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Editore: Mondadori
Edizione: 5
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
Pagine: 320 p.
  • EAN: 9788804555148
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Recensioni dei clienti

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    Angelo Cennamo

    30/10/2016 21.08.24

    L'attrazione fatale di un architetto di mezza età per una minorenne prostituta e ballerina part-time alla Scala. Sullo sfondo di una Milano grigia e malinconica, l'architetto Dorigo ( quasi l'anagramma di Giovanni Drogo, protagonista del capolavoro di Buzzati: "Il deserto dei tartari") e' completamente soggiogato da Laide Anfossi, ragazzina viziata e indifferente al suo innamoramento. Romanzo poco conosciuto di Buzzati, sulla falsariga della Lolita di Nabokov, scritto con uno stile asciutto, essenziale, molto moderno per i suoi tempi. La storia di un'umiliazione e della solitudine di un uomo incapace di vivere la normalità familiare dei suoi coetanei.

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    Maria cristina

    29/05/2016 22.20.08

    Letto tutto d'un fiato, piacevolissima e penetrante la scrittura e la descrizione dei personaggi che gravitano in questa storia d'amore travagliato. Un romanzo di estrema attualità e sembra non sia stato scritto nel 1963. Sicuramente tra i miei preferiti

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    KidChino

    27/01/2016 03.38.43

    Prima di conoscere Buzzati ed il suo mondo mai mi sarei aspettato ( conoscendo i miei gusti ) di leggere un libro d'amore. Se poi di amore si può parlare... Un amore malato. Una disperazione tale da portare il protagonista ad azioni a dir poco allucinanti. Un uomo di 50 anni che si innamora di una diciassettenne e ne diventa succube. Ma succube di cosa? Di un suo pensiero personale. Dorigo non parla mai di tutto quello che ognuno di noi pensa sia l'amore. Un rapporto che può essere definito in tutti i modi tranne che sano. L'innamorarsi di un'idea. Idealizzare e contestualizzare un qualcosa ( o un qualcuno ) senza conoscere davvero il significato e le emozioni di cui si ha davvero bisogno. Anche la punteggiatura fa quasi pensare ad una marea di emozioni e sensazioni del protagonista folli. E svegliarsi una mattina capendo che si è sbagliato tutto. Che non c'è più logica. Che non c'è più nulla. La tematica di Buzzati su questo folle amore è sconcertante. Un romanzo che resta impresso. Un capolavoro.

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    stefano

    28/05/2015 13.14.12

    Eugenio Montale lo definì "il più bel romanzo italiano del Novecento". Senza dubbio siamo di fronte ad un capolavoro assoluto. Nato probabilmente da un'esperienza autobiografica, questo romanzo scandaglia in profondità e senza pietà i recessi più intimi dell'animo umano di fronte all'amore o, sarebbe meglio dire, alla scoperta dell'amore da parte di un borghese della Milano degli anni Sessanta, abituato ad avere e a comprare tutto ciò che desidera. L'incontro con Laide - una delle figure femminili più intense e affascinanti del '900 italiano e non - destabilizza il protagonista, Antonio Dorigo, mettendolo per la prima volta di fronte a sè stesso, per quello che è realmente, al di fuori delle convenzioni e delle abitudini borghesi che hanno segnato la sua vita fino a quel momento. La scoperta dell'amore, la comprensione di una verità antica e semplice al tempo stesso e cioè che l'amore non si può acquistare, fanno sì che non possa più vivere come ha fatto fino a quel momento. E' stupenda l'immagine dell'amore paragonato ad una "specie di fiore" che nasce a dispetto di tutto e di tutti nella confusione di una Milano che ancora non è da bere ma che si avvia ad esserlo. Solo l'amore salverà l'uomo. Se "Il deserto dei Tartari" poteva vantare un incipit stupendo, in "Un amore" troviamo uno dei finali migliori e coinvolgenti di sempre. Dino Buzzati si conferma un maestro e, probabilmente, Montale non aveva tutti i torti.

