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Gli anagrammi di Varsavia - Richard Zimler - copertina

Gli anagrammi di Varsavia

Richard Zimler

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Traduttore: M. Crepax
Editore: Piemme
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 17 gennaio 2012
Pagine: 405 p., Brossura
  • EAN: 9788856614909
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Gli anagrammi di Varsavia

Richard Zimler

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Gaia la libraia

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Varsavia, 1940. Adam aveva nove anni ed era alto un metro e ventisei; misurare la sua altezza era uno dei passatempi con cui lui e lo zio ingannavano la monotonia della vita nel ghetto. È nel filo spinato che separa quell'isola dimenticata nel cuore della città dal mondo esterno che, all'alba di un gelido mattino d'inverno, viene ritrovato il suo corpo senza vita: nudo, la gamba destra amputata sotto il ginocchio. Poi è la volta di Anna, quindici anni: anche lei è stata gettata nel filo spinato, ma a mancarle è la mano destra. In entrambi i casi, nelle parti mutilate la pelle presentava macchie o strane anomalie. La lotta quotidiana per la sopravvivenza non dà il tempo di soffermarsi sulle analogie che legano i due delitti: quando l'orrore è all'ordine del giorno, analizzarne i dettagli è una pratica che può condurre alla follia. Eppure, proprio nei particolari si scorge la strada verso la verità, e solo la ricerca della verità può in qualche modo placare il dolore e il senso di colpa di Erik Cohen, zio di Adam nonché psichiatra nella precedente vita da uomo libero. Quando Adam è scomparso, era lui a doverlo tenere d'occhio; è stato lui, dietro tanta insistenza da parte del bambino, che si annoiava in casa, a dargli il permesso di uscire a giocare, facendogli promettere di non allontanarsi dalla strada, neanche se i marziani fossero atterrati sulla sinagoga e avessero chiesto a lui in persona di negoziare un trattato di pace. L'uomo inizia un'indagine personale.
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    maldimaldive

    11/06/2018 09:26:42

    Ecco un libro che dovrebbe leggere uno studente di terza media o delle superiori. È un giallo, infilato dentro il ghetto di Varsavia, quello del 1941. Il ghetto dove i polacchi ebrei sono costretti a vivere senza acqua potabile, senza mangiare (il protagonista riesce a fare una zuppa con bucce di patata e foglie di cavolo marcio); senza limoni o arance (lo scorbuto è all’ordine del giorno); senza riscaldamento (molti hanno la tisi, la tubercolosi); in compenso sono pieni di pidocchi, pulci, e dolori. Quel ghetto dove alcuni si mettono a fare contrabbando al mercato nero, allontanandosi di nascosto nella parte pulita di Varsavia, quella cristiana, dove ci stanno le SS, quel ghetto nasconde un omicida, che uccide i bambini ebrei, quelli che hanno qualcosa di...insolito. È un romanzo che catapulta nel periodo buio del razzismo, dell’antisemitismo ebreo con una scrittura lucida e chiara, sbattendo in faccia il dolore dello zio Eric a cui hanno ucciso il nipotino Adam. Eric e l’amico Izzy si trasformano in detectives, riuscendo a trovare il responsabile degli omicidi. Dovrebbero leggerlo gli adolescenti perché la memoria di certi fatti non deve finire nell’oblio, nella nostra realtà che fa apparire tutto virtuale e finto.

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    Paula

    19/04/2013 14:14:20

    Tristemente lucido, spesso agghiacciante, però è proprio bello!

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    monica

    30/01/2013 10:26:20

    Un romanzo che ti prende dalla prima pagina fino all'ultima, una lettura scorrevole nonostante il contenuto agghiacciante. E' tangibile la fame la sofferenza la vita miseranda di queste persone rinchiuse in questa citta' di dolore privazioni e morte ma anche di speranza. La speranza che i morti non vengano dimenticati, la speranza di poter sopravvivere per raccontare, l'umanita' di alcuni disposti al piu' grande sacrificio per poter salvare una sola vita. Cosi' come l'indifferenza se non la gioia davanti alla sofferenza umana di molti, quei privilegiati non condannati a morte solo perche' nati che si permettono con scherno di offendere il sangue che veniva versato sul loro suolo. Un bellissimo libro che prova che un tempo esisteva quella citta' nella citta', una citta' cintata da mura per rinchiudere umanita' innocente condannata ad una morte atroce, una citta' che ora non esiste piu' perche' cancellata dalla faccia della terra affinche' si potessero nascondere le prove dei crimini inauditi che al suo interno venivano perpetrati da coloro che si credevano i figli degli Dei. Questo manoscritto invece fu ritrovato sotto quelle ormai invisibili macerie e riporta alla luce nomi fatti e date certe, una testimonianza incancellabile che lasciera' la sua importante traccia per molto tempo.

