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Traduttore: L. Ginzburg
Collana: I grandi romanzi
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
Pagine: XXVII-1210 p., Brossura
  • EAN: 9788817011525
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Recensioni dei clienti

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    S.A.

    10/06/2014 15.05.41

    Un gran bel libro. Non capisco però il senso delle ultime 50 pagine. A seguito della morte di Anna inizia la parte ottava dove viene nominato Vronskij in mezza paginetta descrivendo il suo mal di vivere e per il resto lo spazio è occupato da Sergej Ivanovic con le sue riflessioni sui volontari che partono per il fronte e da Konstantin Levin nella sua tenuta in campagna che riflette sul senso della vita, boh.

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    mile

    04/05/2014 22.28.55

    Un coinvolgente e appassionante romanzo, in cui il geniale Tolstoj affronta, con rara maestria narrativa e straordinarie capacità di analisi sociologica e di introspezione psicologica, infiniti aspetti della condizione umana e sociale. Durante la lettura, mi sono chiesta più volte come abbia potuto un uomo di fine Ottocento conoscere e analizzare così a fondo la psicologia femminile non solo della protagonista Anna, ma anche di altre figure come Dolly per esempio. Leggendo il romanzo, mi sono sentita fin dalle prime pagine dentro le case, le stanze, di Karenin, di Levin, di Oblonskij, partecipe dei loro ambienti e delle loro dimensioni; ho vissuto con loro, fianco a fianco, le loro storie, le loro emozioni, i loro drammi e la loro quotidianità, e ho respirato le differenti atmosfere di Mosca, di Pietroburgo e della campagna russa, grazie ai mille dettagli, particolari, sfumature e sfaccettature raccontati dall'autore in modo sublime: un magistrale, eccellente e insuperabile narratore, in grado di trasportare il lettore all'interno della vicenda senza riserve. Il realismo di questo splendido romanzo mi ha condotto così profondamente nella storia che finire il libro mi ha addolorato. Volevo saperne ancora, capire cosa hanno pensato i personaggi del racconto della morte di Anna, continuare a dialogare con loro della tragedia che si era consumata, sentire le voci dell'amica e cognata Dolly e dell'amato Vronskij, di Levin e Kitty, e anche di Stiva e di Karenin. Volevo leggerne ancora e poi ancora. Ed è proprio il desiderio appassionato e profondo di non staccarsi da questo libro prezioso, e quasi di contemplarlo, che lo rende per me un'opera d'arte, un autentico capolavoro della LETTERATURA di tutti i tempi! Grazie Lev!

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    orsetto

    28/02/2014 09.10.49

    E' sicuramente un grande romanzo , il romanzo delle passioni, direi . Riconosciuto come un capolavoro dell'autore , mette in primo piano la vita di Anna Karenina , non solo quella esteriore, ma soprattutto quella interiore ; Tolstoj ha scavato qui in profondità l'animo umano facendo risalire alla superficie tutta una gamma di forti sentimenti e sensazioni che fanno di Anna un personaggio assai tormentato . Personalmente , pur giudicandolo bene, ho trovato questo libro un po' pesante da leggere, soprattutto nell'ultimo quarto e in quelle parti riguardanti le attività di Levin .Consiglio la lettura a chi è abituato al genere....

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    Alice

    15/02/2014 20.36.54

    Un romanzo dalle straordinarie potenzialità, a parer mio non adeguatamente sfruttate. Tolstoj si serve di uno stile limpido e realistico ma troppo distaccato, e nel corso della narrazione ci illustra accuratamente questioni politiche, realtà agricole, scenari e situazioni fedelmente ritratti, dicendoci molto ma riuscendo a trasmettere ben poco. Il romanzo risente innanzitutto dell'eccessivo ricorso alle digressioni: digressioni interminabili che Tolstoj non si preoccupa minimamente di integrare nel testo così da renderle parte attiva della narrazione e catturare l'interesse del lettore; egli pare piuttosto dar vita ad un esaustivo ma asettico compendio dei propri interessi e delle proprie competenze, talvolta noioso e superfluo, che finisce col relegare in secondo piano gli aspetti centrali della trama, di cui molto, troppo, è lasciato all'immaginazione del lettore. Il risultato finale è quello di un'opera imponente, ma talvolta confusionaria, ricca di moltissime tematiche che stentano a collegarsi le une alle altre e che, soprattutto, piuttosto che arricchire la storia, finiscono col penalizzarla. La lettura, indiscutibilmente densa di spunti di riflessione, offre diversi bei momenti, ma in linea generale risulta preponderante il senso di insoddisfazione. Una nota positiva merita l'analisi introspettiva effettuata da Tolstoj. Su tutti i personaggi, oltre all'egoista e tormentata protagonista, spiccano il marito Aleksej Aleksandrovic, e il co-protagonista Levin, alter-ego dell'autore.