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    Nino Amico

    29/01/2015 15.42.30

    Buzzati si rivela scrittore del tutto nuovo in questo romanzo pieno di vigore, intenso, coinvolgente, con un ritmo talvolta impressionante, specie in alcuni capitoli, che si leggono senza prendere fiato, "risucchiati" nei profondi monologhi interiori del protagonista. Rispetto al più conosciuto "Il deserto dei Tartari", che ha tutt'altro registro, sembra davvero scritto da un altro autore. Mi ha sorpreso l'utilizzo di una prosa vibrante, che tralascia spesso la punteggiatura, ma lo fa volutamente, per rendere il ritmo ossessivo, come ossessivi sono i pensieri del protagonista. Un romanzo che scorre come un fiume in piena e sembra scandagliare il flusso dei pensieri più reconditi ma anche immediati del protagonista, per riversarli poi sulla carta come un pittore surrealista fa con i colori della sua tavolozza, gettandoli vigorosamente sulla tela, quasi volesse imbrattarla, renderla densa, corposa, astrusa, ma anche profonda, e oscura. In questo senso il romanzo è quasi surreale, poiché vive attraverso le angosce di Antonio Dorigo, nutrendosi dei suoi contorti e macchinosi pensieri, nel contesto di una Milano malinconica e grigia, piovosa e "sporca". L'atmosfera è importante quanto i pensieri di Antonio e sembrano compenetrarsi. Sorprendenti gli immediati passaggi dalla prima alla terza persona, meravigliosi i dialoghi interiori pieni di dubbi di Antonio, che giorno dopo giorno rimane invischiato in un'amore morboso che gli toglie ogni energia, che lo tormenta e lo angustia, che lo fa diventare diffidente e geloso, ma anche incapace di reagire, di conservare la sua dignità, di ribellarsi definitivamente, di raggiungere un qualche punto fermo. Egli si divora interiormente senza capire i motivi che lo spingono a comportarsi in quel modo. Egli si annienta, si lascia andare alla disperazione, distruggendo anche il suo amor proprio, senza capire cosa lo porta al tormento. --- continua---

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    misselisabethbennet

    30/09/2014 18.23.14

    ... è proprio un bel libro.... l'eterno diverbio tra amore e ragione messo su carta... mi sono arrabbiata con il protagonista per la sua mancanza assoluta di amor proprio ma in fondo.. chi non si è mai sentito così??

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    Carla

    13/05/2014 10.08.13

    L'autore torna e ritorna al tema della caducità, del tempo che passa, dell'attimo perduto. Come già nel suo capolavoro de "Il deserto dei tartari", il protagonista nelle ultime pagine si ripiega su se stesso facendo luce sulle occasioni perdute, sulla vita non vissuta. Il mezzo qui è una donna, una prostituta, un'ossessione, questo qualcosa di indefinibile che a cinquant'anni lo fa finalmente sentire vivo. E' di questo che si tratta, non di Laide in quanto donna, ma di Laide in quanto giovane, spavalda e senza scrupoli che incarna una vita lontana dalla Milano perbene, lontana dal bigotto benpensante che lui stesso è.

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    Francesca

    15/01/2014 23.22.29

    Dopo il Deserto dei Tartari, un altro splendido romanzo di Buzzati. Profondo scavo psicologico di un amore forse impossibile quanto tormentato che non dà tregua. Da leggere.

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    Giacomo

    14/01/2014 13.59.29

    Ho già letto qualche altro libro di Buzzati che mi è piaciuto molto, come ad esempio "Il deserto dei Tartari"... "Un amore" è davvero un libro diverso dagli altri suoi scritti che ho potuto leggere... Grande Dino Buzzati, l'ho letto senza tregua. Libro consigliato. Molto bello.

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    Martina

    10/09/2013 09.16.30

    Assolutamente da leggere, bellissime le parentesi che si aprono e che contegono l'universo di pensieri dei protagonisti. Scorrevole, Buzzati merita sempre.

