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Amy & Blake. Una storia d'amore e la sua fine raccontate da vicino

Georgette Civil,John McDonald

Traduttore: D. Cadalt
Collana: Voices
Anno edizione: 2016
Pagine: 223 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788899759001

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    sss

    01/09/2016 16.05.04

    "Amy e Blake", il libro scritto da Georgette Civil non è la storia d'amore tra Amy e Blake, non è altro che la storia malatae ossessiva tra una madre e suo figlio. Sto leggendo questo libro col disprezzo nel cuore. Non c'è nulla di oggettivo, nulla su Amy. Tantomeno su questa "dannata storia d'amore". Credo fermamente che Mrs. Civil abbia sfruttato Amy per straparlare e difendere l'indifendibile. Il titolo di questo libro non corrisponde al suo contenuto. Stiamo vivendo con un tossicodipendente in carcere, poi in riabilitazione, poi aiutato dalla devota madre a comprarsi le droghe, e poi ancora in carcere. Amy la si nomina ogni due o tre capitoli, giusto per dare il contentino a chi avrebbe voluto che Blake Civil non entrasse nella sua vita, nei suoi giri, nel suo cuore. Trovo altrettanto penosa la fotografia di Blake che "prega" sulla tomba della defunta moglie. Pagato "due soldi" -come lui stesso rilasciò in un'intervista- Ben vestito, pettinato, profumato probabilmente col dopobarba che la mamma gli procurava assieme alla droga nel periodo buio del ventiseienne. Perché, la luce quando mai c'è stata? Forse con la pubblicazione dell'ossessione morbosa di una madre-fidanzata che per rimediare, continua a sbagliare. Sbagliare, e perseverare. Un amore "che consuma" non è la descrizione di questa storia, l'amore è una dipendenza positiva, euforica, anche estenuante, ma nutriente. Ciò che riempie 50 e svuota 1000 è droga. Droga, in senso lato. Blake, la droga di Amy. Amy, la droga di Blake. Tutti hanno sbagliato in questa vita. perché non raccontarlo? Non ci importa di quante volte Blake abbia messo il suo dopobarba, ma quante volte Amy l'abbia annusato, baciato, piantoci sopra. O quante volte non l'abbia fatto perché presa dal vortice dell'eroina che l'ha lentamente e altrettanto violentemente trascinata via da questo mondo. Sfruttare un nome, un viso, una vita, per parlare delle disavventure di un diavolo angelicato è profondamente ingiusto.

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