Alfabeti. Saggi di letteratura

Claudio Magris

Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 23 ottobre 2008
Pagine: 490 p., Rilegato
  • EAN: 9788811740827
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Descrizione

Nel suo infinito viaggiare tra le migliori pagine della letteratura, Magris spazia dall'antichità al romanticismo tedesco, dai maestri russi dell'Ottocento ai grandi testimoni della crisi del Novecento, fino ai nostri giorni. Si confronta con miti moderni come Don Chisciotte e Robinson Crusoe, torna su luoghi dell'anima come Vienna e Praga... Nelle sue letture segnala i capolavori riconosciuti e quelli dimenticati. E incontra i grandi temi dell'esistenza e gli eventi che segnano il nostro destino di uomini: la guerra e la felicità, l'identità e la famiglia, la nascita e la morte, lo sport e l'erotismo, l'ira e il coraggio, la speranza e la malinconia, la storia e le sue malattie, il riso e il sangue...

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Recensioni dei clienti

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    Tino Cobianchi

    02/03/2010 16:25:52

    Alfabeti raccoglie i saggi letterari, le prefazioni e le introduzioni di Claudio Magris in un ideale viaggio “tra i libri, i suoi autori e i valori che questi testimoniano e trasmettono”. Nel suo andare tra le pagine della letteratura mondiale di tutti i tempi, l’autore spazia dall'antichità al romanticismo tedesco, dai maestri russi dell'Ottocento ai grandi testimoni della crisi del Novecento, fino agli scrittori dei nostri giorni. Con la consueta cultura e bravura Magris fa conoscere le opere e gli scrittori che possono aiutare a “ordinare il mondo”. Leggendo Alfabeti il lettore sperimenterà quello che lo stesso autore ha provato, vale a dire “l’amore per la realtà, il senso dell’unità della vita e la famigliarità con la varietà dei popoli, civiltà, abiti, costumi diversi ma vissuti come differenti manifestazioni dell’universale-umano” e si sentirà in sintonia con lui, quando afferma che “ci sono scrittori che si stimano e si ammirano e ci sono scrittori cui si sente il bisogno di dire grazie, perché i loro libri lasciano un segno nella nostra vita, aprono una finestra su una realtà nuova o su un mondo nel quale ci si riconosce”: sentimento che si prova per Claudio Magris dopo aver letto il suo libro. Tino Cobianchi

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    gianluca guidomei

    26/06/2009 20:46:43

    "I grandi fondatori di religioni, da Gesù a Buddha, hanno annunciato verità, ma per farle concretamente capire e sentire agli uomini hanno avuto bisogno della letteratura: hanno raccontato parabole, in cui la verità si incarna nella vita e diviene vita, e la dottrina diviene racconto. E' questa l' autentica dimensione morale della letteratura, che non predica bensì mostra. Joseph Conrad non impartisce sermoni, ma leggendo le sue storie si capisce, si sente cosa vuol dire vivere nella lealtà o nella menzogna, nel coraggio o nella paura, nel buon combattimento o nella diserzione. In questo senso la letteratura è un' educazione all' umano, efficace solo se non si propone di educare ma lo fa d' istinto, con la rappresentazione delle cose". A quando il Nobel?

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    diablo

    27/04/2009 10:38:42

    un libro importante anche se discontinuo nei contenuti: ad un saggio davvero fondamentale sulla letteratura di lingua tedesca in cekia si alternano commenti un po' tirati via, giusto per riempire la colonna del Corriere. Comunque un opera da possedere, Magris è uno dei pochi al mondo che possa scrivere di mitteleuropa con cognizione di causa

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Se accadesse al lettore di questa raccolta di scritti di letteratura di Claudio Magris di pensare: ma questo è un autoritratto involontario!, ne avrebbe conferma nello scritto introduttivo dell'autore: "Un personaggio di Borges che dipinge paesaggi si accorge, alla fine, di aver dipinto il proprio volto e così accade a chi parla di libri". Autoritratto dunque, ma anche narrazione di una geografia, una Heimat, allargata al mondo attraverso paesi e libri. Dalla grande scrittura romantica tedesca all'Austria felix, alla vecchia Prussia di Theodor Fontane, agli autori praghesi in lingua tedesca (Kafka e non solo); ai grandi scrittori scandinavi, primo fra tutti Ibsen, "disilluso poeta del disagio della civiltà", simpateticamente amato per la sua problematica "maschilmente aspra e tirannica" (la crisi del soggetto), espressa tuttavia con la struggente voce poetica della "femminilità dell'esistenza e del mondo", agli scrittori sloveni. E fuori, fino al Sudamerica, ma anche la Cina e l'Africa.
Sono arcipelaghi di nomi (e magistrali riassunti, vedi il Borges in apertura) accomunati dalla geografia o da categorie dell'anima. Dopo uno scritto sui suoi primi libri, Salgari e l'epica (da Omero al Mahābhārata alle saghe nordiche), ecco la categoria della donna che "salva" l'uomo: Alcesti, declinata in vari testi. E poi la Bibbia, alfabeto del mondo; Steiner e il tema della "creazione" (anche artistica); la famiglia (nascere sposarsi morire, ethos della vita). E il segreto della felicità: saper accogliere la morte dentro la vita.
Le categorie, con la loro complessità, disegnano attraverso i libri un carattere. La collera (liberatoria solo se si è capaci di liberarsene, come la nobile ira generosamente provata e subito dimenticata da Mr. Pickwick), il coraggio e la viltà (Conrad); la guerra (anche Jünger, che ha amato la guerra); la morte, che solo la fedeltà sembra poter sconfiggere. Ma anche la malinconia, categoria della modernità a partire da Baudelaire; la fede, con il suo risvolto di ombra. Un saggio lungo, da "Nuova Antologia" (altri scritti sono dal "Corriere della Sera" o prefazioni), su L'anticapitalismo nella letteratura austriaca indaga l'impatto dell'assenza della categoria economica nello sviluppo del genere romanzo in quella letteratura.
Il carattere del testo è, per così dire, epico: un'epica che fa però emergere il dettaglio della storia personale e riesce a fondere i due diversi tempi della narrazione. Un'epica che non teme di affrontare il male, sia il male storico che quello esistenziale: vedi Drago Jançar o Boris Pahor o il grande Semprún per l'Olocausto, e Ernesto Sábato di Sopra eroi e tombe per la dittatura argentina, dove trova spazio anche la narrazione del male esistenziale e individuale. Fino alla scrittura notturna, quella che "fa parlare i mostri della notte", le cose oscure e dimenticate "nel sottoscala dell'anima", che danno allo scrittore una voce diversa che è pur sempre la sua: anzi ne è l'indispensabile corollario. Su tutto, la categoria del "mare", vedi Ferito a morte di La Capria: il Mediterraneo come paesaggio del vivere e dell'amare, e la "bella giornata" – promessa di vita "vera" – che si incrina, congedo da un'integrità perduta.
E le scrittrici? La loro scarsa presenza sembra qui legata a una sorta di delicato rispetto per un'alterità, pur molto amata e necessaria, ma sentita come tale. Una alterità che Magris ha affrontato en écrivain (la passione dei libri non è unidirezionale) solo in tempi recenti con La mostra, Alla cieca e Lei dunque capirà. Laura Barile