Ah l'amore l'amore - Antonio Manzini - copertina

Ah l'amore l'amore

Antonio Manzini

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Collana: La memoria
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 9 gennaio 2020
Pagine: 352 p., Brossura
  • EAN: 9788838940217

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Ah l'amore l'amore

Antonio Manzini

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Una nuova indagine per Rocco Schiavone.

«“Oh Madonna” disse Italo. “Rocco? Hai sangue…” e gli indicò la schiena. Il vicequestore si mise la mano sopra i muscoli lombari e la ritirò inzaccherata. “Oh porca…” ringhiò». - Rien ne va plus

«Capirete chi sono davvero Rocco e il suo fratello Manzini e aspetterete la nuova avventura come se fosse l’amico di cui non si può più fare a meno. Specchio bramoso del nostro scontento». - Bruno Ventavoli, Tuttolibri - La Stampa

Nell’ultima pagina di Rien ne va plus abbiamo lasciato Rocco Schiavone ferito in un lago di sangue. Ora è in ospedale dopo l’intervento di nefroctomia che ha subito, la stessa operazione che ha portato alla morte uno dei ricoverati del reparto, a quanto pare a causa di un errore di trasfusione. Così costretto all’immobilità, di malumore, Rocco comincia ad interessarsi a quel decesso in sala operatoria che ha tutta l’aria di essere l’ennesimo episodio di malasanità. Ma fa presto a capire che non può trattarsi di un errore umano anche perché si è fatto spiegare bene dal primario Filippo Negri le procedure in casi del genere. Per andare a fondo della questione sguinzaglia dal suo letto tutta la squadra, e segue l’andamento delle indagini, a partire dalle informazioni sul morto, Renato Sirchia, un facoltoso imprenditore di salumi della zona, casa sfarzosa, abitudini da ricco, gran lavoratore. Dietro il lusso però si cela una realtà economica disastrosa, la fabbrica è piena di debiti e salta anche fuori una consistente assicurazione sulla vita. Rocco non riesce a stare a guardare e uscito di nascosto dall’ospedale incontra la moglie e il figlio di Sirchia, Lorenzo, fresco di studi aziendali e con idee di conduzione assai diverse da quelle del padre. Le cose però non sono così semplici come appaiono e Schiavone non si fa incantare dalla soluzione più facile. Attorno a lui, le luci del Natale, i neon del reparto (non si sa quali lo deprimano di più), i panettoncini, unico cibo commestibile, gli infermieri comprensivi, il vicino di letto intollerabile e soprattutto i suoi che vanno e vengono incessantemente, lo coprono nelle sue fughe, lo assecondano e non aspettano altro che il vicequestore ritorni in servizio. Soprattutto Antonio Scipioni, che sta sostituendo Rocco ma che è alle prese con situazioni amorose da commedia degli equivoci, le tre donne con cui ha intrecciato relazioni amorose e che era riuscito a non fare mai incontrare, ora rischiano di ritrovarsi tutte e tre ad Aosta. L’unico a potergli dispensare dei consigli è proprio Schiavone.
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    Aurora B

    06/09/2020 08:20:56

    Se mi si chiedesse di definire questo libro con una sola parola, risponderei che l'ho trovato "interlocutorio". Schiavone è troppo sbirro inside per fare solo il degente-convalescente, persino all'interno di un ospedale: e su questo l'autore costruisce l'ennesimo tocco di grazia nel tratteggio delle varie umanità che rappresenta. Solo un episodio nella saga del nostro amato protagonista? Oppure Manzini ci prospetta l'inizio di qualche evoluzione nella sua lettura degli affanni che "ci" colpiranno, quasi inevitabilmente ? .

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    Gregorio Caporaletti

    31/08/2020 08:09:00

    Il personaggio più riuscito del panorama giallo italiano contemporaneo, senza dubbio. E questo basta.