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    Giorgio

    01/08/2013 11.47.08

    Veramente notevole, le pagine piu' belle sono quelle delle supposizioni, delle descrizioni dei pensieri immaginati o veri. Tanti complimenti all'autore che purtroppo non c'è piu'.

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    Paolo

    29/07/2013 07.44.30

    "Un Amore" potrebbe tranquillamente intitolarsi "L'Amore" in quanto l'autore, gigante della letteratura del Novecento, partendo da un amore parecchio eccentrico riesce comunque ad trascendere il particolare per arrivare a toccare l'universalità, e quindi l'oggettività, del discorso. È veramente un libro che ti rimane dentro.

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    gasalbe

    09/07/2013 18.31.25

    A distanza di venti anni ho riletto questo capolavoro. Libro bellissimo.

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    fabio

    27/06/2013 15.39.41

    Buzzati riesce sempre a incantare. Il mistero dell'animo umano è sempre un tema "caro" allo scrittore, in questo caso l'amore che divora l'anima del protagonista Antonio Dorigo

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    michele

    22/06/2013 17.04.49

    Sul fatto che Buzzati sia un grande scrittore non ci sono dubbi e, a mio parere, questo libro ne rappresenta la migliore dimostrazione, per l'intensità con cui ha saputo raccontare una vicenda personale, deviando dal sentiero forse a lui più congeniale del simbolo e dell'allegoria. E' qui raffigurato, in tutte le sue sfumature (senza bisogno di qualificazioni cromatiche?), l'irresistibile sentimento di attrazione provato da un tranquillo borghese di mezza età verso una ragazzina bella e sfrontata, e la frustrazione che gli deriva dal rendersi conto di essere da lei manipolato, ma di non riuscire a sottrarsi al suo fascino. Non sono poche le pagine che fanno affiorare un sorriso, ma indimenticabili sono quelle che descrivono le contrade popolari della Milano anni '60, quando la furia ipercapitalistica non aveva ancora illividito completamente la città e i suoi laboriosi abitanti, così come la parte centrale del libro, dove il protagonista, in un'improvvisa e tardiva illuminazione, comprende come tutto il grande e variegato spettacolo della creazione sia un'enorme scenografia allestita per favorire l'amore tra l'uomo e la donna, "ogni cosa del mondo congiurando con le altre cose del mondo in complotto sapientissimo per promuovere la perpetuazione della specie". Strano, ma perfettamente riuscito, il finale.

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    Gresi

    15/06/2013 20.02.18

    Definito secondo molti critici come una sorta di biografia dell'autore, successivamente smentita dallo stesso autore, quello che delinea Buzzati in questo suo meraviglioso romanzo non è altro che la rappresentazione perfetta dei mitici anni '60. Il teatro di un era in cui le classi più umili ed incolte del secolo, videro come avviarsi verso una strada di mai più ritorno. Sull'orlo di un baratro profondo e cavernoso cui lo stesso Buzzati, avverte sottoforma di brutale energia. Esame attento del sentimento individuale nonché parabola di un amore realistico, tangibile e sensibile quasi al tatto. Affermazione della donna come il prototipo di un intricabile guazzabuglio di sentimenti, pulsazioni e nervi in cui il sesso, seppur definito come primo romanzo erotico pubblicato dallo scrittore milanese, non verrà descritto ma lasciato a briglia sciolta all'immagine collettiva del pubblico. Sensuale, seducente e trascinante il romanzo avrà il potere di ammaliare il pubblico sin dall'inizio. Forse dovuta alla sincerità e intensità cui il protagonista, Antonio, abbraccerà il proprio destino e soprattutto ricco di concezioni personali riguardanti il protagonista, evidenziate nel romanzo attraverso la tecnica del cosiddetto flusso di coscienza. Tecnica cui fece ampio uso persino Alberth Cohen e di cui il romanzo Bella del signore, ne è una testimonianza. Il finale inoltre, sebbene un pò ambiguo e forse destinato a smarrirsi nella menzogna, non possiederà nulla di nuovo e originale che lo faccia discostare dal resto dei romanzi di questo genere ma trasmetterà quel senso d'appagamento cui anelava da tempo il protagonista. Quella pace interiore che il lettore, assieme ad Antonio, si augurava di poter ottenere dalla lettura di un romanzo attraente proprio come questo.