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    luisa

    22/10/2013 22.22.58

    mattone russo? niente affatto. un'opera eccezionale come ce ne sono poche. e dire che l ho sempre evitato perchè troppo lungo. Merita davvero invece. Peccato non averlo scoperto prima!!! Ok è una lettura impegnativa, ma pur essendo un classico è di facile comprensione

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    Valentina

    08/09/2013 16.54.46

    Non ci sono parole per questo libro, se non di meraviglia per tanta bellezza letteraria. Un'opera che riempie, con un'analisi psicologica dei personaggi dettagliata e coinvolgente fino alla fine. Nulla a che vedere con il film del 2012 che non rende assolutamente la potenza emotiva della storia.

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    Vivi

    08/10/2012 12.47.59

    Un magistrale affresco all'interno del quale si avvicendano e si intrecciano le vite dei personaggi più affascinanti dell'aristocrazia russa. Anna e Levin a mio avviso, sono le figure simbolo del romanzo. La prima, moglie fedifraga, irritante per la sua fragilità, è incapace di accettare le rinunce, i sacrifici e le umiliazioni dovute alla sua condizione di donna dalla dubbia reputazione. I suoi tormenti la strazieranno e la consumeranno portandola all'ultimo tragico gesto che, per la sua teatralità, riflette la personalità drammatica della Karenina. Levin, innamorato di Kitty che dapprima rifiuta il suo amore, otterrà in seguito la mano dell'amata e condurrà una vita semplice ma appagante. Con il suo andar filosofeggiando attraverso una ritrovata e rinnovata fede, dissiperà i propri timori esistenziali e, al contrario di Anna, si scoprirà felice ed entusiasta della vita. Splendido romanzo dalla trama intrigante e coinvolgente. Unico neo: la descrizione particolareggiata delle attività agricole per chi, come me, non ne possiede una conoscenza sufficiente, appare macchinosa e talvolta poco chiara.

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    Elisabetta!

    08/10/2012 00.30.36

    Romanzo immortale, capolavoro di tutti i tempi: Anna Karénina è questo e molto altro. L'intera vicenda potrebbe trovare una sua possibile spiegazione nell'epigrafe iniziale: "A me la vendetta, le renderò il dovuto". Tolstoj ci racconta non tanto dell'adempimento del bene, quanto della sua continua e affannosa ricerca; ricerca che poi porterà solo il personaggio di Levin ad una parziale scoperta di questa forza benigna, di questa presunta giustizia che sembra trovare riscontro soltanto nella luce di Dio. Anna invece, erroneamente, porrà la sua intera felicità, il senso totale della sua esistenza nell'amore di un uomo che però sempre uomo rimane, e quindi umanamente imperfetto. E sarà proprio questo amore unicamente carnale e privo di una qualsiasi base spirituale a condannarla agli occhi dell'autore, di noi lettori e di lei stessa. Un legame passionale, travolgente quello che la unisce a Vronsky, che poi però finisce col macchiarsi di un ombra indelebile , di un turbinio di ossessioni che alla fine si ripercuotono solo su lei stessa. Anna, come Levin e lo stesso Tolstoj sono figure che non riescono a vivere in maniera disinteressata e convenzionale all'interno della società in cui si trovano, ma hanno continuamente bisogno di struggersi, di interrogarsi e di trovare non la 'semplice' felicità , ma bensì il pieno significato dell'esistenza. Alla fine Levin riuscirà a trovare quest'ultimo nella fede in Dio e nella ricerca della verità spirituale , accompagnato dall'amore sano, puro e segnato da sacrifici che lo lega a Kitty. Anna invece, come una sorta di vittima sacrificale dell'intero romanzo, deciderà di abbandonarsi al suicidio; dimostrando così che la giustizia, così come la vendetta e il concetto di bene e male siano qualcosa che sta al di sopra della mente umana, che non può permettersi di giudicare, di vendicarsi o di trovare da sola con le proprie forze il senso del mondo in cui viviamo.

