L' amore fatale

Ian McEwan

Traduttore: S. Basso
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 284 p.
  • EAN: 9788806173944
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Recensioni dei clienti

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    jane

    07/07/2015 14:44:33

    Non mi ha pienamente convinto, o meglio, alcuni capitoli sono molto belli, con quel tanto di ironia e ambiguità che caratterizza McEwan e si accompagna ad una scrittura fluida e cristallina. Altre parti sembrano " stanche" e poco legate alla vicenda già abbastanza inconsistente.

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    catalina7

    09/05/2015 13:52:37

    Il primo libro che leggo di McEwan e sono rimasta molto colpita. Il modo di scrivere scorrevole fa sí che la storia ti si avviluppi attorno come una cortina di fumo. I profondi ritratti psicologici dei protagonisti sono piccoli specchi in cui il lettore (almeno per quanto mi riguarta) ritrova frammenti della propria personalitá, nei rituali quotidiani come nelle reazioni a situazioni non calcolate o calcolabili delle nostre esistenze. Consigliato!

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    misselisabethbennet

    20/10/2014 23:26:20

    .. primo libro che leggo di Mcewan.. esilarante dalla prima all'ultima pagina..la sua scrittura ironica e i personaggi fuori dall ordinario sono il top!! Consigliatissimo!!!

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    marcello

    07/10/2014 18:47:24

    L'ho trovato molto molto buono, thriller e psichiatria a braccetto per uno svolgimento per nulla pesante ma avvincente come un giallo ed interessante come un caso clinico complesso. Utili e piacevoli le due appendici come esegesi semplificante ed istruttiva.

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    lomat83

    25/06/2011 20:39:57

    Decisamente McEwan con questo romanzo dimostra di aver messo magnificamente a frutto il talento dimostrato durante il corso di scrittura creativa all'Università di East Anglia. Come spesso accade nei suoi libri, lo stile fluido, regolare e mai troppo compiaciuto, accoglie con facilità una trama che, se anche non particolarmente complessa, è abitata da (pochi) personaggi ben delineati e dallo spessore notevole. Unica pecca, a mio avviso: la netta decisione con cui viene presentata una mentalità ciecamente religiosa (degenerata) contro un pensiero agnostico, razionale e pragmatico, che poi si concretizza nella disperante persecuzione subita dal protagonista, e non lascia il minimo spazio alla condanna senza appello (per McEwan) di qualsiasi pensiero religioso. Limite che, nell'ottica della sua intera opera, viene in parte superato con le riflessioni contenute in altri suoi importanti romanzi come "Cani Neri" e "Solar".

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    Giuseppe

    17/09/2010 18:13:39

    Uno dei migliori libri che McEwan abbia mai scritto. Partendo dall'idea dell'ossessione amorosa, il grande scrittore ci trascina in una storia che a un certo punto fa dubitare anche a noi su cosa sia realmente successo tra il protagonista e il suo "persecutore". Impeccabile l'approfondimento sulla sindrome di De Clerambault. Ancora uno splendido romanzo firmato McEwan.

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    kine

    04/09/2010 14:07:41

    Bellissimo, davvero una grande e avvincente storia. Unico neo: quando ha scritto l'inizio,McEwan, aveva in mente come sarebbe andata a finire la storia? Sembra che il prot abbia un feeling con lo stalker, poi nel proseguo della storia pare non esserne interessato.... Uno dei suoi meglio scritti. Inizio travolgente e stravolgente

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    stefano

    28/08/2009 16:43:09

    irrita l'atteggiamento dei personaggi; quello del maniaco è decisamente diabolico. Viene voglia di spaccargli il muso dopo poche pagine. Un utore che riesce a provocare dei sentimenti, anche se deprecabili e un buon autore. Manifesto dello stalking che a quanto pare fino a qualche anno fa non eraperseguibile neppure in inghilterra.oggi in italia è diventato l'ennesimo reato che rimmarrà impunito.

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    roberto

    09/04/2009 14:15:23

    Lo stile è una conferma ddi McEwan,la trama forse un pò altalenante.ci sono momenti in cui si divorano un pò di pagine in blocco e altri un pò meno scorrevoli. tutto sommato però.....un bel libro davvero.