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    Towandaaa

    28/07/2020 16:49:22

    La componente gialla mi è parsa più semplice, ai limiti dell’autorisolutivo, ma non è questo il punto principale da considerare. Se sei affezionato come lettore a Rocco e al suo clan, ciò significa che ti fa piacere anche seguire l’evoluzione dei personaggi seriali, che il giallo è solo un quid pluris, una circostanza che li vede operare mentre sono parallelamente presi anche dalle proprie vicende personali. Il mood di Rocco è come di consueto (anzi forse un po’ di più) malinconico, ma si tratta, questa volta sicuramente più delle altre, di quella malinconia perniciosa, che spinge più all’autoannientamento, che rischia di contagiare non solo i coprotagonisti ma anche il lettore, e questo ha reso meno graffiante il personaggio, che, seppur con qualche sporadica battuta che ha fatto scattare la risata istantaneamente, è rimasto piuttosto sotto tono. E ridottissimi sono stati i momenti che preferisco in questa serie: quelli in cui torna a dialogare con la presenza della moglie defunta, la quale ha gioco duro nel cercare di invitarlo a farsi una nuova vita, e a smarcarsi da questa consuetudine a cui lui rimane avvinghiato. Le vicende dei comprimari valdostani mi sono apparse un po’ troppo caricate: il cortocircuito di Scipioni (alle prese con tre ragazze contemporaneamente, per di più parenti tra loro), Casella davanti a un nascente amore che stenta a dichiarare, Italo nel tunnel della ludodipendenza, Deruta e D’Intino sempre i soliti imbranati, Fumagalli sempre il solito esaltato (competente ma esaltato), la Gambino sempre la solita complottista (competente ma complottista). Ed evanescenti anche i passaggi dedicati ai comprimari romani, con l’improbabile lettera che Sebastiano lascia a Rocco, dopo aver vigilato sull’amico nell’arco di tutta la degenza. Quindi classificherei questo romanzo non come un passo avanti nello sviluppo dei personaggi, ma semmai un passo indietro, oppure come un mero episodio interlocutorio.

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    fra

    17/05/2020 20:45:16

    Tre stelle per l’affetto che nutro per questa serie ma sono molto perplessa. Un libro decisamente sottotono: il caso è piatto, privo di colpi di scena e poco interessante; il filo rosso che lega i libri non viene trattato, quindi non si va avanti con la storia; come iniziato nei libri precedenti, anche qui Manzini continua a dare spazio anche agli altri personaggi. Da un lato mi viene da pensare che sia tutta un’operazione commerciale, un libro già bello pronto per la serie tv, che allunga un po’ il brodo e permette di fare un’altra puntata.

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    assunta

    17/05/2020 19:31:07

    questo non mi ha convinto tanto, ma non è stato brutto

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    Bruno Izzo

    16/05/2020 19:46:30

    Il vicequestore Schiavone è una figura reale, verosimile, una persona a prima vista malinconica, un introverso malgrado le origini romanesche, popolari, burine e caciarone, una persona insofferente e un po’ orsa, pronto spesso a deviare dalla linea diritta della giustizia, se la traiettoria non lo convince del tutto. Perché diciamolo, è un poliziotto che infrange spesso e volentieri le regole, è vero, che si macchia di qualche delitto, e non importa di quale misura, non dovrebbe farlo e basta, è pur sempre una persona per scelta e giuramento tenuto a far rispettare la legge dello stato, senza deroghe ed eccezioni. Rocco Schiavone però, appunto, non è un eroe, è un uomo comune, con la sua storia, che l’ha plasmato esattamente nel modo tutto suo come si presenta. Rocco Schiavone è un uomo qualunque, con una sensibilità estrema, un’empatia umana sopra la media, cui però la vita ha riservato il colmo dei destini per un uomo di simile inclinazione: Schiavone ama la pulizia di spirito, la lealtà, la fedeltà agli amici, l’amore per la sua donna, ed è invece costretto quotidianamente a sguazzare tra omicidi, lordure, tradimenti, infedeltà, violenze e tutto questo fango, alla fine, gli penetra sottopelle lasciandogli un alone scuro. Quest’ultima avventura lo trova convalescente, poco prima del Capodanno, in un letto d’ospedale a Aosta, dove si va riprendendo dopo l’operazione a seguito di una grave ferita, dopo un conflitto a fuoco nell’esercizio delle sue funzioni. In questo romanzo Manzini ha raccontato di Schiavone, certo; e però, mai come stavolta, ha dato ampio spazio ai comprimari delle sue storie. E alle loro vicende amorose. Quasi volesse indicare che, anche per il vicequestore, gli anni passano, che non è invulnerabile, forse è il caso che si metta un momento da parte, che faccia un passo indietro, che si parli d'altro. È questa sua fragilità, che lo rende umano, perciò gradito. Anche con un pezzo in meno. Qui si parla d’amore, quindi, ah l’amore, l’amore.