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    flavioalbanese90

    27/08/2012 17.41.46

    Per me il romanzo preferito insieme a "I promessi sposi" e "La Fiera delle Vanità". Il romanzo (inteso come l'attuale struttura narrativa che in inglese è il NOVEL) nasce si nel '700 (un esempio su tutti Defoe), ma il suo canto del cigno lo raggiunge nell'800, letterariamente parlando il secolo più completo, ipocrita, violento, affettato, menzognero e sincero, dove la scrittura si basa sui quelle tre semplici fondamenta gettate in via teorica (e poi romanzesca) dal Manzoni, nella famosa Lettera a Carlo D'azeglio, meglio nota come "Sul Romanticismo": "il vero per soggetto, l'utile per iscopo, l'interessante per mezzo"". Tolstoj questi principi li rispetta tutti e ne ricava un macrocosmo, al centro del quale pone la vicenda di Anna e come satelliti ad essa quelle di Dolly, Kitty Levin e Stiva, contraltare emotivo, psicologico e realistico di ujna donna che non ha altri titoli propri, se non quello di "moglie di Karenin". L'autore deve dissezionare descrittivamente tutte le immagini, le emozioni, le discussioni politiche, sociali, filosofiche. e' un romanzo sull'adulterio, ma è anche un compendio narrativo in cui le norme colletive, la colpa di averle infrante e le riflessioni (isteriche, profonde o asettiche) da esse scaturite sono l'asse portante dell'intera opera. Tolstoj, a proposito di "Guerra e Pace", disse "Non vorrei peccare di superbia, ma questo mio romanzo è come un Iliade"; definizione che grazie a dei rimandi visivi (gli occhi scintillanti e la bocche tremanti - non a caso in latino bocca e viso si esprimono entrambi con "os, oris"), psicologici (il disgusto di anna per karenin), relazionali (anna non ascolta né karenin, così come stiva non ascolta levin e levin non ascolta Serghiej Ivanovic ecc.)stabilisce la struttura onniscente e formulare dell'andamento sia stilistico sia narrativo. Benvengano, poi, Ginzburg e la sua traduzione, puntuale, coerente, perfetta. Silenzio in sala. questa, signori, è la Letteratura!

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    farfallina

    26/07/2012 22.49.17

    la prima cosa da fare per apprezzare questo romanzo, è quella di leggerlo pensando che è stato scritto tra il 1873 e il 1877! Ecco che, nonostante qst datazione, a me è apparso straordinariamente moderno e attuale xchè l'Anima dell'Uomo, non cambia per niente, nemmeno a distanza di secoli!Mi sono piaciute le descrizioni dell'amore che Levin ha nei confronti della campagna e dei suoi contadini; ironica e attualissima la descrizione della nascita di suo figlio; modernissima la dichiarazione d'amore tra lui e Kitty, magistrale la descrizione finale della sua crisi esistenziale, tanto per citare qualcosa; in effetti il libro, salvo rarissime pagine, è impregnato di magia e fascino e nonostante le ottocento pagine, non sono mai riuscita ad accantonarlo. La figura di Anna Karenina (pur nata da una mente maschile) è descritta straordinariamente bene: è una donna forte ed emancipata ma nello stesso tempo nevrotica , depressa e purtroppo perdente; avrebbe fatto la sua bella figura anche nel nostro secolo! ho solo trovato buffo e *datato* il fatto che i personaggi (uomini e donne) arrossivano frequentemente!! Solo alcune citazioni immortali meritano davvero la lettura del libro, una fra tutte, questa : *evitò di guardare in quella direzione come se lei fosse il sole, ma, proprio come il sole, lui la vedeva anche senza guardarla*--- fighissima, davvero !!!

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    MIKARLO

    28/05/2012 16.30.38

    A chi da oggi in poi mi chiederà cos'è per me la letteratura risponderò semplicemente: ANNA KARENINA.