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    Carolina

    11/05/2008 17:44:17

    E' naturalmente un libro di Ian McEwan, scritto elegantemente e ben strutturato, però "Espiazione" è un'altra cosa. Qui mancano passione ed originalità.

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    Maurizio Ricci

    31/07/2007 08:23:53

    Premesso che McEwan è e rimane uno dei miei Autori preferiti, questo mi è sembrato un grosso passo falso. Il plot è veramente inconsistente, per non dire ridicolo e solo un talento letterario come quello di McEwan può far reggere una storia simile..... Di J.S.Bach qualcuno disse - probabilmente non a torto - che avrebbe potuto musicare un elenco telefonico; bene, Ian McEwan è qui riuscito in un'impresa paragonabile; anche per questo gli è dovuta ossequiosa ammirazione e magari, alla luce però della sua produzione più recente, il prossimo Premio Nobel per la letteratura.

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    stefano

    12/05/2007 20:05:23

    Che noia mortale!! Un libro molto diverso dagli altri di questo scrittore. Macchinoso, lento, pretestuoso... soprattutto inutile. Scritto al solito molto bene. Ma è un libro che non ha anima. Grande tecnica Grande scienza come quella del narratore, ma niente di così disturbante come McEwan spesso fa. Ha scritto di meglio.

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    Anna

    09/05/2007 20:21:22

    Molto bello l'inizio, con scene quasi cinematografiche; un po' in calando verso la fine, per un ultimo capitolo un po' deludente. Tutto sommato una storia interessante dal lato psicologico ed umanitario, che affronta l'eterno dubbio su chi, fra il pazzo e il sano, sia più malato di mente.

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    Isabella

    16/03/2006 14:03:02

    Molto carino. Al di là del contenuto, non originalissimo ma sicuramente trattato con una visione laterale, molto bella la narrativa. Mi è piaciuto come l'autore riesce a trasmettere i pensieri, le emozioni dai più piccoli dettagli. Un bel lessico, molto vario che ti permette di cogliere le sfumature.

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    sietejunio

    12/09/2005 11:32:57

    Un libro scritto bene, che colpisce molto per il crescendo iniziale senza comunque perdere la presa dell'attenzione del lettore. Un libro intelligente, che tiene buona compagnia.

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    Luci

    31/08/2005 15:40:01

    Trovo che questo libro sia scritto molto bene: chiaro e scorrevole, lascia il lettore in uno stato di suspence fino alla fine. Bello, mi è piaciuto.

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    teresa

    05/08/2005 10:54:08

    Inizia bene, prosegue meglio....e poi si spegne piano piano un po' banalmente.

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"L'incidente ebbe tali e tante conseguenze, si sviluppò in un tale groviglio di ramificazioni a partire da quei primi istanti, diede vita a un tale dedalo di amore e di odio, che un po' di riflessione, di pedanteria persino, non può che farmi bene."

Un incidente assolutamente particolare: un pallone aerostatico sfugge al controllo e in un volo impazzito trascina con sé un uomo che tenta di trattenerlo per salvare il bambino che è nel cesto, ma poi precipita e muore.

Subito dopo il tragico tentativo di salvataggio del bambino che si conclude con la morte di un suo soccorritore, salvataggio a cui collabora anche il protagonista del romanzo, Joe, avviene l'incontro "fatale". Lo spettacolo della morte, di cui un gran numero di persone è spettatrice, è drammaticamente scandaloso. L'impotenza, lo sconcerto, il senso di colpa sono i sentimenti che toccano nel profondo la coscienza di Joe, giornalista scientifico, razionale e laico e l'incontro con Parry, che da subito parla di fede e della sua volontà di convertirlo a Dio, si svolge davanti al cadavere, in uno stato di assoluto turbamento. Dopo poche ore Joe riceve, in piena notte, la prima di mille telefonate, inizia cioè la persecuzione amorosa di Parry. Una malattia, la sindrome di de Clérembault (così, quasi da subito, Joe motiva il comportamento di Parry) guida la trama del romanzo: questa psicosi porta il malato a credersi amato da un individuo, spesso più potente di lui, e individua nei comportamenti dell'amato dei segnali, inesistenti, che alimentano la passione che prova. È una malattia, quella che guida Parry? O l'amore è un sentimento che è difficilmente decifrabile e catalogabile? In ogni caso una passione così assoluta sconvolge la vita, incrina il rapporto di coppia di Joe e Clarissa, provoca un tentato omicidio e un tentato suicidio. Le certezze scientifiche, la razionalità, baluardi del protagonista, entrano in conflitto sia con la diffidenza di chi lo circonda, sia con il comportamento assolutamente e follemente appassionato di Parry, con la sua fede religiosa e le sue certezze che non vacillano mai, nemmeno quando la società, per difendersi, lo rinchiude in manicomio.

