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    Stefano

    17/09/2018 21:30:40

    Bene la sintassi. Libro che scorre velocemente. Rosario Bentivegna racconta la sua vicenda personale di come sia diventato attore importante della Resistenza Antifascista. Non sapevo che un suo antenato era stato protagonista del Risorgimento in Sicilia. Mi ha colpito l'episodio al Quarticciolo quando ha dovuto sparare ad un milite fascista. Descritte bene le sue riflessioni!!! Una pagina della Nostra storia da conoscere .

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Nessuna vicenda della Resistenza italiana è stata tanto discussa, anche nelle aule giudiziarie, come l'azione di via Rasella a Roma, di cui fu protagonista - era il partigiano che travestito da spazzino piazzò l'esplosivo e accese la miccia - Rosario Bentivegna. Con l'intenzione di fare chiarezza attorno a quegli avvenimenti, nel 1983 Bentivegna ha affidato a questo libro, oggi opportunamente ripresentato, i ricordi di gappista. La testimonianza conferma quanto la ricerca storica e gli esiti delle vicende processuali hanno da tempo dimostrato, ossia l'impossibilità di addossare al movimento partigiano romano la responsabilità della successiva rappresaglia nazista, il tristemente noto eccidio delle Fosse Ardeatine. Taluni vorrebbero, com'è noto, mettere in dubbio la legittimità dell'azione, con l'effetto di sollevare da ogni colpa l'occupante nazista e di dimenticare come la sua presenza a Roma, come nel resto del paese, fosse fin dall'inizio segnata dalla volontà di condurre una vera e propria guerra alla popolazione civile. Bentivegna invece ci ricorda quale fosse il clima a Roma nei mesi che separarono l'8 settembre dal 4 giugno, i mesi cioè della farsa atroce di Roma "città aperta". Il racconto appassionato, che conserva la vivacità della giovinezza, ci restituisce un'immagine vivida della resistenza romana, una vera e propria guerriglia urbana che ebbe caratteristiche molto diverse da quelle assunte nel resto dell'Italia occupata. Se ne ricava un interessante spaccato dell'esperienza dei Gap, di cui Bentivegna non tace gli elementi più sconvolgenti, come il dover uccidere a sangue freddo, senza però compiacersene. Il legittimo orgoglio per i rischi e le difficoltà affrontate si associa con la ripugnanza per la violenza a cui si era dovuto ricorrere in ragione dell'efferatezza del nemico, cui fa da conforto la solidarietà istauratasi fra i partigiani e il popolo romano.

Cesare Panizza