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Michael Cunningham

Traduttore: A. Silvestri
Editore: Bompiani
Anno edizione: 2010
Pagine: 286 p. , Brossura
  • EAN: 9788845265358

Recensioni dei clienti

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    Ugo

    15/06/2016 09.58.58

    Non è il suo primo romanzo che leggo, credo che Michael Cunningham sia davvero un magnifico scrittore, in tante sue "espressioni" mi ci sono davvero perso.

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    Gianni F.

    01/04/2016 22.18.59

    Indubbiamente un grande scrittore. Un romanzo senza particolari colpi di scena o effetti speciali, che evidenzia ancora di più le qualità di uno scrittore. Dialoghi serrati in stile cinematografico. Sicuramente inferiore allo stupendo "Carne e Sangue", però un libro da leggere.

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    ginola72

    02/10/2012 10.47.28

    romanzo molto deludente, soprattutto alla luce delle altre prove di cunningham (avevo trovato "le ore" un capolavoro, "carne e sangue" molto bello). qui si va di mestiere, con citazioni facili e rimandi all'arte contemporanea, e una storia che non convince. qualche bella pagina introspettiva e nulla più.

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    cesare

    29/03/2011 14.55.22

    una coppia bella e ricca di Manhattan , lui gallerista, lei manager, una figlia lontana ed un fratellino di sua moglie, molto bello e drogato che viene a trovare la sorella e gira nudo. Dialoghi inconcludenti, monologhi noiosissimi, introspezione, lui s'innamora del fratellino, vuole fuggire, personaggi molto ricchi, fantasiosi, eccentrici, una noia incredibile. Un consiglio gratuito, risparmiatevelo, una delusione imperdonabile

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    ladybrett

    03/03/2011 11.35.05

    più si va avanti nella lettura più convince, e alla fine si è letta una buona storia. turba talvolta la discontinuità della struttura del testo, un'alternanza eccessiva tra narrazione e pensiero soggettivo, sicchè ne risulta una narrazione 'a singhiozzi'. non manca la poesia. è comunque un cunningham di livello elevato.

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    dany

    08/02/2011 07.58.33

    ho letto ttt i libri d Cunningham, e ogni volta rimango stupito. La vena gay appenna accennata mai volgare, riesce ad entrare nelle pieghe della vita, scoprendo il lato noir, quella parte dell'altro descritto con linguaggio particolare nei minimi particolari.

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    Paolo

    06/02/2011 19.26.48

    Lettura molto veloce e poco impegnativa (ottimo per un'andata e se rimane ancora qualcosa un ritorno in treno). Rimane nulla di non già noto. 'Rimandi' facili ad altra letteratura, pittura, scultura.

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    Silvia

    23/12/2010 21.13.48

    Libro senz'altro scorrevole, alla Cunningham. A me ricorda un pò la Woolf de "Il faro" o " Mrs. Dalloway". La lettura va da sè...lasciando alla fine con un pò di amarezza...quasi una fine-non fine, sospesa tra la consapevole presa di coscienza dei personaggi, rappresentanti di mondi-satelliti, collegati uno con l'altro da sottili fili esistenziali, e la realtà di una NY piena di contrasti e contraddizioni, come solo può essere la vita di ciascuno degli attori del libro e metafora della vita di ognuno di noi.