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    brunybru

    01/04/2012 16.32.34

    Libro che ho iniziato a leggere con un po' di scetticismo, mi dicevo "è un classico della letteratura... e se io invece dovessi trovarlo soltanto pesante?" Mi sbagliavo, è uno dei libri più belli che abbia mai letto! Anna, una donna che sfida le regole e le abitudini del suo tempo, che si innamora di Vronskij, più giovane di lei, e per lui abbandona il tetto coniugale, suscitando il disprezzo e la riprovazione della società cui appartiene, e che, anche quando l'amante la lascerà, rimarrà comunque fedele a se stessa e non tornerà dal marito. Isolata, osteggiata da tutti, impossibilitata a rivedere l'amato figlio, farà l'unica scelta possibile, dolorosa, in un ultimo definitivo atto di rivendicazione della propria libertà. In parallelo con la sua storia c'è poi quella, così diversa, dell'amore fra Levin e Kitty, un'unione solida, basata su sentimenti semplici, non su passioni travolgenti e forse proprio per questo destinata a durare, così come quella di Anna e Vronskij era destinata a fallire!

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    Giovanna

    13/02/2012 00.41.56

    Incommensurabile. Attraverso le vite di Anna, Vronskij, Levin, Kitty, Dolly, Stiva e degli altri personaggi, e attraverso i diversi luoghi (Mosca, Pietroburgo, la campagna) possiamo godere delle capacità descrittive di Tolstoj, della sua profonda conoscenza della Russia del suo tempo, e soprattutto della sua profonda, sottile e disincantata conoscenza dell'umano. Ho appena finito di leggerlo e sono ancora pienamente immersa nei travagli di Anna e in quelli di Levin, personaggi senza tempo.

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    Annarita

    06/02/2012 22.30.49

    Bel libro. Appaga la mente e l'anima, ma non sembra voler lasciare margini a dubbi. La posizione di Tolstoi è netta e inappellabile. Non c'è vita nella colpa, non c'è serenità né pienezza interiore in un'esistenza centrata sui valori apparenti della bellezza, ricchezza e mondanità, Anna e Vronski escono sconfitti dal confronto con la storia d'amore ben più semplice di Kitty e Levin, i quali si concedono molte più incertezze, accettano i limiti della vita e godono della bellezza della sua banale "normalità". Ad Anna l'onore ed il pregio di una grande volontà e del coraggio di andare oltre le convenzioni, innalzandosi al di sopra dell'ipocrisia generale, per cambiare la propria vita. Ma invano. L'amore non può nulla contro i sensi di colpa per l'abbandono del figlio, la riprovazione del suo ambiente sociale, la conseguente rottura di qualsiasi legame e rapporto umano, la condanna inappellabile alla solitudine. Anna è sconfitta, e Tolstoi sceglie lei per il titolo del libro: potenza e fragilità della passione. E' un monito: la passione è rivoluzionaria, ma anche effimera e distruttiva. Levin esprime una diversa profondità spirituale, anche se condivide con Anna lo stesso stato di insoddisfazione. Se lei è impulsiva e gestita dall'emotività, Levin si impegna in continue speculazioni nell'estenuante ricerca della verità e della purificazione interiore. E nella visione di Tolstoi è' lui la cifra positiva del romanzo: la sua onestà intellettuale e la sua aderenza ad una esistenza secondo natura lo conducono sulla via della verità, all'accettazione del proprio umano limite, alla compassione e ad un profondo sentimento di fratellanza umana.

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    Davide

    23/01/2012 16.13.32

    Un testo abbastanza strano; sino a metà racconto è scorrevole, poi, rallenta sino alla fine. Misteri della letteratura! Rispetto a Dostoevskij, trovo che abbia una marcia in meno nella metrica e la traduzione di questa edizione, non è delle migliori.

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    matteo

    28/09/2011 10.51.43

    Indubbiamente un libro straordinario. Come capita spesso con i russi solo alla fine del libro si viene ripagati dalle fatiche e ci possiamo rendere conto della maestosità dell'affresco che abbiamo davanti ai nostri occhi. Sicuramente in 900 pagine ci sono zone di crisi, di lettura più lenta, anche perchè Tolstoj è meno avvincente di Dovstoeskij ma ne vale davvero la pena. Consiglio di leggerlo come è avvenuto per i contemporanei di Tolstoj, cioè a puntate, magari due-tre parti per volta. Ho letto alcune critiche al traduttore, non sono d'accordo la traduzione di Ginzburg è splendida. Invece sono sempre più d'accordo con chi sostiene che la letteratura russa sia la Letteratura.

