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Emmanuel Betta

Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2006
Pagine: 367 p. , Brossura
  • EAN: 9788815108807
Frutto di una complessa e raffinata ricerca archivistica, il volume di Emanuel Betta giunge a un'acquisizione importante per la ricerca storiografica, acquisizione che meriterebbe di essere fatta propria anche dagli attuali dibattiti di bioetica. Prima del 1884, né la chiesa né la stessa inquisizione romana avevano mai affrontato in termini espliciti le operazioni ostetriche per curare le gravidanze a rischio e i problemi e le scelte che esse sottendevano. Perché si decise solo alla fine del diciannovesimo secolo di rompere questo silenzio? La risposta dell'autore è duplice: in primo luogo, la svolta rappresentata dagli sviluppi della probabilità clinico-statistica aveva indubbiamente costituito un passo avanti nel processo di medicalizzazione del parto; in secondo luogo, lo stesso discorso della religione si era rivelato, fino a quel momento, poroso alle argomentazioni, alle categorie e alle finalità del discorso scientifico, alla forza persuasiva della sua prospettiva razionalizzante, efficientista e utilitarista. Di qui il giro di vite, progressivamente attuato dall'inquisizione per blindare la morale cattolica contro ogni possibilità di legittimare le terapie abortive. Ci vollero diciassette anni, tra il 1884 e il 1901, e ben sei sentenze del Sant'Uffizio, per dichiarare illecita qualsiasi azione terapeutica che non fosse in grado di garantire a priori la vita del "concepito", in qualsiasi momento della gravidanza, per qualsiasi tipo di patologia.
  Francesco Cassata