Al bistrot dopo mezzanotte

Joseph Roth

Curatore: K. Ochse
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 10 giugno 2009
Pagine: 301 p., Brossura
  • EAN: 9788845924019
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:
Descrizione
"Sono un Francese d'Oriente" scrive Joseph Roth da Odessa nel 1926. Ha già nostalgia di Parigi, meta l'anno precedente della sua fuga dalla Germania: Parigi è la "capitale del mondo" commentava allora, senza sapere che lì sarebbe vissuto quattordici anni e avrebbe scritto gran parte dei suoi libri. Chi non è stato a Parigi, del resto, è "solo un mezzo uomo", e diventare uomo completo significa, per Roth, godere di un'identità multipla nella città in cui gli ebrei orientali - affluiti dopo la guerra - "possono vivere come vogliono". Come i mirabili reportage da Vienna raccolti ne "Il caffè dell'Undicesimo Musa", anche questi feuilleton francesi sono racconti perfetti, increspati da un impagabile humour e da spiazzanti paradossi, gremiti di suoni e colori, odori e sapori: reti di nere cozze sgocciolanti e lupi di mare nel porto di Marsiglia; aromi di caffè, Pernod e acquavite nei bistrot parigini dove, dopo mezzanotte, si raccolgono gli esuli d'Europa; il bel mondo della Costa Azzurra con le sue vecchie cariche di brillanti e stuoli di cagnolini al seguito; l'alta stagione a Deauville con Monsieur Citroen che perde sempre al Casinò e regala un'automobile a ogni croupier; toreador vili e cialtroni nelle corride di Vienne (in cui le simpatie di Roth vanno naturalmente al toro) ; suonatori cosacchi di nostalgiche balalaiche; indossatrici che "seducono con caviglie moralmente corrotte" e femmine nude nei "luoghi di perdizione più ameni del mondo".

€ 16,15

€ 19,00

Risparmi € 2,85 (15%)

Venduto e spedito da IBS

16 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
 
 
 

Dopo gli articoli viennesi di Il caffè dell'undicesima Musa (2005), Adelphi propone una nuova raccolta di Joseph Roth giornalista. Si tratta questa volta di resoconti di viaggio e recensioni letterarie di ambientazione francese, oltre a un lungo saggio su George Clemenceau. Anche se alcuni di questi pezzi, a cura di Katharina Ochse, erano già stati tradotti in italiano in Ebrei erranti (1985; cfr. "L'Indice", 1985, n. 5) e in Le città bianche (1987), il libro offre un ritratto dello scrittore ancora in gran parte inedito. Roth si trasferisce a Parigi nel 1925, come corrispondente della "Frankfurter Zeitung". Attraversare la Francia, in particolare le regioni mediterranee, è il suo modo di riappropriarsi delle radici culturali comuni dell'Europa e dare forma all'utopia di un continente unito e in pace. A Parigi come a Marsiglia, a Lione come a Nizza, Roth prova a convincersi che "ogni luogo è patria". È per questo che più avanti, a spasso per la Provenza, gli viene in mente un verso di Mistral: "Razze? ma se di sole ce n'è uno solo". Il protagonista autobiografico dei suoi articoli – "perditempo" nel senso in cui lo sono i personaggi dei suoi romanzi – è però un viaggiatore che non si accontenta mai di soluzioni consolatorie e porta con sé una faticosa ricerca esistenziale: "Nessuna guida dà una risposta. Siamo qui per interrogare". Un'inquietudine confermata dalla ripugnanza per lo spettacolo della corrida, cui Roth assiste a Nîmes e descrive prendendo le parti del toro, quale simbolo del destino sacrificale del popolo ebraico. Per l'autore di Al bistrot dopo mezzanotte, l'identità è qualcosa che ormai va misurata da lontano, nella dimensione solitaria del distacco. È soltanto andando via, infatti, che si può forse ritrovare un legame con "la propria infanzia e quella dell'Europa". "Chi lascia il paese", spiega Roth, che qualche anno più tardi sarà costretto all'esilio, "porta con sé ciò che di più prezioso una patria può donare: la nostalgia".
Luigi Marfé