L' ansia e le fobie. Una prospettiva cognitiva

Aaron T. Beck,Gary Emery,Ruth L. Greenberg

Anno edizione: 1988
Pagine: 384 p., Brossura
  • EAN: 9788834009321
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    Un modello cognitivo globale per comprendere e curare i disturbi ansiosi e le fobie. La prima parte offre un quadro assai dettagliato di questi disturbi nel duplice contesto della psicologia cognitiva e della biologia evolutiva. La seconda parte presenta un programma per la cura, basato sul modello teorico sviluppato nella prima parte. Gli autori mostrano come le percezioni distorte di minaccia e pericolo vengano corrette attraverso la ristrutturazione cognitiva, il rilassamento e le tecniche di distrazione, nonché attraverso alcune tecniche comportamentali.

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scheda di Roccato, P., L'Indice 1989, n. 2

Le concezioni che ritengono i disturbi mentali il risultato di una non integrazione, nell'esperienza attuale, fra emozione e cognizione, possono essere suddivise, grosso modo, in tre grandi gruppi: se ritengono primario un disturbo nell'organizzazione dell'emozione, o un disturbo nell'organizzazione delle cognizioni, oppure un disturbo dell'integrazione. Aaron Beck va da tempo approfondendo lo studio dei disturbi psichici come conseguenti a disturbi cognitivi. Di lui sono noti in Italia "Principi di terapia cognitiva", Astrolabio, Roma 1984; "La depressione", Boringhieri, Torino 1978; e "Terapia cognitiva della depressione", Boringhieri, Torino 1987; ma questo suo ultimo libro è, forse, il più interessante e maturo. Nella prima parte Beck presenta, in modo articolato ed esaustivo, una teoria cognitiva dell'ansia e delle fobie, e nella seconda Emery presenta una conseguente tecnica psicoterapeutica, molto chiara e precisa, di tipo "educativo". In un'epoca in cui tutti, dagli insegnanti ai medici, dai farmacisti ai bidelli, per non parlar degli psicologi, scimmiottando gli psicoanalisti pretendono di ristrutturare l'intera personalità, è da salutare con favore chi persegue, con rigore, obiettivi più limitati, ma precisi e realistici. Tuttavia, nonostante la vastità e la serietà della trattazione (chiara e comprensibile anche per i non addetti ai lavori, e interessante anche per gli studiosi di diverso indirizzo), il libro sembra avere un respiro un po' angusto, poiché, confondendo "inconscio" con "involontario", non considera l'importanza che la fantasia inconscia ha nel contribuire alla strutturazione del campo cognitivo e, quindi, nel determinare lo specifico "errore".