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Paolo Rumiz

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2008
Pagine: 189 p. , Brossura

40 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Reportage e raccolte giornalistiche

  • EAN: 9788807017636

Con i sui racconti ci ha accompagnato in luoghi suggestivi, alcuni notissimi altri al di fuori delle rotte comuni, dall'Italia all'Oriente, dai Balcani a Gerusalemme, sulle tracce di personaggi indimenticabili e avvenimenti epocali o alla scoperta del sottile fascino della quotidianità e delle gesta di uomini e donne semplici e sconosciuti.
Paolo Rumiz, scrittore e giornalista triestino, è di nuovo in viaggio. In questo suo ultimo libro, in cui si intravede un'ideale continuazione del precedente La leggenda dei monti naviganti, intraprende un tour tra passato e presente lungo le coste del Mediterraneo narrando la vita e le imprese di un vero e proprio mito: Annibale. Per ridare un volto e una personalità al famoso condottiero cartaginese, si inerpica dalla Val Susa sulle cime delle Alpi «arrancando per ghiaioni e neve fresca fino a quota 2471», fino a uno degli almeno venti passi «che si contendono la palma dell'attraversamento», valicato dal cartaginese con le sue truppe e i sui ancor più famosi elefanti. Alla ricerca della lontane origini di Annibale, l'autore fa una sortita sul suolo africano, per ammirare il sito di Cartagine, tra «cocci di vaso, fichi d'India, immondizie e buganvillee nel vento». L'attendono poi la Spagna e di nuovo le Alpi, per poi discendere nella Pianura Padana «la piana degli italioti deambulanti con telefonino in canna». Da qui, tra «capannoni, erbe matte, frane e viadotti», attraverso l'Emilia, passa alla Toscana e al Trasimeno, dove tutto è segnato dalla «Grande memoria e da una vista spettacolare sul lago. Ci sono l'Hannibal Café, l'agriturismo Annibale, il Centro di documentazione Annibale…» E poi sempre più a Sud, la Campania profonda e l'inevitabile Canne, la Sicilia e infine la Turchia dove tutto quel che rimane di Annibale è un monumento, una semplice lapide, eretta «dopo la morte di Mustafa Kemal Atatürk, ma su suo preciso ordine».
Con stile elegante e piacevole, la narrazione di Rumiz ci svela pagine segrete della storia ma non si limita a trasportarci nel mito. Dal passato remoto alla cronaca dell'oggi, Annibale e le sue peregrinazioni sono un invito ad indagare sui fatti dei nostri tempi, sulle contraddizioni dell'Italia del presente, sui disincanti e sulle speranze per il futuro.

Recensioni dei clienti

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    dublino80

    03/02/2013 19.29.50

    Un libro semplicimente meraviglioso. Onirico sensuale bellissimo. Mi ha fatto tanto riflettere su luoghi un tempo cosi belli, ombelico del mondo ed ora desolati ed abbandonati. Amo i libri di viaggi, rumiz come terzani mi fa viaggiare leggendo, grande emozione sentiti complimenti all'autore. frase: Forse Annibale è solo una scusa per ascoltare l'imperativo categorico scolpito nel nostro dna di nomadi repressi: Viaggiare.

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    Michele

    11/10/2011 11.00.32

    Gran bel libro...come tutti i libri di Rumiz! Un viaggio...forse Il Viaggio! Un grande condottiero e il suo viaggio lungo una vita, un superbo stratega...forse un visionario, raccontato in maniera efficace, semplice ma esaustiva, rispettando il personaggio e la sua grandezza...semplicemente straordinario!

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    ivano

    21/02/2010 15.15.14

    I libri di Rumiz sono sempre un condensato di sapienza, intelligenza, umorismo e soprattutto ti aprono la mente come solo un viaggio nel tempo e nello spazio ti sanno dare. Da leggere e meditare.

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    pasquale

    26/06/2009 01.14.39

    Decisamente un buon libro anche se mi aspettavo piu' un saggio storico che un reportage di viaggio. La figura di Annibale e' affascinantissima e penso che non mi fermero' a questo libro. Voto 4-

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    Maurizio Ricci

    19/05/2009 12.40.13

    Uno spunto di riflessione lanciato da queste pagine: come mai, a distanza di millenni, il ricordo di Annibale e del suo passaggio è ancora così presente nella memoria, nella toponomastica come nelle tradizioni, ben più di quello di Scipione? Scipione è stato il John Connor, cresciuto ed addestrato per sconfiggere questo invincibile Terminator africano.....ma la saga che ne è nata è legata al nome ed alle imprese del Cartaginese, non a quello del Romano. Uno dei compagni di viaggio di Rumiz è il professor Giovanni Brizzi, "l'uomo che voleva essere Annibale"; (la bibliografia di Brizzi è eloquente, nel merito di questa sua passione!). Ma esiste un uomo "che voglia essere Scipione"?