Le appendici scientifiche che chiudono il romanzo, che ha tutta la tensione di un thriller, hanno probabilmente la funzione di riportare dentro a criteri di ordine e razionalità la vicenda. Sono una altra faccia della realtà? Sono la spiegazione di ciò che avviene nella nostra psiche quando è dominata dai sentimenti? O forse sono solo il tentativo di rassicurarci con un'opera di semplificazione della complessità della vita?

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

L'inizio è facile da individuare. Eravamo al sole, vicino a un cerro che ci proteggeva in parte da forti raffiche di vento. Io stavo inginocchiato sull'erba con un cavatappi in mano, e Clarissa mi porgeva la bottiglia - un Daumas Gassac del 1987. L'istante fu quello, quella la bandierina sulla mappa del tempo: tesi la mano e, nel momento in cui il collo freddo e la stagnola nera mi sfioravano la pelle, udimmo le grida di un uomo. Ci voltammo a guardare dall'altra parte del prato, e intuimmo il pericolo. L'attimo dopo, correvo in quella direzione. Si trattò di un rivolgimento assoluto: non ricordo di aver lasciato cadere il cavatappi, né di essermi alzato, di aver preso una decisione, né di aver sentito la raccomandazione che Clarissa mi rivolse. Che idiozia, lanciarmi dentro questa storia e i suoi labirinti, allontanandomi di volata dalla nostra felicità, tra l'erba tenera di primavera accanto al cerro. Un altro grido e l'urlo del bambino, affievolito dal vento che spazzava le chiome alte degli alberi lungo le siepi. Accelerai la mia corsa. A quel punto, improvvisamente, da angolazioni diverse del prato, altri quattro uomini stavano convergendo sul luogo dell'incidente, correndo come me.
È come se assistessi alla scena da un'altezza di cinquanta metri, con gli occhi della poiana che poco prima avevamo osservato volteggiare ad ali spiegate e tuffarsi nel tumulto delle correnti: cinque uomini in corsa silenziosa diretti al centro di un prato di una quarantina di ettari. Io arrivavo da sud-est, con il vento a favore. Circa duecento metri alla mia sinistra correvano affiancati due individui. Erano Joseph Lacey e Toby Greene, braccianti agricoli che stavano riparando il lato meridionale dello steccato, là dove costeggia la strada. Più o meno alla stessa distanza da loro, veniva John Logan la cui vettura era parcheggiata ai margini del prato con la portiera, o le portiere, spalancate. Sapendo ciò che so ora, è curioso ricordare la figura di Jed Parry dritta di fronte a me: è uscito da un filare di faggi e avanza contro vento dal lato opposto del prato a una distanza di cinquecento metri. Agli occhi della poiana, Parry e io eravamo due sagome minuscole; con le nostre camicie bianchissime sullo sfondo verde, ci correvamo incontro come due amanti, ignari della sofferenza che da quel groviglio sarebbe nata. Mi precipitavo verso un essere fuori del comune, ma anche adesso, dopo tutto quel che è accaduto, sono certo che in quel momento, prima cioè che le complicate coincidenze responsabili del nostro incontro su quel prato si allineassero per darsi forma compiuta, la straordinarietà ancora non esisteva. Il caso che avrebbe scardinato le nostre vite era a pochi minuti da noi. A mascherarne l'enormità contribuiva non solo la barriera del tempo, ma anche il colosso al centro del prato con la sua fenomenale forza d'attrazione in grado di scuotere le resistenze meschine dell'uomo.