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    Baghy

    16/05/2020 15:38:36

    Rocco Schiavone, lo sbirro più politicamente scorretto che ci sia! Con qualche anno in più e un po' "acciaccato" ma non ha perso smalto. Come sempre Manzini sa tenere il lettore incollato alla pagina fino all'ultima parola. Per i fan di Schiavone e non.

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    m.

    16/05/2020 13:06:19

    Una nuova indagine per Rocco Schiavone costretto ad indagare da un letto di un ospedale per un caso di malasanità; lo farà direttamente dal letto, vagando per l'ospedale con pigiama ciabatte e pistola. E intanto il vicequestore è alla soglia dei suoi cinquant’anni, certe durezze si attenuano, forse un amore si affaccia. Sullo sfondo prendono più rilievo le vicende private della squadra.

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    Roberto Triola

    16/05/2020 09:53:40

    Rocco Schiavone non tradisce. ennesima bella storia della saga. alcuni personaggi che ruotano intorno al vicequestore cominciano ad essere più sviluppati e vale la pena per Manzini di insistere su questa strada sviluppando delle storie parallele al giallo principale altrimenti finisce per incancrenirsi sulla singola storia e sulla ripetitività del personaggio come accaduto al Montalbano di Camilleri.

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    Francesca

    16/05/2020 08:57:48

    Ormai è una sicurezza! Ennesimo gioiellino della saga del vicequestore Rocco Schiavone. Accanto al racconto dell'indagine, scorrono intense le vite dei colleghi di Rocco: stavolta infatti abbiamo l'opportunità di conoscere più da vicino alcuni di loro, proseguendo su una scia nata nel romanzo precedente. Ognuno di essi così non è più solo un "caratterista" che affianca il protagonista, ma un personaggio a tutto tondo, con vizi, virtù, pensieri, dubbi, debolezze.

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    catello68

    15/05/2020 14:33:03

    assolutamente da non perdere! Schiavone non delude, e' una certezza! Ora, il peggio sara' dovere aspettare il prossimo capitolo..

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    Daniele

    15/05/2020 11:18:28

    Manzini ha la dote di mantenere alto il livello dei suoi romanzi con protagonista Rocco Schiavone, persino quando il personaggio dovrebbe starsene nel letto d’ospedale dopo un intervento che leggero non è certo stato. Il suo “Ah l’amore l’amore” non ti getta nel bel mezzo di un’azione da farti tremare le vene ma ti prende piano e ti porta a entrare in una storia che è sempre parte della vita quotidiana dei suoi così diversi personaggi. A partire da Scipioni che in questa puntata dà il meglio di sè… Il suo romanzo, come al solito, è un frullato di vite dal cui succo esce il meglio. E talvolta la storia che sta alla base del libro passa in secondo piano senza che il lettore si senta preso in giro. Una delle magie di Manzini.

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    Robydo

    14/05/2020 18:59:33

    Ho sempre guardato la serie televisiva del Vice Questore Rocco Schiavone ma questa volta ero curiosa di leggere prima il libro. Ero un pò perplessa convinta che il libro non rendesse bene la storia e invece lo consiglio. Però se siete curiosi come me di sapere chi è il colpevole dovete leggerlo tutto d'un fiato in pochi giorni. E' il primo libro di questo autore che leggo e devo dire che mi sono divertita tanto quanto guardare le puntate in Tv.

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    pc

    14/05/2020 18:21:24

    Una lettura piacevolissima, scorrevole e leggera, come Antonio Manzini ci ha insegnato. Le indagini del burbero Rocco Schiavone continuano anche da un ospedale. Un libro da leggere tutto d'un fiato. Consigliato

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    Gianni

    14/05/2020 13:56:10

    Un altro bel libro di Manzini e del suo protagonista, colorito con una “crescita” anche di altri personaggi.

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    Giovanni

    14/05/2020 10:52:56

    Nostalgia e ironia un po amara mixate con fluidità nella descrizione dell'azione. La parte centrale diventa quasi sceneggiatura televisiva con la narrazione di episodi relativi a personaggi secondari. Rocco è tornato più vivo che mai

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    Francesco

    14/05/2020 08:25:43

    La trama del giallo è in secondo piano ma le vicende e i problemi dei protagonisti dell'intera serie vengono a galla e sono raccontati alla grande. Più bravo del solito nel raccontare le debolezze e la rabbia di Rocco schiavone.

