L' allegra apocalisse

Arto Paasilinna

Traduttore: N. Rainò
Editore: Iperborea
Anno edizione: 2010
Pagine: 320 p.
  • EAN: 9788870911893
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    Monica

    21/01/2014 17:02:13

    La deludente apocalisse Decisamente mi attendevo di piu': con le premesse di un mondo che scivola verso l'annientamento, e di una piccola comunita' che trova le capacita' e la determinazione per sopravvivere, mi attendevo un laboratorio di utopia, un romanzo su un modo di vita alternativo, davvero diverso. E invece la ricetta di Paasilinna è estremamente riduttiva: basta vivere con buon senso, concentrandosi su quello che serve hic et nunc, sostanzialmente ignorando il mondo finché non interagisce con te. E' una comunita' separata dal mondo, che del mondo conserva troppo: la struttura sociale (di fatto una monarchia illuminata), la religione come collante sociale, lo sfruttamento delle risorse naturali senza rispetto. Sicuramente ironiche e simpatiche le descrizioni del mondo che si avvia all'annientamento, con citta' che annegano sotto i propri liquami, ma in cui la burocrazia - soprattutto fiscale - sopravvive a dispetto del disfacimento generale. Ma l'ironia non basta ...

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    Mara

    10/07/2013 10:24:05

    "La vita riprese il suo corso. La guerra mondiale continuava, l'erba cresceva, i buoi ingrassavano". In una riga è detto tutto: i finlandesi non apprezzano certo le inutili complicazioni. Paasilinna o lo si ama o risulta assolutamente indifferente. Io appartengo al primo gruppo, perché sono attratta da questi ambienti nordici, naturali ed umani, semplici e spartani, apparentemente non-sense e in realtà dotati di saperi essenziali e di humor spontaneo. Due avvertenze. Primo: il libro è scritto nei primi anni '90 e immagina il futuro della Finlandia e del mondo fino al 2020 circa: fantascienza "ecologica", con New York e San Pietroburgo equamente sommerse dai rifiuti, e anche Helsinki non si salva. Secondo: da segnalare le ampie dosi di sarcasmo scandinavo sulla demenziale burocrazia brussellese.

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    Michela

    05/11/2011 14:28:40

    Questa divertente previsione apocalittica fu scritta nel 1992, e in Italia è arrivata 18 anni dopo; nel frattempo, una gran parte di essa non si è avverata. Leggendola adesso, si ride, ma contemporaneamente si sospira di sollievo per lo scampato pericolo. Una volta tanto la realtà non ha superato la fantasia!

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    Mary

    27/07/2011 15:33:50

    la prima parte è divertente, la parte centrale del libro invece è più seria; c'è poco da ridere leggendo quello che potrebbe capitare davvero all' umanità! Poi si ricomincia a ridere, con la scena del cerusico finnico che si improvvisa cardiochirurgo per un bypass coronarico su un orso! Paasilinna continua a farci divertire con romanzi dall' argomento serio, ma raccontati allegramente.

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    l_aleph27

    01/04/2011 14:30:26

    Non avevo letto niente di Paasilinna e non so, mi viene in mente il Queneau de "I fiori Blu". Molto originale... e, oserei dire che, alla luce dei fatti recenti (Giappone), e' molto inquietante.

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    roby

    10/03/2011 17:00:37

    Tutti i temi Paasilinniani si trovano in questo racconto: l'attenzione per le piccole cose quotidiane che ci legano alla vita, la finnica capacità di convivere con le regole riuscendo ad aggirarle, l'insofferenza per la vita che si è costretti a vivere e l'innata aspirazione alla libertà, la pazzia autodistruttiva imperante della società moderna contro la pazzia laboriosa e festante alla ricerca di un mondo ideale dei protagonisti. L'apocalisse è soltanto un contorno che dà spunto all'azione o che porta appena qualche fastidio. Un'altra ottima lettura, come tutti gli altri titoli dell'autore, secondo me.

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    Alexia Benacchio

    13/12/2010 09:44:45

    Scritto nel 1992,tradotto per noi italiani nel 2010.Amanti del mondo paasilinniano,attendiamo ogni volta con trepidazione il dono di Iperborea.Ecco dunque cosa pensava del mondo il nostro amico Arto 20 anni fa,ben riassunto dall'ossimoro di copertina:un piccolo nucleo di finnici vive allegramente nelle foreste,fuori esplode la Terza Guerra mondiale.Il villaggio cresce secondo un piu'antico,economico,ecologico stile di vita;il mondo la fuori muore,fagocitato dalle brutture da esso inventate. Qualcuno si salvera';sara' l'uomo dalla pelle nera,che ricicla pezzi di un aereo per creare parti di ricambio per aratri;saranno i vecchi che costruiscono slitte,pattini,distillerie e reti per pescare i pesci e conservarli.Alcol e sauna scalderanno le notti gelide;le donne senza piu' mariti,portati via dalla guerra,troveranno nei popoli del Nord nuovi mariti.

