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Kareen De Martin Pinter

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2013
Pagine: 211 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804624752
È sempre più raro, tra i molti esordi di un'editoria spettacolare alla ricerca del sorprendente best seller, trovare un libro di concepita letteratura. Cioè un libro pensato nell'immaginazione di una storia, emblematica, non quella ombelicale di adolescenti condannati alla perenne trasgressione, sbranati dai consumi e dalle mitologie musicali e generazionali, che annegano nei tic e nei luoghi comuni. Un libro che abbia una lingua e una voce, che in un esordiente non è mai perfettamente intonata, se è un esordiente vero, e anche un vero scrittore. È il caso di un libro dal titolo molto lirico, L'animo leggero, e dalla copertina bellissima, che icasticamente ne incarna la storia, ingiustamente passato un po' in sordina e vittima del marketing imperante ed esasperante, seppure portato a battesimo da una grande casa editrice, Mondadori, nella sua collana principe, cioè "Scrittori italiani e stranieri", di un'autrice che ha un cognome nordeuropeo, e infatti Kareen De Martin Pinter è nata a Bolzano. È una storia di formazione scritta in modo classico, più alla Bachmann e alla Fleur Jaeggy che ispirata da quelle seriali e tondelliane, con sempre gridati miracoli di giovane e nuovo scrittore, aggettivati sulle bandelle da strilli miracolosi. È un libro che colpisce perché appunto prevale la qualità della scrittura, che ha una sua sobria compostezza e forza di penetrazione: sorvegliata, oggettiva e "in grigio", è capace per questo di meglio illuminare i punti di vista e i movimenti interni ed esterni dei personaggi, i loro pensieri, le azioni, che sono appunto di apprendimento alla vita, ma anche alla storia, intesa come destino dei popoli, delle comunità e dei singoli individui nell'attimo in cui ne prendono piena coscienza. Quindi le lacerazioni altoatesine vengono qui filtrate dalla cifra interiore della protagonista, la tredicenne Marta, l'apprendista stregone di questa tenera ma a volte anche terribile storia di convivenza etnica, tra i due popoli divisi, i V e i K, i "valsce" e i "krukki", gli italiani e i tedeschi mischiati dalla prima grande guerra. I conflitti degli adulti, la violenza quotidiana e le lacerazioni della "proporzionale etnica" diventano lo psicodramma macabro di Marta e le sue amiche Elena, Lorena e Susanna, che mettono in moto un gioco di ruoli dove a turno una di loro diventa la nemica di turno "su cui viene riversato tutto l'odio di cui sono capaci". Questo avviene negli interni domestici, nel quartiere, a scuola, al luna park, che sono gli scenari di questo sorprendente romanzo. Un altro aspetto di questo libro che colpisce è proprio la rara capacità di restituire il mondo meraviglioso e selvaggio dell'infanzia, le sue paure e le sue fantasie, la presa di coscienza delle crudeltà del mondo non solo privato, o sociale, che è parte della missione che l'autrice si è posta, e che riesce con bravura a portare a compimento, ma anche quello collettivo della storia, che amplifica la portata della narrazione, come quando in visita a Dachau (il libro insiste molto su questo solco storico raccontato in chiave di memoria familiare) trova una celebre poesia di Brecht e "ha la sensazione che il mondo dell'infanzia stia scricchiolando pericolosamente". E la paura del mondo dei grandi, le fa fare un pensiero angoscioso: "Come credere ancora negli adulti? Che mondo hanno creato per lei? Accadrà ancora qualcosa di simile? Qualcuno la salverà". I sensi scoperti della protagonista, anche nei suoi ricordi primari, nella meraviglia come nell'orrore che a volte prova per le azioni sconsiderate e violente degli adulti, ci restituiscono certe sue scoperte o visioni in modo fortemente sensoriale, corporale, attraverso gli odori, i rumori e i suoni di una quotidianità che si rompe e che a volte assume sembianze di esistenzialismo iperrealistico. Il tempo della vita scorre nella piccola valle e sembra quasi scandito dal ticchettio della goccia d'acqua che sembra avere una vita propria, come un'entità metafisica, che tormenta e inquieta i sonni di Marta e dell'intero quartiere come una minaccia cieca e sconosciuta: "Di solito succede di notte. Un rumore di acqua, di goccia, rimbomba nel buio del giroscale del condominio. (…) Da un appartamento all'altro si sente tutto, anche senza bisogno di alzare la voce. Basta rimanere accanto ai tubi che hanno scavato la tana dentro i muri". Proprio "quando la notte è scesa a opprimere il genere umano", come recita la citazione di Dino Buzzati posta in esergo, che ne potenzia la forza perturbante. Il colpo di scena e di coda finale, imprevisto quanto canonico, perfettamente incarnato nel contesto, è solo l'ultima impennata prima che questo romanzo si chiuda. Lasciandoci stupiti per la sua naturale urgenza formale, quella di un libro necessario, e della sua non comune forza rivelatrice.   Angelo Ferracuti

Recensioni dei clienti

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    stefy75

    11/02/2015 15.58.18

    Questa opera prima è sicuramente apprezzabile, ma non mi sento di attribuire il massimo dei voti e di attribuirgli le lodi come hanno fatto gli altri lettori. La storia è centrata su una protagonista femminile, una ragazzina che cresce in una società in cui prevale il dissidio etnico, oltre alle difficoltà che si trova ad affrontare con l'allontanamento del padre e il passaggio all'età adulta e i relativi dissidi interiori.   I personaggi non sono descritti nella loro psicologia, ma compaiono quasi come dei personaggi sullo sfondo.    Una qualità della scrittura essenziale e sobria, a tratti in maniera eccessiva, quasi priva di emozioni. Forse è proprio questo ciò che mi è mancato, una vera emozione, che non può prescindere da una lettura appassionata.

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    luca bidoli

    04/11/2013 21.31.18

    Sarò volutamente breve: leggetelo, se avete ancora un'anima, altrimenti fate altro.

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    MariaGiovanna Luini

    02/04/2013 10.04.57

    Il romanzo dell'infanzia di Marta che accoglie con "l'animo leggero", in apparenza, gli eventi piccoli e grandi della famiglia, dello stato multiculturale della sua terra, delle relazioni con gli amici. Le amiche-nemiche, in particolare, sono la base per la sua formazione: Elena, Susanna, Lorena hanno con lei un patto di reciproca amicizia che, a turno per ciascuna, diventa odio e inimicizia, e guerra. Che ognuna di loro sia amica di tutte le altre, a turno! Nella città, nella scuola, nel cortile dove Marta nota, vede, ascolta, ricorda ogni dettaglio si formano i grumi spessi della coscienza e del passaggio alla vita adulta. Con la musica amore unico, salvezza e destino.

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