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Hans Fallada

Curatore: M. Rubino
Collana: La memoria
Anno edizione: 2008
Pagine: 577 p. , Brossura
  • EAN: 9788838923388
L'epopea di un impiegato nel crollo della Germania weimariana verso l'abisso nazista. La vicenda del giovane e fragile Pinneberg, che perde il lavoro e si trova – con la generosa e volitiva moglie Lämmchen (agnellino) e un figlio in arrivo – progressivamente relegato al fondo della scala sociale. Attorno a lui, l'affresco di una società in declino divisa tra vinti e volgari profittatori. Tra i primi, la vedova Scharrenöfer, che ha visto il proprio patrimonio eroso dall'inflazione, la famiglia operaia di Lämmchen, ideologicamente contraria al nascente terrore nazista, e lo stesso Pinneberg, che sfoga il suo rancore in sterili invettive contro il sistema. Tra i secondi, i datori di lavoro, i colleghi e persino la madre di Pinneberg, volgare e arrogante tenutaria di bordello. In questa spaccatura della società tedesca, descritta con i tratti della Neue Sachlichkeit (il neorealismo tedesco), dove c'è poco spazio per i giusti e gli illuminati, solo l'amore segna la strada per riconquistare la dignità perduta. Dramma essenzialmente politico sullo sfondo di una vicenda sentimentale, il romanzo riscuote successo sin dal 1932, quando viene pubblicato a puntate su un quotidiano tedesco. Molti, allora, i "poveri uomini" che, ritrovando nel testo la loro realtà quotidiana, si ponevano lo stesso interrogativo del titolo, sotto il profilo della sopravvivenza materiale e sotto quello dell'azione politica: aderire alle nuove dottrine naziste o preservare la ragione dal suo sonno imminente? Nonostante gli eventi, Pinneberg non avrà la forza di schierarsi. L'interesse del romanzo, legato alla descrizione del progressivo slittamento verso il nazismo, quasi un compendio sulle origini sociali del Terzo Reich, giustifica appieno questa ottima edizione, prima ristampa integrale in Italia dopo la censura fascista del 1933.
Tazio Brusasco

Recensioni dei clienti

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    nino nucita

    09/03/2015 14.52.49

    Di una semplicità e di una scorrevolezza disarmanti. 560 pagine (anche se, si badi bene, nella versione pocket della Sellerio) lette in una manciata di giorni. Procedendo nella lettura ci si affeziona sempre di più ai due protagonisti, due esseri insignificanti che si dibattono fra i quotidiani problemi, comuni alla povera gente, in un periodo storico (la Germania dei primi anni '30, gli anni in cui si gettano le basi per l'avvento del Nazismo) che presenta inquietanti parallelismi con gli anni in cui viviamo (basti vedere ciò che sta succedendo in Grecia per rendersene conto). Non un capolavoro ai livelli di "Ognuno muore solo", ma certamente un'opera di grande spessore che, seppur permeata di un pessimismo di fondo, trasmette un messaggio di speranza: nella disperazione, nel grigiore di una vita di stenti, la famiglia rimane pur sempre un'àncora di salvataggio e un porto felice

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    grazia

    21/05/2013 17.35.28

    leggetelo: vi affezionerete ai protagonisti, condividerete le loro aspirazioni, soffrirete per le loro delusioni, e alla fine del romanzo vi mancheranno. Un'opera di altissimo valore. Un grandissimo scrittore.

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    Gianfranco

    03/05/2013 11.11.28

    Libro che purtroppo riprende problematiche in cui la crisi economica ci ha ributtato dentro. Lo consiglio vivamente e non bisogna lasciarsi prendere dal pessimismo mentre lo leggiamo. Le ultime pagine, secondo me, donano un segnale per superare questi tristi momenti che stiamo vivendo.

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    Lili

    28/01/2013 14.05.13

    Illuminante, in particolare se vi siete chiesti come abbia potuto radicarsi in Germania il nazismo. Da leggere anche l'altro di Fallada "Ognuno muore solo" che invece ci fa capire perché in Germania la resistenza al nazismo sia stata così debole.