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    benedetto

    28/02/2009 08.18.05

    Luigi, grazie. "[...] perche' negli italiani di oggi non e' rimasto nulla della romanita'? Perche' la piu' grande classe dirigente del mondo antico e' scomparsa nel nulla senza lasciare eredi? Che cosa ha cancellato quell'ineguagliabile senso della res publica che segno' Roma ai tempi di Annibale?" l'autore s'imbarca in un viaggio alla ricerca di annibale. partendo dalla spagna, luogo di sbarco in europa, seguendo il lungo lento cammino fino alle mura di roma, e poi indietro per difendere cartagine da scipione e infine gli ultimi anni. questo e' un libro di correzione della storia ufficiale e scolastica di ispirazione fascista che tutti abbiamo un po' subito. annibale e' uno dei casi piu' gravi di manipolazione, che in realta' gia' inizia ai tempi dei romani stessi, gia' allora la propaganda era fondamentale ma poi diventa vero crimine storico all'epoca fascista, quando si fa di annibale un nero africano che osa attaccare roma e paga per questo. questo libro cerca in modo meticoloso e paziente, km dopo km, visto che e' comunque anche un libro di viaggio, di raccontare la vera storia, trovare la vera Canne, ricordarci che l'impero romano era basato sulla tolleranza, sulla accoglienza, le divinita' dei vinti erano accettate tra i mani romani, e non membri delle popolazioni sottomesse potevano divenire persino senatori ecc. ci sono 2 passaggi un po' fastidiosi e ambigui dove si cita l'iraq, e l'autore sembra dire: se fossero stati i romani a invadere l'iraq le cose non sarebbero andare cosi' come sono andate. "La leadership era fatta solo di legioni, ma di strade, ponti, sicurezza e la sua auctoritas mai avrebbe consentito anarchie di tipo iracheno dopo una vittoria militare" quest'affermazione e' veramente scollegata dal resto del libro e non se ne vede il ruolo nel contesto; si vede che l'autore sentiva il bisogno di fare quest'affermazione che ci lascia veramente basiti a grattarci la testa con il pensiero "ma ke k...???" cosa c'entra l'iraq? cos'e' un consiglio strategico per obama?

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    boristene

    26/01/2009 21.38.20

    Gran bel libro! Rumiz ci trascina in questo mitico viaggio, tra le regioni del Mediterraneo, in compagnia di un grande mito e ci fa scoprire aspetti poco noti e poco scolastici del grande condottiero.L'ho letto in un giorno ed alcuni passi li ho anche riletti. Il viaggio è sogno e Rumiz ci fa sognare. Era da molto tempo che non mi capitava di farmi catturare e di riconoscermi così a fondo nella sensibilità e nei giudizi di chi scrive. Alcune intuizioni sono particolarmente felici. Mi vien da dire che non c'è da stupirsi della grandezza di Roma antica sapendo che si è forgiata contro sifatti nemici.

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    Deb

    21/01/2009 14.22.25

    Bellissima idea...raccontare il Mediterraneo di oggi seguendo le tracce di un'impresa antica. Annibale diventa il protagonista di tante storie, del passato e dell'Italia di oggi, dell'Europa e dell'Africa che si guardano, ora come allora, del nostro Sud...da incanto della natura a terra depredata. Non un libro di Storia, ma un libro sulla Storia e sugli uomini, sui viaggi, sulla curiosità di sapere. Rumiz segue le tracce di Annibale, dalla Spagna a Istanbul...e il racconto del suo viaggio e delle sue scoperte si legge d'un fiato, diventa sempre più appassionante, ci lascia con un gran desiderio di ripercorrerlo. E con un pò di nostalgia per il mondo antico.

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    Davide85

    18/10/2008 12.03.35

    un ottimo libro:coniuga perfettamente la storia con l'attualità. Viene voglia di ripercorrere le tappe del viaggio di Annibale...

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    manuela

    28/09/2008 16.41.01

    Mi è piaciuto moltissimo,veramente un libro di alto livello.Sono splendide le descrizioni dei paesaggi mediterranei.Ottima l'idea di concepire un tale viaggio. Viene voglia di farlo!

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    gianluca guidomei

    14/09/2008 00.53.52

    "Radici cristiane dell' Occidente? Prima delle radici cristiane ci furono le radici greche e romane, fondamento di un concetto di governo basato sul concetto di ius e sulla responsabilità che parte dal basso. Un' idea che fu semmai scardinata dal Cristianesimo, portatore di un' idea teocratica orientale che smantellava i legami trasversali fra élite e gettava i presupposti del culto della personalità, trasformando i capi supremi in unti dal signore". Mi ricorda qualcuno...Al di là di questo triste rimando alla attualità, Rumiz ha scritto un altro libro memorabile, dopo il bellissimo "La leggenda dei monti naviganti": un viaggio attraverso l' Europa e l' Africa mediterranea sulle tracce di quel grande condottiero che con la sua abilità osò sfidare Roma, vincendo le battaglie, ma perdendo la guerra. Pensate che Annibale fu l' uomo che mostrò ai romani quanto fosse forte e coeso il controllo sul loro territorio, come i vari popoli cosiddetti italici non si sollevassero contro il potere centrale e da questa "scoperta" nacque l' avventura dell' Impero Romano. Il diavolo non è mai così brutto come lo si dipinge...

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