Anime e acciughe. L'aldilà come non l'avreste mai immaginato

Achille Mauri

Collana: Varianti
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 06/04/2017
Pagine: 304 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788833929040
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    Benedetta Zelig

    15/12/2017 17:22:29

    Com'è imprevedibile l'esistenza: un attimo prima sei in carne ed ossa nel mondo di sempre, quello che hai imparato ad abitare nel corso di un'intera vita, e un istante dopo sei un'anima che abita un aldilà - che presto diventerà aldiquà - vivace, stimolante e frenetico dove non ci sono limiti di tempo e di spazio, dove tutto è possibile: ritrovare i propri amici e i propri affetti, viaggiare nelle anime altrui e vivere le loro vite, venir scelto come compagno di viaggio da un lucente branco di acciughe. Questa è la prospettiva di esistenza post mortem secondo Achille Mauri, che con il suo romanzo d'esordio stupisce e cattura il lettore offrendosi a lui e raccontandosi con generosità ed ironia. Sono esperienze di vita, pillole filosofiche e umorismo, congenialmente assortiti tra loro a rendere fluida e accattivante una narrazione fatta di solo dialogo, serrata e densa di contenuti arricchenti e stimolanti. Leggendo "Anime e acciughe" finisci, proprio come dice Lucrezia, uno dei personaggi, per voler vivere tra le parole di Mauri. Non appena entri nel mood di pura anima ti lasci trasportare, ti alleggerisci ed impari a vedere il mondo da angolazioni alternative. Si cresce, si riflette, si scopre viaggiando al fianco di Achille e dei suoi stravaganti amici. Si entra in contatto con una realtà che, per quanto da molti possa essere considerata bizzarra, concede a chiunque una speranza. Regalatevi e regalate a chi amate un viaggio catartico, non potrà che far bene.

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    Benedetta Zelig

    15/12/2017 16:22:16

    Com'è imprevedibile l'esistenza: un attimo prima sei in carne ed ossa nel mondo di sempre, quello che hai imparato ad abitare nel corso di un'intera vita, e un'istante dopo sei un'anima che abita un aldilà - che presto diventerà aldiquà - vivace, stimolante e frenetico dove non ci sono limiti di tempo e di spazio, dove tutto è possibile: ritrovare i propri amici e i propri affetti, viaggiare nelle anime altrui e vivere le loro vite, venir scelto come compagno di viaggio da un lucente branco di acciughe. Questa è la prospettiva di esistenza post mortem secondo Achille Mauri, che con il suo romanzo d'esordio stupisce e cattura il lettore offrendosi a lui e raccontandosi con generosità ed ironia. Sono esperienze di vita, pillole filosofiche e umorismo, congenialmente assortiti tra loro a rendere fluida e accattivante una narrazione fatta di solo dialogo, serrata e densa di contenuti arricchenti e stimolanti. Leggendo "Anime e acciughe" finisci proprio come dice Lucrezia, uno dei personaggi, per voler vivere tra le parole di Mauri. Non appena entri nel mood di pura anima ti lasci trasportare, ti alleggerisci ed impari a vedere il mondo da angolazioni alternative. Si cresce, si riflette, si scopre viaggiando al fianco di Achille e dei suoi stravaganti amici. si entra in contatto con una realtà che, per quanto da molti possa essere considerata bizzarra, concede a chiunque una speranza. Regalatevi e regalate a chi amate un viaggio catartico, non potrà che far bene.

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    Grandangolo

    12/12/2017 11:01:36

    La vita è sogno, scriveva Calderon de la Barca. Checov, da buon russo, rispondeva qualche secolo dopo che "la vita è teatro". Premurandosi di aggiungere che "non sono ammesse le prove". Achille Mauri, da par suo, ci racconta che forse anche l'aldilà è un sogno che si svolge su un palcoscenico, e se la vita è teatro, quel che ad essa fa seguito non è certo meno degno di applausi. Fra gatti misteriosi, assenze e presenze che affollano garage metafisici, e una vena aneddotica più fertile di un giacimento aurifero del Klondike, Mauri racconta attingendo alle esperienze di una vita straordinaria, e ci riconcilia con il grande rimosso della nostra epoca: perché "al di là" di tutto, non si può che fondersi sincreticamente con quel che abbiamo attraversato ed esperito mentre eravamo "al di qua". E anche il tempo passato - che sia imperfetto, prossimo o remoto - tradisce in qualche modo il messaggio di Mauri: c'è solo il qui ed ora, e ci siamo tutti assieme, come in una grande festa da celebrare con gioia.