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    Michael Moretta

    27/11/2012 18.35.50

    Dopo aver letto Ognuno muore solo avevo molta voglia di leggere ancora un libro di Fallada, autore che non conoscevo fino a qualche mese fa ma che ora mi rammarico abbia scritto così poco. Anche questa sua opera è davvero graziosa e ben scritta, pur nella sua estrema semplicità. Ma attenzione.....semplice non vuol dire affatto banale. La storia è quella di una coppia che vive a stento, nella Repubblica di Weimar, quindi nel periodo immediatamente antecedente l'avvento del nazismo. Molte volte nel libro i protagonisti parlano di quello che potrebbero votare alle elezioni successive. Ed i personaggi del racconto racchiudono tutta la confusione che si respirava in quel particolare momento storico.....comunisti ultra convinti da una parte, con i relativi sindacati che iniziano a formarsi in modo radicato, e nazisti che sempre più si espandono, facendosi portatori di quella idea di sicurezza e giustizia che avrà poi fatto la loro fortuna. Johannes e Lämmchen si muovono in questo ambiente, da un licenziamento all'altro di lui finché non sarà lei a trovare un lavoro che li mantenga. I due sposini passano da una disavventura all'altra, da una catapecchia all'altra, ma non si abbattono mai, si fanno forza l'un l'altro e da questo ne derivano delle scene di una tenerezza unica. Qui non posso non dar ragione al commento precedente che definisce questo romanzo come un romanzo d'amore. Davvero un libro da leggere e su cui riflettere per capire come sia stato possibile che dalla Repubblica di Weimar si sia poi passati al nazismo. Guardando certi personaggi presenti nel racconto lo si può benissimo intuire.

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    Patrizie e Max

    27/08/2012 12.56.22

    Scritto e ambientato nel periodo più difficile della Germania di Weimar, ricorda molto da vicino la letteratura americana della Grande Depressione, ma - in modo ancora più impressionante - il delicato momento che l'Europa sta oggi vivendo. E ciò che colpisce non sono gli effetti, bensì le cause: allora, come oggi, "i responsabili dell'economia hanno potuto rimanere se stessi, pur avendo compiuto mille errori, e la gente che sta in basso viene umiliata e calpestata, pur avendo fatto sempre il proprio dovere...". Grande lezione di Storia e di umanità. PS: un plauso particolare alla magistrale traduzione di Mario Rubino, che ha restituito grande dignità al testo, rispettandone in pieno i contenuti e riportando a perfezione il clima dell'epoca.

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    chiskyw

    30/11/2009 17.51.00

    Ammettiamolo: ci sono stati un paio di momenti in cui ho avuto la tentazione di appellarmi ai sacrosanti diritti del lettore di Pennac e per lo meno di saltare le pagine per raggiungere un punto in cui la narrazione procedesse in maniera piu’rapida. Poi ho resistito e ho letto tutto. Il romanzo e’stato scritto nel ’32, non si puo’certo pretendere che abbia la scorrevolezza di Dan Brown. Ma (per fortuna) ha anche tutt’altro spessore. I due protagonisti passano attraverso una serie infinita di problemi finanziari – Johannes viene licenziato piu’volte e Lammchen trovera’lavoro solo alla fine del romanzo per mantenere il marito e il bimbo che nel frattempo hanno avuto – e da una casa in affitto, a una stanza che concede loro la memorabile mamma di lui, grossolana tenutaria di un bordello berlinese, a un magazzino sopra il laboratorio di un ebanista, a una microscopica baracca alle porte di Berlino. I soldi si estinguono, il cibo viene razionato, ogni spesa ponderata al millesimo. Ma mentre Johannes spesso si lascia andare a crisi di pessimismo e rassegnazione, dopo dure giornate di vessazioni nel suo lavoro da impiegato, Lammchen invece, giorno dopo giorno, diventa da fresca sposa bambina (tenerissime la pagine in cui annacqua la minestra di piselli perche’non sa regolare di acqua o quando mangia tutto il salmone crudo appena comprato per una voglia improvvisa), la forza della coppia, sempre pronta a confortare e incoraggiare il marito nel perseguire l’onesta’ e la mitezza. E’uno splendido romanzo d’Amore – con la A maiuscola – che non scende mai a melensaggini (e come si poteva essere sdolcinati in quegli anni?) ma che lo rappresenta come dev’essere davvero: solido, intenso e passionale, cosi’da controbattere qualunque avversita’. E si’, viene piu’volte da chiedersi, esattamente come succedeva leggendo Tempo di vivere, tempo di morire di Remarque, come diavolo, da persone come i Pinneberg, abbiano potuto nascere le SS.

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    paolo57

    08/01/2009 19.01.05

    Amara Hans Fallada è facile soprattutto dopo aver letto "Ognuno muore solo" definito da Primo Levi - uno dei più bei libri sulla resistenza tedesca contro il Nazismo -. La storia narrata in questo romanzo, scritta nel 1932 indica il prossimo futuro che lo stato tedesco dovrà vivere, un popolo non pronto ad essere martoriato e mortificato dalla ferocia, dalla violenza e dalla volgarità. E' comunque di un'attualità impressionante, la Germania sta vivendo un periodo di grande crisi economica, i lavoratori minacciati dai datori di lavoro di licenziamento se non riescono a raggiungere le vendite prefissate (oggi li chiamano budget!!), il popolo diviso nettamente in Ricchi e Poveri ed infine un'ultima analogia: Un uomo solo governava la nazione..........................

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