Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2011
Formato: Tascabile
Pagine: 867 p., Brossura
  • EAN: 9788845925610
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    lanfranco

    17/12/2013 12:21:43

    Assolutamente da leggere. Arbasino ha una verve in- tellettuale quasi unica nel panorama intellettual-letterario italiano, così gretto e provinciale degli ultimi trenta-quarant'anni. E' vero anche che, a volte, il suo 'chiacchiericcio' e la sua voglia di calembours linguistici, nonchè la smania di sfoggiare una cultura (esagerata nella sua vastità)ed una voglia di citare chiunque (anche a sproposito) abbia contato qualcosa a livello artistico dagli etruschi ad oggi, risulta un po' pedante e stucchevole - anche perchè questo volume è, incredibilente, malgardo la mole e la 'citazionistica', senza alcun indice generale, o bibliografico o dei nomi o glossario. Insomma se tagliate le citazioni rimarrebbero credo la metà delle pagine (circa 440 contro le 880 ca. attuali).

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    sara orioli

    01/06/2011 17:53:28

    Bello, faticoso, importante. Fondamentale per chi, come me, ama la letteratura americana. Come per tanti grandi libri, non si può leggere a sprazzi. Del nostro gruppo, è piaciuto molto solo a me.

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    johnny

    13/04/2011 03:20:18

    In questa ultima antologia che riunisce articoli di argomento americano - interessanti per la mole di notizie e per il periodo storico- Arbasino riconferma i punti di forza e stile della propria saggistica narrativa . Ma anche la debolezza di certe Sue tesi di fondo sulla società americana. Ciascun lettore potrà trovare i pezzi da preferire. Fu Giorgio Bassani, l'autore de IL GIARDINO DEI FINZI-CONTINI, a scrivere con acume: "Arbasino è un uomo di mondo che sa scrivere". Come uomo di sterminati incontri, per giornalismo e interessi culturali, è quasi unico nel panorama italiano attuale. Reputo veramente un delitto la totale mancanza di qualsiasi indice, di riferimenti bibliografici sui testi, e le occasioni per cui furono scritti. A meno di conoscere mediamente bene la storia politica e culturale USA di 50 anni fa, il lettore comune di questo libro, anche facendo intelligenti inferenze, faticherà a capire certi riferimenti del periodo storico e dei molti personaggi descritti. L'Editore Adelphi, uno dei più blasonati, dimostra ben poco rispetto per il lettore, presentando un testo monco di curatela. Per altri esempi di splendida saggistica italiana sugli USA, consiglio i seguenti libri: AMERICA AMARA di Emilio Cecchi; AMERICA, PRIMO AMORE, di Mario Soldati; AMERICA IN PANTOFOLE, di Giuseppe Prezzolini; DE AMERICA, di Guido Piovene.

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    Nicola Intrevado

    11/04/2011 17:23:27

    Ci sono guide per gli States che ti dicono quali sono i bar da frequentare e quali quelli da evitare per non incorrere in seccanti incontri con brutti ceffi.Ci sono guide che riportano i luoghi dove incontrare divi del momento e in quali orari andarci e come indurli a farsi vivi, tipo: dichiararsi nipoti del Signor Beghelli al Nobu affinche' qualcuno chiami De Niro per venirvi a fare un saluto in ricordo dei bei soldoni che si prese a suo tempo per la pubblicita' che fece all' azienda di famiglia. Ci sono guide che riportano dove comprare i biglietti dei concerti senza farsi spennare e vantarsi a fine spettacolo con i compagni di viaggio sull' affare di averli comprati ad un quarto da quello sborsato dai privi di tale guida dei furbi.Ci sono guide che indicano gli indirizzi giusti,da raggiungere con i mezzi giusti,nei tempi giusti,per vedere gli ultimi graffiti di Hering rimasti in citta' prima che qualche gallerista astuto vi costruisca un recinto e farvi pagare un salato biglietto di ingresso.Ci sono guide per chi e' alla ricerca di guide per evitare guide che guidino ai negozii dei loro compari e indurvi a comprare uno schizzo,una matitata,una crosta di un ignoto autore che, stando alla guida,diventera' un sicuro investimento per il vostro attico a Manhattan.Ci sono guide che si prendono gioco di voi e vi invitano ad osservare un appartamento a Sutton Palce dove si consumo' la storia d' amore tra Arthur Miller e la Monore,abitazione demolita per far posto ad altra palazzina,ma che la guida non ha cuore di confessarvi,e vi ci conduce con infinita segretezza ad ammirare.E poi c'e' "America amore" di Abrasino che vi spalanca il cuore e la mente dell' America come nessuna guida potra' mai fare anche volendo. Invitandovi con garbo,infinita cultura,critica letteraria,cinematografica,economica, saggistica,e tanta tanta passione a farvi partecipi di un america vera,quella del 1959, della quale,nulla,assolutamente nulla e' perduto,basta cercarlo.Fatevi guidare Alberto.