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    alessia

    05/01/2013 18:40:27

    Molto coinvolgente!!! Lo si legge con trasprto come tutti i libri che ci ricordano gli orrori dell'olocausto!!!

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    Isa

    01/11/2012 09:49:08

    Libro ben scritto: trama avvincente che coinvolge emotivamente!

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    Dino63

    17/06/2012 12:51:47

    Un libro intenso, bellissimo e allo stesso tristissimo, doloroso da leggere: un pugno nello stomaco per il lettore. La trama gialla e' un ottimo pretesto per raccontare con sensibilità la vita degli ebrei rinchiusi nel Ghetto di Varsavia. L'ambientazione è estremamente accurata e il mistero che avvolge la morte dei ragazzini ebrei del Ghetto coinvolge il lettore, stimolandolo a continuare la lettura e pemettendogli di conoscere gli orrori di quel periodo storico. Vale la pena di leggerlo e anche di farlo leggere agli studenti delle scuole superiori perchè sappiano cosa è successo 60 anni fa e non dimentichino mai gli orrori della guerra e dell'intolleranza

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    lalla

    29/05/2012 08:55:02

    Un bel libro giallo avvincente con una ambientazione originale, perchè tutto si svolge all'interno del ghetto di Varsavia, dove si parla di amore, amicizia, odio e dolore ma il risultato è molto gradito grazie allo stile di Zimler. Lo consiglio a tutti.

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    Laura

    16/05/2012 11:25:06

    La particolarità di questo romanzo è ambientare la soluzione di un giallo all'interno del Ghetto di Varsavia. Il dipanarsi delle indagini fino alla scoperta di chi è il responsabile degli omicidi si intreccia con la tragedia del popolo ebraico, segregato nella propria città, obbligato a vivere, o meglio a sopravvivere tra quattro mura. A poco a poco emergono le condizioni di vita a cui sono costretti gli abitanti del Ghetto che si allontanano sempre più da un "Prima" ormai divenuto irraggiungibile per conoscere la crudeltà gratuita elevata a livello di filosofia da parte dei nazisti. Affrontare un argomento così delicato in modo così inusuale ha rappresentato certamente una sfida per l'autore, che riesce però a testimoniare l'orrore senza mai mancare di rispetto alla memoria della Shoah. Intenso.

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    Hit_Man

    15/04/2012 01:30:57

    Libro davvero ben scritto, estremamente rispettoso della storia dolentissima degli ebrei confinato nel ghetto di Varsavia dal 1939. Il continuo scorrere sempre uguale delle giornate, costantemente sorvegliati dalla Gestapo e dai collaborazionisti, precipitati in una squallida e terribile miseria, tesa allo scopo di spersonalizzare l'individuo cancellandone l'identità, è il quotidiano per quanti sono imprigionati nel ghetto polacco. L'assenza di qualsiasi regolarità, anche solo nelle norme igieniche, rende velocemente abbrutita e priva di scopo l'enorme massa di deportati, la quale solo dandosi al contrabbando, pur tra enormi rischi, riesce a procurarsi anche solo una minima occasione di transitoria felicità. In quest'atmosfera, descritta senza peli sulla lingua, anche se con una minima tendenza a essere compassionevole, l'autore innesta una trama thriller, che si integra perfettamente al contesto, rendendo ancor più terribile il confronto del lettore con la passata realtà. L'indagine che il prozio di una delle vittime compie, ostacolata da infiniti impacci pratici a partire dalla sua età avanzata, lo porta a imbattersi in una moltitudine di umanità sparuta, schiacciata dalle vessazioni ma che ancora nutre una scintilla d'orgoglio sotto la cenere dell'avvilimento. Infatti la maggior parte delle notizie riportate traggono in toto spunto dalla vita reale, vissuta e sofferta fino alla morte da moltissime famiglie sotto il giogo nazista, ed anche la trama drammatica a seguito delle uccisioni sospette, si rifà a tendenze raccapriccianti realmente accadute durante il secondo conflitto mondiale. In quarta di copertina è riportato in sintesi ciò che anima il romanzo, ossia come l'autore renda onore alle vittime dell'insensata tragedia, celebrandone il coraggio, la volontà di sopravvivere e di non essere cancellata dalla Memoria collettiva.

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