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    Tommaso

    09/09/2011 15.45.56

    In assoluto uno dei miei romanzi preferiti! Diventa più bello ogni volta che lo rileggo. Veramente consigliato a tutti.

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    Renzo Montagnoli

    06/07/2011 17.00.36

    In questo romanzo, che è ambientato nell'elite della società russa, Tolstoj affronta, approfondisce e mette a nudo temi di per sé rivoluzionari, sia per quel periodo storico, sia per la notoria ristrettezza di vedute della nobiltà e dell'alta borghesia del suo paese. E' tanta la carne al fuoco, ma il cuoco è uno chef impareggiabile e così riesce ad amalgamare in modo perfetto non pochi argomenti, quali l'ipocrisia, la gelosia, la fedeltà, la famiglia, la fede, il desiderio insano della carne e la passione sfrenata, inquadrando il tutto in un antitesi fra la vita e il mondo della campagna e della città. Anna è molto bella e assai in vista nella società di San Pietroburgo e s'innamora follemente del conte Vronskij, più giovane di lei, ma non è un'avventura, normalmente tollerata da quella società, è invece proprio il desiderio di rinascere a nuova vita, troncando con il passato. E' una cesura insostenibile, che cozza contro un mondo ipocrita, che a tutto acconsente salvo a che venga minata quella struttura di immutabilità su cui poggiano privilegi e prestigio, che poi verranno spazzati via dalla Rivoluzione di Ottobre. Anna rivendica la sua personalità e la sua dignità di essere umano e anche quando l'amante la lascerà, continuerà lungo la via intrapresa e non tornerà dal marito. Isolata, osteggiata da tutti, impossibilitata a rivedere l'amato figlio, farà l'unica scelta possibile, dolorosa, in un ultimo definitivo atto di rivendicazione della propria libertà.

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    Marco

    28/04/2011 22.47.50

    Non amo tutto Tolstoj, anzi, però Anna Karenina e Guerra e Pace sono per me due capolavori. Voglio invece spendere due parole sulla traduzione di Ginzburg tanto spesso criticata da chi mi ha preceduto. Ginzburg tradusse il romanzo nel 1929 quando aveva venti anni, lui antifascista ebreo esule russo in una Italia con il Fascismo al suo picco storico di consenso, con Gramsci e tanti altri in carcere, a Concordato appena siglato, alla vigilia delle famigerate leggi razziali. Ma vi rendete conto: aveva venti anni. Detto questo, a me la traduzione piace, se anche è in certi punti confusa, devo riconoscere che la povera Anna K non lo è da meno. E allora la confusione potrei quasi considerarla un virtuosismo alla stregua delle rime petrose dantesche. Scusate, dimenticavo, a trentacinque anni Leone Ginzburg ci lascia, ucciso dai nazifascisti. Io, la "sua" Anna Karenina l'ho letta anche pensando a queste cose. Volete un consiglio, leggetevi anche l'Eneide nella traduzione di Bacchielli e scoprirete perchè la storia di Eurialo e Niso risuona così alta nella sua traduzione. Certo, potreste anche trovarla un po' retorica, se non considerate che il giovane fratello di Bacchielli morì da partigiano nella lotta di Liberazione, proprio come gli eroi virgiliani. In conclusione penso che non potendo leggere tutto in lingua originale sia opportuno, per quelli che consideriamo testi di rilievo, leggere diverse traduzioni. Ci mancherebbe altro.

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    Niccolò

    15/03/2011 17.19.46

    Libro stupendo. Riesce ad essere un romanzo-universo con molti personaggi senza però essere per questo eccessivamente dispersivo e divagante. Anzi, Tolstoj lascia proprio l'idea che sia nell'evoluzione e nel destino dei personaggi (durante la trama) che si debba cercare il messaggio del romanzo. La lettura è scorrevole e alcuni ragionamenti dei protagonisti (specialmente Anna e Levin) sono decisamente interessanti. Top 5 dei miei libri preferiti. (p.s. non ho letto quest'edizione)

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