi ha ricordato il film "Ovosodo" di Virzì, ambientato alla periferia di Livorno. La scrittura è moderna anche se, a volte, perde un po' di freschezza nella descrizione minuziosa del luogo di lavoro (la famosa acciaieria Lucchini) che fa da sfondo a tutta la trama. L'Autrice sembra conoscere veramente bene questa realtà e, nonostante non sia toscana, ha saputo sottolineare anche quanto l'Isola d'Elba sia importante per gli abitanti di Piombino. Infatti, nel libro, incombe sempre come una presenza minacciosa e nello stesso tempo come un miraggio. I personaggi sono ben tracciati, credibili e attuali, inseriti nei drammi familiari che si svolgono in un quotidiano amaro che toglie perfino la speranza. Non manca la riflessione sulla classe operaia,in un ambiente fortemente inquinato, che vive un ruolo difficile ma dal quale non riesce a svincolarsi, per sopravvivere. Insomma un romanzo un po' triste , ma che rappresenta davvero il disagio del mondo dei giovani e non. Oltre ad aver vinto il Campiello Opera Prima nel 2010, si è aggiudicato il secondo posto al Premio Strega. Per me ampiamente meritato

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    giulia

    01/09/2015 16.49.51

    Forse va bene per le adolescenti..gli altri possono evitare di leggerlo senza pericolo alcuno che si abbassi il loro livello culturale.

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    Cosimo

    10/08/2015 17.49.45

    Sembra quasi dai commenti e dai voti, che un libro così, o si odia, o si ama. Ho la netta sensazione di essere stato a Piombino per due anni, magari seduto nel bar, ed aver assistito agli eventi. Siamo sicuri che la realtà non sia peggio del racconto? Che nella realtà non ci siano più parolacce e bestemmie? Uno spaccato di vita. Le morti bianche che lette su un trafiletto sembrano appartenere ad altri. Qui capiamo che quelle morti non sono solo un numero di matricola, ma dentro ci sono delle aspettative, delle vite, magari balorde, ma delle vite.

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    laguby

    13/07/2015 12.14.54

    Un libro bellissimo, i cui tanti elementi di forza vanno dal linguaggio asciutto all'ambientazione, in perfetta corrispondenza con il contenuto, dalle molte storie che si intrecciano ai tanti temi affrontati, passando per l'efficace descrizione dei turbamenti adolescenziali nei confronti del proprio corpo e delle prime esperienze sessuali e molto altro ancora? Ma la cifra stilistica di questo romanzo è la pesantezza, che si respira in tutto il libro, a partire dallo sguardo torvo, indagatore, "malato" con cui il padre controlla la crescita improvvisa del corpo della figlia, fino al sudore di fatica che annebbia persino la vista? Un libro che "sa di neorealismo", perché richiama certe atmosfere cupe, pesanti e dure (come l'acciaio, appunto) della migliore cinematografia neorealistica italiana.

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    Alessandra

    12/07/2015 18.35.01

    Come le storie d'amore, diamo loro il giusto valore, attraverso ciò che ci lasciano, così per me un buon libro. Scorrevole, ma non mi ha lasciato nulla.

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    Brunella

    18/10/2014 18.36.08

    Una storia strana, lontana dalla realtà di molti di noi (o forse no). L'ambientazione, le storie dei protagonisti così sopra le righe mi hanno appassionato molto e a me questa opera prima di Silvia Avallone è piaciuta.

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    carlo

    03/09/2014 13.05.33

    cosa non funziona in questo romanzo? non credo sia l'abbondanza del torpiloquio o una descrizione ambientale non proprio corrispondente alla realtà. Sono invece i personaggi a essere troppo privi di spessore: le decisioni che prendono e le scelte che fanno quasi mai sembrano coerenti con la loro storia e questo condiziona inevitabilmente la credibilità del racconto. Un punto in più perchè è un'opera prima.

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    Francesca

    09/10/2013 16.10.40

    Mi è stato consigliato dalla mia collega e mi è piaciuto moltissimo! Scorrevole ed emozionante. L'ho regalato a due amiche che hanno gradito.Ora vedremo il film.

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    Annalisa

    23/09/2013 07.23.57

    Anche a me non era piaciuto a suo tempo...l'ho trovato banale e noioso. Sono anche stata a Piombino alle acciaierie per rendermi conto della situazione....non ho proprio capito lo spirito del libro e soprattutto la motivazione dei premi assegnati

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    patrizia arena

    17/09/2013 12.04.50

    Assolutamente deludente e sopravvalutato. Una storia triste senza un soffio di speranza per nessun personaggio. A volte l'ho trovato anche un pò volgare.

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    enrico

    30/08/2013 15.39.49

    Ho trovato il libro piuttosto deludente, specie per i premi che ha ricevuto e la pubblicità attorno alla scrittrice, con la ciliegina dell'immancabile film. E' un libro che va in discesa, nel senso che parte bene ma si sviluppa male. In alcune parti è pieno di retorica ed in altre sfoggia un autocompiacimento culturale che non c'entra nulla con i personaggi. Il tema dominante è la nostalgia, dell'infanzia che sfugge, di un mondo operaio che non c'è più, dei buoni valori di una volta che adesso sono stati divorati dalla modernità, e così via. Infatti ho il sospetto che le giurie dei premi letterari siano stracolme di gente nostalgica, molto generosa nel concedere credito ogni qual volta vengano sollecitati nel ricordo di quanto fossero formidabili quegli anni.

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    elena

    25/07/2013 15.03.49

    letto tutto in 3 giorni aspettando e sperando che succedesse qualcosa...ma niente.assolutamente niente.sopravvalutato.non lascia niente.solo amarezza perchè se ci fosse stata più cura nella descrione dei personaggi sarebbe stato un bel libro.sembra scritto in maniera frettolosa,lasciata al caso,superficiale.non va a fondo in niente.silvia la prossima volta scrivi 80 pagine in meno e fai un romanzo con 5 personaggi descritti bene.sarà un capolavoro!

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    Mario

    29/05/2013 17.02.17

    Lettura scorrevole, che però non consiglierei. trovo che sia un libro che può accattivare molto la fascia di lettori tra i 16/22 anni; essendo io un po' più cresciutello, l'ho trovato parecchio banale.

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