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Wu Ming

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2011
Pagine: XXVII-419 p. , Brossura

24 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Antologie

  • EAN: 9788806206383
Sarà anche perché ci siamo abituati a chiamarli anni zero, ma a volte sembra che in questi anni che ci separano dall'inizio del secolo non sia successo proprio niente di niente. Basta però percorrerli un attimo con il pensiero, questi undici anni, per ricordarsi della serie di eventi epocali che li ha costellati pur senza scuoterli, senza quasi lasciar traccia. Ed è forse questa la sensazione più forte che la nostra rapida esplorazione ci può lasciare: che tutti gli attentati, gli scandali e le crisi economiche che si sono succeduti non abbiano impresso svolte realinella nostra vita, ma solo voci lontane di orrori che un tempo erano capaci di scandalizzare e travolgere e che ora sembrano fiction. Serve allora l'occhio ironico e implacabile della band bolognese Wu Ming, nata proprio al volgere del millennio con il nome collettivo di Luther Blissett, per ricordarci che realtà e finzione ingaggiano ancora una lotta senza quartiere, almeno per chi voglia usare il metro della letteratura per resistere alle mistificazioni della già decrepita New Economy.
Era il 1999, infatti, quando l'uscita di Q (Einaudi; cfr. "L'Indice", 1999, n. 7) suscitò l'interesse dei lettori e le grandi smorfie di sufficienza e sospetto nei critici e negli accademici più avveduti. Qualcuno, cadendo nella rete, iniziò a ordire leggende metropolitane come quella che vedeva in Umberto Eco il grande burattinaio dell'intera operazione. Dopo dodici anni la situazione non è affatto cambiata, come testimoniano le infuocate discussioni che infiammano la rete e i giornali a ogni uscita dei "senza nome", non ultimo il tormentone sulla nuova epica italiana. Dodici anni riassunti nei sedici racconti che compongono l'Anatra all'arancia meccanica pubblicata da Einaudi (Heynoughty per i quattro), che raccoglie scritti apparsi in vari luoghi, soprattutto online. La Storia che riverbera in questi racconti, spesso di una paradossale ma coinvolgente comicità, è in realtà una vicenda amara, demenziale e tragica, della quale tuttora portiamo i lividi e le ferite: un decennio iniziato con la tragedia di piazza Alimonda e l'irreale spettacolo delle Torri gemelle, proseguito con le bolle speculative, l'esportazione della democrazia, l'inizio dell'allarme per le risorse idriche, l'esplosione dei flussi migratori e giù giù sino ai più squallidi esiti della politica nostrana, incapace di reagire alle sfide dei tempi se non per grugnire vergogne sul corpo di Eluana Englaro. Tutto ciò è registrato e ricreato da Wu Ming, che percorre da sempre il paese incontrando i lettori lontano dalla fagocitante esibizione mediatica dei salotti televisivi e dalle marchette da prima serata. Perché, a pensarci bene, gli anni zero sono anche gli anni in cui una band di scrittori sceglie le vie non ancora battute dell'identità collettiva, della diffusione gratuita dei prodotti culturali, dell'uso massivo e costante di Internet come luogo di scambio e creazione letteraria e non solo come piattaforma commerciale per meglio arrivare "nelle case degli italiani".
Forse, a qualche critico dal palato più fine potrà apparire desueto quest'anatrino marxista all'arancia meccanica, che si scaglia contro l'impero turbocapitalista della Walt Bizney e che non esita a parodiare se stesso, per esempio quando deve scegliere se firmare un contratto milionario per il sequel di un cinepanettone intitolato Benvenuti a 'sti frocioni. Con il suo porsi pervicacemente in anticipo e in ritardo sui tempi, Wu Ming è il segno di come alcuni scrittori, durante gli anni dello sfacelo e della sovraesposizione narcisistica, abbiano cercato e continuino a cercare un corpo a corpo con la realtà.
Stefano Moretti

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    valentina

    04/07/2011 22.06.09

    intenso, interessante, che fa riflettere inca**a e diverte. Amo, come tutto ció che fa wu ming, a priori ;-) valá che ci sono

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