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In fondo, da un punto di vista strutturale, di per sé i party, i cocktail e i festival si assomigliano tutti; e che si sia a Spoleto, Umbria, Italia o a Newport, Rhode Island (Stati Uniti), da una parte all'altra dell'oceano gli eventi hanno tutti i loro punti fermi e piccoli rituali: vestiti, drink, conversazioni, notti fonde, vizietti e licenze varie. Anche per questo, trovarsi sul posto sul finire dei cinquanta e descrivere un "pranzo in piedi" all'americana sul "pratino dietro casa" o il jazzfest di Newport con birre, bermuda e camicie a "rigoni, pois, fiorellini" non è poi diverso, per Arbasino, dal narrare le mitiche prime e i festival imperdibili di Fratelli d'Italia, con le annesse scorrerie, solo un po' più decadenti, di Antonio, Desideria e Klaus.
Assieme a quelli di Parigi o cara (1960) i primi fitti reportage di America amore sono già parte del romanzo a venire (la prima edizione dei Fratelli esce nel 1963) e, in generale, fanno parte dei materiali che il Romanzo Saggio avidamente ingloba e fagocita: testi speculativi, lacerti di discipline scientifiche e autre, recensioni sulle varie arti, conversazioni lunghissime, viaggi, escursioni. E reportage appunto, sulla scia del New Journalism americano, di Edmund Wilson, di Janet Flanner e del principio perfetto per Capote: "Il reportage non è affatto diverso dalla letteratura creativa". Così, i sacri confini della retorica, logori per definizione per un cultore di Plinio, Proust e del Nouveau Roman, spariscono del tutto: scorrendo alcune pagine-fiume di America amore, si capisce già qualcosa del prossimo viaggio nel bel paese, tra cataloghi sfrenati, gag, divertimenti, spettacoli di ogni genere, monologhi di decine di pagine.
Ma poi, lo si sa, l'America dei cinquanta e sessanta non è l'Italia e Spoleto non è Newport. Da subito, come per ogni principiante italiano magari circondato di zii migranti, l'America di Arbasino è un luogo in cui si arriva "con la testa piena di miti", un "paese dove praticamente tutti sono già stati". Eppure, anche sul versante della conoscenza del luogo e della sua cultura, là dove il reportage ritorna in sé e alla sua vocazione strutturale, il giovane Arbasino stabilisce una cifra stilistica anche per la "letteratura creativa" che verrà.
Di rado si addentra troppo nella specializzazione: solo in alcuni episodi (A ventun pollici, Sentimenti dei tempi, Suburbia, Le età dell'uomo medio) riprende il bagaglio degli studi sociali e giuridici e parla di massificazione, produzione ed educazione, perfettamente en sociologue. Le stesse interviste a esperti, docenti universitari, economisti, giornalisti e sociologi si risolvono in monologhi per lo più privi di interruzione e di commento.
Sappiamo invece come questi signori erano vestiti. Ad esempio, Riesman è "vestito quasi all'europea e con spalle spioventi", Arthur Schlesinger porta "occhiali di tartaruga rotondi", "la camicia a righe col cravattino scuro a farfalla" e "scarpe inglesi".
Arbasino reporter osserva il mondo americano, lo registra in flash successivi, in rapide istantanee che a ben vedere possono già spiegare tutto contenendo poco. Elencare le cose che sente o che vede è più importante che ricercarne le ragioni profonde e non apparenti; ma si tratta soprattutto di registrare con maggior cura certe cose, meglio se esposte ai rivolgimenti dei consumi: tanti vestiti, giornaletti, gadget pressoché inutili, cibi, motivi, arredi, tutta una serie di minuterie che, secondo il dettato teorico di Certi romanzi, trattengono lo spirito della loro epoca meglio di qualsiasi manuale. E su tutto, sempre, dietro Flanner e il New Journalism, una "disinvoltura e sprezzatura incantevole, apparente capriccio, elegante colore, straordinario rigore ironico".
Ma alla fine, ancora, l'America, amata o amara che sia, non è l'Italia. È un paese sempre in via di definizione, sempre "in una fase adolescente e prepubere": è poi capace di passare di colpo "dall'innocenza dei bambinoni agli orrori decadentistici", ma non gli può appartenere quel gran "groviglio arcaico" che fa della sola Italia un gran "pentolone di tabù e complessi" (Fratelli d'Italia). È forse per questo che l'antitaliano Arbasino è un po' meno Arbasino lontano dal bel paese, dove la carica ironica e la sprezzatura trovano poco spazio disponibile su cui infierire.
Daniele Santero