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    Fa'

    13/05/2020 13:12:20

    Purtroppo si "sente" il fatto che ormai il dott. Schiavone sia diventato un personaggio televisivo. Certe situazioni che si trovano nel romanzo, nelle prime storie non ci sarebbero mai state: invece saranno probabilmente utilissime nella trasposizione televisiva. Speriamo che nei prossimi tornino più presenti anche Brizio, Furio e Seba... Tre stelle sulla fiducia nel prossimo

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    Dunda

    13/05/2020 11:08:30

    Troviamo un Rocco Schiavone acciaccato e sempre più irascibile. La trama è interessante, anche se in alcuni punti la storia è un po' "tirata". Bello ma non al livello degli altre storie che vedono Schiavone protagonista.

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    Roberta

    13/05/2020 06:35:19

    Nel precedente romanzo Manzini ci aveva lasciato con Rocco Schiavone più morto che vivo e con un sacco di domande su possibili sviluppi che ci accompagnavano dai primissimi libri. Ma qui invece mette in pausa e riparte dalle basi, confezionando un ottimo giallo e con uno sguardo più approfondito dei personaggi, così reali, così umani, oltre al commissario (pardon vicequestore) più scorbutico del mondo!

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La Squadra-Mobile-che-non-c’è nella Questura di Aosta è formata da un manipolo di poliziotti provenienti da molti angoli d’Italia. Per Antonio Manzini, che l’ha inventata, ha la funzione di un vetrino di microscopio col quale ormai da tempo osserva vizi e virtù, miserie e nobiltà, del Paese. Strana nazione, la nostra, che ha bisogno di “irregolari” come Rocco Schiavone per riparare i torti. Almeno alcuni. Ad esempio, un apparente caso di malasanità che nasconde un omicidio per denaro. A smascherarlo nell’ultima fatica di Manzini, Ah l’amore, l’amore (335 pagine, 15 euro), edito da Sellerio, è proprio la sgangherata squadra investigativa guidata da un vicequestore che fuma marijuana e dribbla le regole come paletti nello slalom gigante, ma ha un fiuto eccezionale e – forse proprio per questo suo fiuto – nessuna voglia di farsi prendere per il naso.

Schiavone è un romanaccio assediato dai fantasmi del suo passato e ora tormentato anche nel fisico dalle ferite riportate durante un conflitto a fuoco. Ricoverato in Chirurgia, ha poco tempo per riposare. E non ha neppure voglia di farlo. S’intesta così l’indagine sulla fine di un imprenditore, morto sotto i ferri per una trasfusione sbagliata. L’errore di sacca crea più di un sospetto al vicequestore che si muove, con il suo solito … tatto, tra corsie e reparti dell’”ospedale malato” dove lui stesso si trova. Sullo sfondo, il fascino della Valle imbiancata alla vigilia di Capodanno: ben presto, però, il candore della neve lascerà spazio al fango.

Antonio Manzini sa animare con ironia e talento un “teatrino” che riesce sempre a incantare i lettori, così come i telespettatori della fortunata serie Rai tratta dai libri dello scrittore e sceneggiatore romano. Per lui, vale la lezione di Giovanni Falcone: segui il denaro e troverai il colpevole. Così, scavando in una montagna di “sterco del diavolo”, Schiavone inchioda i colpevoli del delitto in sala operatoria. Intanto, resiste al rancio ospedaliero mangiando panettone e bevendo caffè. Pasti proibiti, controindicati per altri ma non certo per questo anticonvenzionale personaggio letterario, tra i più riusciti nel panorama del poliziesco italiano nostro contemporaneo.

Recensione di Gerardo Marrone

 

  • Antonio Manzini Cover

    Attore e sceneggiatore, romano (allievo di Camilleri all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica), ha esordito nella narrativa con il racconto scritto in collaborazione con Niccolò Ammaniti per l'antologia Crimini. Del 2005 il suo primo romanzo, Sangue marcio (Fazi).Con Einaudi Stile libero ha pubblicato La giostra dei criceti (2007).Un suo racconto è uscito nell'antologia Capodanno in giallo (Sellerio 2012).Del 2013, sempre per Sellerio, ha pubblicato il romanzo giallo Pista Nera. Secondo episodio della serie: La costola di Adamo (Sellerio 2014).Nel 2015 pubblica Non è stagione (Sellerio), Era di maggio (Sellerio) e Sull'orlo del precipizio (Sellerio). Del 2016 è Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (Sellerio). Altri suoi romanzi pubblicati... Approfondisci
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