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Dova’le è un comico cinquantenne che si esibisce in uno stand-up, raccontando storie buffe tratte dalla propria vita, davanti a una platea non tanto nutrita, in una cittadina balneare israeliana. Nel pubblico c’è un ex amico d’infanzia, il giudice Avishai Lazar, che aveva completamente cancellato dalla memoria il piccolo e goffo Dova’le, ormai estraneo alla sua vita. Ma quest’ultimo ha sollecitato la sua presenza con una telefonata, ha pregato l’ex amico di assistere allo spettacolo in modo da “giudicarlo”, e l’altro ha accettato. Man mano che il monologo del comico si dipana, i ricordi affluiscono alla mente del giudice, non tutti gradevoli, dato che è consapevole di essersi vergognato di quell’amicizia durata alcuni mesi, di averla tradita, perché l’altro era sempre lo zimbello di tutti, quasi per vocazione. Intanto Dova’le, suscitando l’esasperazione crescente del pubblico venuto per ascoltare storielle, si perde a sua volta in ricordi dolorosi... Ho trovato formidabile questo romanzo, aspro e amaro come il riso che ogni tanto sfugge al povero comico (tra parentesi, Mondadori ha scelto di trovargli un altro titolo, come se i lettori italiani non fossero in grado di apprezzare il bel titolo originale, “Un cavallo entra in un bar”).
Affascinante spettacolo a cui si partecipa seduti nel buio della mente del protagonista. Affiorano rivelazioni come illuminate dai riflettori, restano in ombra quesiti non risolti. Come succede per il pubblico della sala anche il lettore, a volte, si entusiasma, batte le mani ma piomba anche nell'insofferenza, nella commozione, nel silenzio di coloro che restano fino all'ultimo ad ascoltare una storia.
E' un'opera particolare che ti irrita e ti attrae.Bella ed originale l'idea iniziale del cabarettista che tenta di coinvolgere un pubblico, che vuole dimenticare e divertirsi,usando le due facce della medaglia: riso e tragedia. Ma alla fine ti accorgi che c'erano tanti, troppi temi: la fanciullezza tradita, la memoria, l'eterno dramma dell'olocausto, la vita reale e la vita rappresentata, la morte, l'amicizia. E la fatica di seguire il tutto, raccontato da un istrionico e non sempre gradevole personaggio,limita, secondo me,il gradimento di un'opera non molto convincente.
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