«Anima mia, diletta!». Lettere di Martin Heidegger alla moglie Elfride (1915-1970) - copertina
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«Anima mia, diletta!». Lettere di Martin Heidegger alla moglie Elfride (1915-1970)
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Descrizione

Questo libro raccoglie uno dei più interessanti, ma anche dei meno noti, epistolari del Novecento, quello tra il filosofo Martin Heidegger e la moglie Elfride. Si tratta di una eccezionale testimonianza, che svela particolari inediti della vita privata di Heidegger, ritenuto universalmente uno dei più complessi e controversi filosofi del secolo scorso, il cui pensiero appassiona ancora oggi milioni di studiosi. Le lettere scritte da Heidegger alla moglie permettono di ricostruire la figura del grande pensatore tedesco, rivelando il lato nascosto di una personalità ricca di passione ma anche incline alle più comuni debolezze umane. Il libro, pubblicato nel 2005 in Germania ha suscitato un grande scalpore per le rivelazioni che conteneva sulla vita privata del grande filosofo (per esempio si è scoperto che il "figlio" Hermann in realtà era nato in seguito ad una relazione adulterina della moglie).
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2007
8 novembre 2007
381 p., Brossura
9788870186659

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gianni
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Il massimo del punteggio dipende dal fatto che queste lettere sono interessanti per un profilo dell'uomo Heidegger. Ma non si può dire né che siano belle, né che siano coinvolgenti. Al contrario, il mago di Messkirch scriveva alla sua diletta, innanzi tutto e per lo più, in un gergo incomprensibile, a tratti delirante: non è l'amore fra lui ed Elfride la parte interessante del carteggio. Anche perché i tradimenti di Heidegger, qui documentati, furono molti. Piuttosto, lo sono certe allusioni, certi passaggi su terze persone, certi enormi, incredibili silenzi: mai una parola di biasimo sul nazismo, nemmeno una. Gli autorevoli epigoni cattedratici italiani che lo difendono, persino dopo i "Quaderni neri", in virtù di molto avventurosi distinguo, muovono al riso.

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Il libro, uscito in Germania nel 2005, è una scelta, corredata da numerose fotografie, di circa centocinquanta lettere su un migliaio, a cura dalla nipote Gertrud (figlia di Jörg, primogenito degli Heidegger), la quale ha inserito negli intermezzi biografici, tessuto connettivo all'epistolario, anche molti passi significativi di quelle tralasciate. Avverte di aver pubblicato comunque tutte le missive superstiti del periodo 1933-38 e di aver riportato "tutte le affermazioni antisemite e politiche relative al nazismo, complessivamente rare". Elfride – annota – "non prese mai realmente le distanze dalle sue convinzioni naziste e antisemite". Quanto a Heidegger, com'è risaputo, c'è sulla questione una letteratura imponente e la discussione è ancora aperta.
Gertrud Heidegger fu molto vicina all'anziana coppia negli ultimi anni della vita del filosofo. Dopo la sua morte, avvenuta nel maggio 1976 nella casa di Friburgo, da poco ampliata grazie alla vendita, con l'aiuto di Hannah Arendt, del manoscritto di Essere e tempo, le lettere furono consegnate alla nipote da Elfride Petri. Nata nel 1893, aveva sposato Heidegger nel 1917 dopo un anno di fidanzamento e aveva vissuto con lui sessant'anni. Morirà quasi centenaria nel 1992. Nella trascrizione del lascito, la curatrice è stata aiutata dall'altro figlio degli Heidegger, Hermann, cui il padre nel 1972 affidò la pubblicazione della sterminata opera omnia. Egli stesso racconta in un'intervista ("MicroMega", 2007, n. 3) che era dispiaciuto per la divulgazione di lettere da cui emergevano aspetti biografici sui quali avrebbe preferito il silenzio, come le numerose relazioni extraconiugali di Martin e anche l'amore di Elfride per un giovane medico che fu il vero padre di Hermann nel 1920 (circostanza confermata nella postfazione). Heidegger, che era profondamente innamorato, accolse il bambino di Elfride e fu per lui, come per Jörg, un padre affettuoso.
Peccato che manchino le lettere di Elfride (con un'unica e notevole eccezione), che a quanto pare sono in possesso della nipote. Avrebbero chiarito meglio un rapporto diseguale e i contorni tutto sommato convenzionali di una famiglia in cui la moglie interrompe gli studi di economia per dedicarsi ai figli e per organizzare al marito la tranquillità quotidiana necessaria per lavorare e scrivere: compreso l'allestimento della famosa baita di Todtnauberg, nella Selva nera, inaugurata nel 1922.
Il carteggio è più importante per conoscere molti particolari della vita familiare e della rete di amicizie e di relazioni accademiche di Heidegger (a integrazione delle biografie di Hugo Hott, Rüdiger Safransky, ecc.) che per avere nuovi lumi sul suo pensiero. Tuttavia, non mancano scambi filosofici con Elfride, soprattutto nei primi anni, e brani che potranno essere citati nelle prossime biografie intellettuali, come questo su Hölderlin dell'11 ottobre 1934: "Stare soli con Hölderlin è una cosa ardua – ma è la difficoltà di ogni grandezza. (…) Ma, come ti ho già detto, stavolta non sarò ancora alla sua altezza di pensiero, poiché filosoficamente egli è molto superiore ai suoi amici Hegel e Schelling e si colloca in un luogo del tutto diverso, per noi ancora inespresso, e dire il quale – non discuterne – resterà nostra missione". Cesare Pianciola

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