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    Giulia

    22/11/2010 18:35:27

    Viva Paasilinna! Sono felice ogni volta che esce un nuovo romanzo. L'allegra apocalisse ti conduce per boschi e laghi finnici, con descrizioni memorabili e riflessioni pungenti e spassose. E poi, il vecchio Asser Toropainen è un personaggio indimenticabile!

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    Ezio Belingheri

    18/11/2010 17:13:39

    Beh non siamo sui livelli de "Il bosco delle volpi" e "L'anno della lepre" ma anche questo è un bel libro del grande uomo di Kittila. Gli ingredienti ci sono tutti: natura, ironia, personaggi strambi, situazioni grottesche e ...la Finlandia. Grazie ai suoi libri ho scoperto il nord e, sopratutto, la Finlandia. E di questo continuerò a ringraziarlo.

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    Giulia

    15/11/2010 15:27:22

    Come al solito il mio amato Arto Paasilinna riesce a farci sorridere! Certo non è uno dei suoi romanzi migliori (come eguagliare l'anno della lepre o piccoli suicidi tra amici?) ma lo consiglio vivamente. sia perché non ve ne pentirete e sia perché la sua ironia è davvero unica. mentre lo leggevo anche questa volta non la smettevo di sorridere

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Sul letto di morte, la vigilia del Venerdì santo, in mezzo alle foreste del sud del Kainuu, il vecchio Asser Toropainen convoca il suo unico nipote maschio Eemeli Toropainen, ex amministratore delegato della Nordica Assi e Tronchi Spa. Il fallimento dell’azienda aveva lasciato l’intraprendente nipote sul lastrico, ma il vecchio zio, comunista incallito e “bruciachiese”, dopo una vita passata in un corpo a corpo con Dio, i preti e la Chiesa, decide di conferire al suo nipote prediletto un incarico ambizioso e visionario: la fondazione di un tempio.
Nello statuto della fondazione funeraria Asser Toropainen aveva previsto ogni cosa: tutti i suoi beni e i suoi enormi appezzamenti di terreno venivano destinati alla costruzione di una grande Chiesa. Dopo la morte di Asser, al suo solerte nipote era toccato il compito di scegliere il luogo più adatto, predisporre un progetto e mettere insieme una squadra di carpentieri capaci di eseguire la volontà testamentaria dello zio. Non era stato facile scegliere tra le mille meraviglie nascoste nel fitto dei boschi finnici, ma alla fine il Lago della Tempesta, con la sua pineta e le sue radure, sembrava proprio il posto ideale. In barba alle autorizzazioni municipali ed ecclesiastiche, che non vedevano di buon grado l’edificazione di un tempio pagano, del tutto simile a una Chiesa, ma senza un pastore e soprattutto senza essere consacrata, Eemeli aveva messo in piedi in poco tempo un’opera monumentale, attirando presto l’attenzione dei media e della popolazione locale che aveva trovato in quella radura incontaminata un posto perfetto per vivere in contatto con la natura.
La piccola comunità autoctona ecologista che si era insediata al Poggio del Diavolo, proprio sulle rive del lago, era cresciuta e si era moltiplicata in brevissimo tempo. Anche quando il povero Eemeli, braccato dal fisco e rinchiuso in una galera danese, era stato lontano per tre anni, i ragazzi e gli operai avevano resistito stoicamente alla corruzione dei costumi. Siamo nei primi anni Novanta e tutto il mondo, tranne la piccola comunità di Eemeli Toropainen, è sull’orlo del tracollo. Una crisi economica globale con inflazione galoppante e svalutazione della moneta sta devastando l’Europa; sommosse e rivoluzioni impazzano tra la Russia e i Balcani, mentre l’esplosione di una centrale atomica annuncia un imminente disastro ecologico. Solo un paradiso lontano e irraggiungibile si salva dalla catastrofe, è un microcosmo anarchico e anche un po’ grottesco, in cui i valori della comunità rurale coincidono con il rispetto dell’uomo e della natura.
Arto Paasilina mette in scena ancora una volta un’esilarante parabola laica. Con il solito humour e il suo punto di vista alternativo sulle cose del mondo, immagina una nuova magia utopistica in cui l’Apocalisse, semmai dovesse esserci davvero, di sicuro non lo riguarderà.