Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Pagine: 237 p.
  • EAN: 9788806113995
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recensione di Forte Faraoni, C., L'Indice 1989, n. 7

Segni inquietanti colpiscono in "Aquilegia" la casa di Enarchì ("in principio") e Olam ("tempo lontano"); poi un'impercettibile e trepida voce notturna spinge i due personaggi a una fuga salvifica alla ricerca di Aquilegia, azzurro fiore alpino, simbolo, per la sua androginia, di amore e unione perfetta. Siamo solo all'inizio di un'incalzante fantasia ecologica che coniuga avventure con sinistri presagi. Un gigante sega la casa abbandonata dalla quale s'innalza una "mongolfiera piena di vita". Dalla navicella ormai lontana, rimbalza giù Sigé ("silenzio"), antico cane parlante, figura di ricercatore e rimuginatore instancabile, oltreché fedele compagno di viaggio della coppia. Entro la struttura della fiaba si avvicendano una ridda di personaggi (il Lupo mannaro, Ippocrate, la Regina dei pazzi, Merlino, il serpente, la strega, i nani ecc.), simboli e metafore delle prismatiche sfaccettature della storia e della vita dell'uomo. Su tutto aleggia l'ombra dell'angelo della morte. Nei panni di un illusionista egli cancella dal libro della vita alcuni bambini votati alla morte. Addetto alla pulizia di un grande mercato, l'angelo assiste imperturbabile ai decessi provocati da ogni sorta di sofisticazione alimentare. Qualcuno lo invoca: come gli animali della "casina della pace", cavie sottoposte a prolungati supplizi; mentre il "folle innocente" che si autoaccusa di aver ucciso Aquilegia, riesce a raggiungerlo con la complicità di Enarchì e Olam. Fiaba sommersa, ma anche - su suggerimento dell'autore - meditazione sulla morte senza la quale "la vita è una chimera con la faccia da idiota " e dialogo con il male "la cui vera immagine è al di là di ogni possibilità dei nostri più stringenti poteri immaginativi". Gli episodi di cui si compone il viaggio iniziatico sono insieme sogni e incubi condotti con maestria e inventiva fantastica, ma anche una denuncia satirica delle sciagure causate dall'abuso della tecnologia. I luoghi toccati da Enarchì, Olam e Sigé sono contaminati, disseccati, abitati da mostri e fantasmi, da volti che hanno perso ogni parvenza di umano: dunque maschere, attori. È significativo che l'unico alito di salvezza e riequilibrio dopo la totale catastrofe della mente sia percepito a bordo della "nave dei pazzi", sui quali il terrore imprime "la lucidità del pericolo ". Solo la foresta di Brocelandia, custodita da Merlino, creatura in bilico fra mito e letteratura, sogno e memoria, raggiunta da Olam ed Enarchì bambini, resta incontaminata. Ma i bambini diventano adulti, il loro viaggio continuerà, ed essi, superando le prove della vita, forse potranno conquistare Aquilegia, dal momento che osservare e ascoltare, oggi, in futuro, non basta più.