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    jane

    23/11/2010 16.50.22

    Ironia/senso della morte/richiami freudiani/ flusso di memoria, temi cari a Cunningham che anche qui dispiega la sua straordinaria capacità di analizzare i minimi moti dell'animo umano, ma contrariamente ad altri suoi libri qui c'è un'atmosfera meno cupa. Il libro scorre via all'apparenza leggero fra martini e scarpe Prada, loft e pillole blu, ma sotto la superficie patinata c'è una N.Y."squallida, maleodorante,nociva" : giudizio impietoso ma anche sguardo compassionevole per le contraddizioni della città, indescrivibile miscuglio di lusso e spazzatura. Le contraddizioni non si limitano all'ambiente metropolitano, ma coinvolgono l'intreccio fra arte e vita, che è il tema della storia. Il panorama artistico è ormai fatto di sedicenti artisti che vogliono solo stupire o scandalizzare, di collezionisti milionari smaniosi di esibire opere che sono solo merce costosa. La vita stessa è piena di controsensi: una passione coniugale autentica ma ormai consumata,sfociata in educata routine; un amore genitoriale fragile e imbarazzato per una figlia dall'impegnativo nome di Beatrice -simbolo di bellezza e amore spirituale- rivelatasi pachidermica e scontrosa; una ricerca quasi ossessiva della Bellezza e il senso del tempo che passa e della vecchiaia che incombe. L'attrazione improvvisa per il giovane viziato, intrigante e sfuggente che richiama bellezze passate suscita turbamenti profondi, facendo affiorare malesseri inconsapevoli. Bellissime le pagine sul fratello di Peter morto di aids, piene di ironia e sensibilità: la scrittura elegante e raffinata, accompagna la profondità dei sentimenti.

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    martina

    05/11/2010 16.58.06

    Ho trovato " Al limite della notte " una lettura veloce, chiara, semplice e dal finale tristemente prevedibile. Cunningham narra con chiarezza ed onestà un desiderio universale, la voglia dell' uomo di trovare la passione per spiccare il salto oltre il quotidiano e l' ordinario che rendono una vita mediocre, noiosa. Il protagonista, essendo un mercante d' arte, ricerca la passione attraverso la bellezza esteriore che salva dagli orrori/errori del mondo. La forma perfetta emana una luce sublime che acceca il protagonista e nel finale svelerà sfacciatamente il suo senso. La moglie, ormai figura di sfondo nel quadro del marito, acquisirà nuovamente importanza anticipando il protagonista nell' esprimere la propria desolazione per un matrimonio privo di complicità e amore. L' uomo raccoglie le proprie forze per salvare quel poco che gli rimane raccontandosi finalmente con onestà. L' opera d' arte assoluta è la nostra vita che si intreccia alle persone, ai luoghi e alle esperienze che creano una parte della storia.

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    Valentina g

    02/11/2010 16.56.08

    Al limite della notte è un libro che non lascia scampo. Non basta di certo vivere in un loft a Soho, dirigere una galleria d’arte o una rivista culturale, essere sposati con una persona bella e interessante per essere soddisfatti e felici. Ecco perché al primo evento fuori dalla norma, l’arrivo, nella vita di Peter e Rebecca, del fratello di lei, ragazzo bello e dannato, il castello rischia crollare. Il libro di Cunningham è una riflessione sull’arte (Peter è un gallerista sempre alla ricerca del vero talento), su quella sensazione di estasi, spaesamento, senso dell’assoluto che essa può e deve dare, ma è soprattutto un libro su quella nostra incapacità di ritrovare e ricreare questa stessa sensazione nelle nostre vite, la sensazione di estasi, spaesamento e senso dell’assoluto che la vita può e deve dare. Del resto sia nell’arte che nella vita siamo noi a riempire parte del contenuto, siamo noi a dare un significato e Cunningham fa riflettere sul fatto che ormai siamo più inclini verso ciò che può darci una scossa dall’esterno, piuttosto che cercare dentro di noi quegli stimoli, quell’entusiasmo che ci fa godere della vita che abbiamo e stiamo costruendo. Perché è più facile. E siamo così occupati a cercare qualcosa che ci faccia sentire confusi e felici da limitarci ad osservare distrattamente gli altri intorno a noi, non la “gente”, ma tutte quelle persone che abbiamo scelto come compagne di viaggio nella nostra vita. Gran libro, un libro che parla tanto onestamente come questo, senza ipocrisia, valutando possibilità che non siamo pronti a valutare. Gran libro, un libro scritto tanto bene (in questo Michael Cunningham non delude, c’è da dire, mai), e che gran viaggio non solo dentro di noi, ma anche per le strade, i musei, le periferie di New York, sentendo, in una notte insonne, l’aria salmastra di Battery Park, mentre la statua della Libertà si staglia verderame oltre le luci del porto.

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