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Uwe Timm

Traduttore: M. Carbonaro
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2007
Pagine: 174 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804569688

Riuscire a trascendere il lamento funebre affrontando eventi storici in tutta la loro terribile, fatale violenza è l'atto irriguardoso nei propri confronti che Uwe Timm ha compiuto nei due ultimi libri, un gesto non privo di pathos ma immune da qualsivoglia autocommiserazione. In Come mio fratello era il fratello caduto sul fronte orientale, cui lo scrittore cercava con le sue indagini di avvicinarsi a tentoni senza per questo minimamente relativizzare il ruolo di costui come soldato delle SS. In L'amico e lo straniero è al suo compagno di studi Benno Ohnesorg, ucciso durante la manifestazioni contro lo scià di Persia il 2 giugno 1967, che Timm ha saputo erigere un monumento, trasformandolo da quel simbolo mediatico e politico che fin da subito era diventato (Ohnesorg vittima della violenza di stato e fanale della rivolta studentesca) in un individuo concreto, l'amico Benno. E raccontando dell'amico Timm racconta anche di sé, guidando il lettore nella percezione del mondo di chi aveva vent'anni nella prima metà degli anni sessanta: la cultura come grande ideale, la speranza di emanciparsi mediante la cultura (entrambi, Timm e Ohnesorg, provengono da un ceto medio-basso), l'atteggiamento di rifiuto. sostanziato di idee esistenzialiste (lo "straniero" è quello di Camus). nei confronti di uno stato e di una società la cui legittimazione etica appare caduta in discredito e, infine, il processo di trasformazione di questo "non-conformismo", tutto sommato ancora passivo, nell'impegno attivo all'interno del movimento studentesco. Ma, soprattutto, c'è l'amico Benno, uomo sensibile che scrive splendide poesie e che in realtà è un individuo sostanzialmente "impolitico". È questo Ohnesorg che Timm riesce a salvare con un gesto da vero amico, evitando così che scompaia riducendosi a mero simbolo mediatico. Nell'incipit riflette sulla difficoltà di trovare una lingua appropriata per la commemorazione dell'amico: "Lo scalpore provocato dalla sua morte impedì nelle prime settimane e nei primi mesi che nel ricordo si insinuasse il sentimento. Lo sdegno trasformava ogni approccio partecipe ed emotivo nella necessità di interrogarsi su come si erano svolti i fatti, sulle circostanze, sui retroscena. Non trovavo una lingua per lui". Scrivendo questo libro, Timm l'ha trovata. Gerhard Friedrich

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    Maurizio

    24/01/2012 16.37.15

    Ho letto il libro subito dopo "Come mio fratello" e questo ne e' in qualche modo la continuazione, o meglio, il prolungamento, con un ritorno al passato, quello della formazione scolastica e universitaria, prima dell'inizio della scrittura. Ricostruzione affettiva dei rapporti con "l'amico", scomparso nel 1967, ucciso assurdamente dalla polizia durante una manifestazione contro lo Scia' di Persia a Berlino, quanto Uwe aveva 26 anni. Di nuovo la ricerca della memoria su diversi piani temporali, avanti e indietro, lo scritto di oggi e la poesia di ieri, e lo studio appassionato e le serate insieme, e Londra e Parigi e un rapporto interrotto forse gia' prima della scomparsa di uno dei due. Ma "l'amico" resta sempre nell'animo dell'Autore, ormai vecchio. La scrittura di Timm, cosi' pulita e nitida, ti prende al cuore e provoca un senso di dolore continuo. Ho impiegato 10 giorni a leggere quelle poche pagine, senza decidere di accelerare o di staccarmene definitivamente. E' veramente un grande scrittore.

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    diablo

    02/03/2009 19.44.57

    bellissimo, imperdibile...sviluppato su piani temporali intrecciati dai ricordi, timm usa un pretesto come l'amicizia per raccontare la sua vita e la vita del suo amico, dello straniero che è in lui, degli amori assurdi...della letteratura, di parigi, della germania...un libro colto e snob...bello

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