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    umberto73

    02/01/2013 15.22.51

    Stupendo!Forse il libro piu bello che ho letto.Tratta di un amore impossibile e tutte le sue problematiche,tra cui la differenza di eta.Realista e coinvolgente la visione della vita e della giovinezza,cioe si puo esser giovani anche a 50 anni.Lo consiglio a tutti.

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    lilimarlene

    09/12/2012 15.01.02

    Un libro romantico e bellissimo.Uno dei migliori libri di Buzzati.Lo consiglio caldamente.

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    Cristina72

    24/06/2012 11.32.45

    Un rapporto irrisolto con le donne, una vita borghese troppo perbene, troppo normale, e all'improvviso la passione per una giovane prostituta. Passione malata, che fa di un architetto di mezza età un burattino patetico e umiliato nelle mani di una ragazza volgaruccia e nemmeno troppo bella. C'è qualcosa in lei, e soprattutto nell'assenza di lei, "quella cosa terribile, come un risucchio di spasimo in corrispondenza dello stomaco". Da qui la smania di voltolarsi nel fango, la convinzione allucinata di aver trovato un fiore nella melma. Il tormento dell'uomo diventa un lamento monocorde, descritto alla perfezione, è vero, ma un po' ripetitivo. Interessante lo stile, con punteggiatura, tempi e proposizioni d'effetto, lasciati alla discrezione dello scrittore. La tecnica del flusso di coscienza a volte appesantisce la narrazione, ma rende bene lo stato di esaltazione mentale del protagonista. Altri prima di Buzzati hanno affrontato temi analoghi, ma qui l'approccio è particolarmente drammatico, delirante, onirico, un viaggio di sola andata verso "un sogno sbagliato".

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    Antonella

    20/06/2012 13.50.14

    Incipit spettacolare, con descrizione d'un'alba milanese ("e poi c'è quel problema dell'alba") all'interno di uno dei primi capitoli che ti catapulta nella vita, nelle case, nella storia di molti sconosciuti; un fluire che ha tutte le sembianze della realtà vista dal finestrino di un treno o da una finestra con vista. Poi la storia inizia, si infittisce e nasce "Un amore". Buzzati allora sceglie di aumentare il ritmo e di finalizzare ogni sua parola a creare un sentimento all'interno del lettore: Rabbia e Stucchevolezza, Rifiuto e Costernazione. Come in "Il deserto dei Tartari" riesce a creare l'atmosfera dell'attesa così in "Un amore" riesce a far percepire al lettore la nascita di un'ossessione. Perché in questo si trasforma quell'amore che il protagonista vive, complici i ruoli, la società, le differenze di età e gli eventi. Un'ossessione che gli ruba il cuore, lo spirito, il corpo, la vita, tutto. E da questa ossessione non c'è guarigione, per mesi. Eppure la realtà è che il mondo è molto più complesso di quanto non sembri, che i ruoli non sono così semplici ed incasellati, che amare non è semplice e che per amare bisogna sapersi scegliere, che si fa del male perché si è ricevuto altrettanto male, che non ci si sa spiegare, che per amare bisogna imparare ad includersi l'uno nella vita dell'altro, che l'inclusione è un'arte e che in fondo è più semplice fare la puttana o pagare una puttana che sentirsi sconfinatamene soli. Qual è il mistero cui Buzzati anela includerci? L'amore è un istante, la bellezza anche; quando un corpo nudo è investito della luce giusta in quell'ora che non è notte né giorno e la pelle candida sembra ancora pura, nonostante tutto; l'amore è quell'istante di pace in cui sbiadisce la giovinezza, in cui la malinconia trabocca da un cuore stanco per aver cercato troppo e ricevuto troppo poco, l'amore è un mezzo, l'unico mezzo per dimenticare di essere mortali.

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