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    Sergio

    11/04/2017 10:51:21

    Un libro curioso e sorprendente, scritto in modo molto originale. Una lettura divertente (anche se la morte aleggia sempre fra le righe) che non può lasciare indifferenti. Si capisce che l'autore non è più giovane, ma ha una freschezza di scrittura inaspettata.

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Din don!
S’ode a destra uno squillo d’Achille: “Non c’è alcun rapporto fra gli asparagi e l’immortalità dell’anima”.
A sinistra risponde un Achille: “Fra l’anima e le acciughe c’è decisamente qualcosa in comune”.

Il primo Achille – quello degli asparagi, per intenderci - è il Campanile più famoso di un Paese che attorno ai campanili ha costruito la sua identità. Era un pamphlet delizioso, quello nel quale il maestro dell’umorismo cercava provocatoriamente di stabilire una connessione, un nesso purchessia fra l’ortaggio più prosaico e il concetto più ineffabile, alzando infine le mani in segno di resa.
Neppure il nostro Achille - che di cognome fa Mauri - nasconde il proprio tallone: editore, produttore televisivo, viaggiatore instancabile e oggi anche romanziere, Achille Mauri è una persona la cui vita ne contiene cento, e che anche attorno alla sua finitezza di uomo ha saputo imbastire un racconto di sé godibile e universale.
“Anima e acciughe” alza il sipario cinque minuti dopo la morte dell’io narrante.
Ma l’aldilà che si presenta agli occhi di quell’anima novella e freschissima, come un germoglio di stagione, non ha nulla di lutulento o di funereo: in “Anime e acciughe”, la morte è piuttosto l’anticamera necessaria ad una comunione perpetua di anime, carosello di fusioni sincretiche e sensuali fra le tracce e le eco lasciate dai vivi. Quella propostaci da Mauri è la verità che resta nel setaccio di una vita riassumibile con un aggettivo spesso evocato dal protagonista: immaginifica.
Politici, intellettuali, amici, militari ancien régime, belle donne, tate, balie, artisti… ce n’è per tutti i gusti.
Da Radetzky - che apre le danze con passo austroungarico, perfetto esemplare del mondo di ieri – ai personaggi che hanno costellato una vita fertile di incontri, eventi e riflessioni, quello tratteggiato nel libro è un bilancio in itinere, un tirar le somme cui manca ancora il computo a fine colonna, e forse nel suo non poter - necessariamente – mettere la parola “fine” a questa ricognizione sta l’irriducibile vitalità del racconto.

Il libro s’inscrive sin dal principio in un orizzonte dal sapore teatrale. La zona in cui coesistono la coscienza della propria finitezza e la consolazione derivante dall’essere ancora vivi disegna una sorta di quinta: uno sfondo nero, materico come il velluto dei sedili di una splendida automobile vintage, dove far risuonare un monologo che è fatto di tanti dialoghi.
Il registro vira poi sui toni di un divertissement sapido e colto, fra acciughe, tonni e pesci di ogni genere, che sembrano evocare satiricamente il simbolo di riconoscimento e comunione fra i cristiani perseguitati prima dell’editto di Costantino.
Qui la fantasmagoria si apre come il bouquet di un vino che possa finalmente sprigionare i suoi aromi più autentici e profondi, e porta spesso il lettore al riso: gli animali diventano interlocutori e metafora ad un tempo, fino a un’animistica conclusione in forma di filastrocca tribale.

E le mosche – anch’esse insetti dalla straordinaria densità simbolica in molte culture – volano via, libere.
Quel che sarà – dopo - si vedrà. Per dirla con le parole di un altro finissimo umorista, Marcello Marchesi: “L'importante è che la morte ci trovi vivi”. E tutti interi, aggiungeremmo noi. Acciughe comprese.  

Recensione di Matteo Baldi