L' archivio segreto di Mussolini

Arrigo Petacco

Editore: Mondadori
Collana: Oscar storia
Anno edizione: 1998
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788804449140
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    Renzo Montagnoli

    11/11/2016 09:22:04

    Ogni dittatore, nessuno escluso, diffida, oltre che dei nemici, anche e soprattutto degli amici, di chi sta intorno a vario titolo e che potrebbe rivelarsi all’improvviso per uno che desidera soppiantarlo. Benito Mussolini lo sapeva bene e non era quindi un caso che ricorresse ai servizi dell’OVRA, la polizia segreta fascista, per documentarsi dei comportamenti degli altri gerarchi, in modo da renderli facilmente ricattabili. Il duce era anche un uomo ordinato e pignolo e, oltre a conservare i rapporti degli agenti segreti, non buttava via niente, né le lettere dei numerosi postulanti, né documenti apparentemente banali come lettere di invito a cena. Alla sua caduta nel luglio del 1943 questa immensa mole di dati sparì, per poi essere ritrovata nel settembre dello stesso anno alla Stazione di Milano. Nulla vieta di supporre che nel tragitto ne siano venuti a mancare, come è anche certo che, finita la guerra, siano stati consegnati all’archivio di stato, dove Arrigo Petacco li ha potuti visionare. Certamente mancano quelli che Mussolini portò con sé nella sua vana fuga verso il confine svizzero e che, finiti in mano ai partigiani che lo catturarono, si volatilizzarono. Si mormora anche oggi che si trattasse del carteggio intercorso fra Churchill e Mussolini, ma sembra si tratti di pure illazioni, anche se ad aggiungere mistero a mistero vi è da ricordare il lungo soggiorno dello statista britannico, dopo l’aprile del 1945, sulle rive del lago di Como. Il libro é indubbiamente interessante e grazie a esso si scopre come i gerarchi, di pubbliche virtù, avessero in privato non pochi vizi, soprattutto quello di essere facilmente corruttibili. Da leggere, quindi.

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    Tullio Pascoli

    04/08/2013 16:48:45

    Lettura oltremodo interessante anche se molti fatti descritti sono già noti, ma l'autore fornisce molti dettagli meno conosciuti, mentre le trascrizioni di diverse conversazioni telefoniche rivelano particolari singolari dell'indole di un personaggio che ha di fatto avuto un ruolo centrale nella nostra storia, condizionando due decenni del nostro passato, ma che ha anche giocato una parte importante negli aventi mondiali. Ci si può chiedere, infatti, come sarebbe stata la storia dell'Europa e del mondo: migliore o peggiore, se non fosse per Mussolini? Molto probabilmente, non ci sarebbe stato il periodo nazista di Hitler con le rispettive tragedie ma, in tal caso, forse tutta l'Europa sarebbe quasi certamente caduta negli artigli del bolscevismo. Ognuno potrà immaginare quale potrebbe essere allora il nostro presente... Infatti, che Mussolini sia stato il "maestro" e Hitler l' "allievo" si sapeva, ma che il dittatore tedesco avesse subito tanta influenza dal Duce, forse non è abbastanza divulgato. Personalmente, mi è sembrato strano che l'autore non abbia citato il periodo in cui Mussolini aveva insegnato alle elementari a Tolmezzo nel 1906; in tale periodo aveva stretto una grande amicizia con l'avvocato Dante Marpillero che, in un certo fatidico sabato, gli aveva tolto la pistola, salvandolo dal suicidio in un momento di profonda disperazione. Immagino che nell'archivio del Duce qualche traccia di quell'amicizia debba essere rimasta perché sappiamo che gli incontri fra i due sono continuati anche dopo che quel maestro aveva assunto il potere del nostro Paese. Comunque molto istruttivo; un libro da leggere.

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    Saro

    07/11/2003 19:12:50

    Come al solito Petacco scrive in modo molto semplice e chiaro; il libro risulta quindi molto semplice e piacevole da leggere. Da un libro intitolato “L’archivio segreto di Mussolini”, però, mi sarei aspettato molto di più. Al di là di piccole curiosità sui rapporti del Duce con alcuni esponenti del Partito, con i parenti e con Claretta Petacci, infatti, nel testo non c’è traccia di alcuna documentazione approfondita sui più importanti avvenimenti del Ventennio e sui “carteggi” che il duce aveva con i vari “capoccia” italiani e non. Laddove ciò viene fatto, il tutto è trattato in modo un po’ superficiale. Credo che l’autore abbia scritto il libro per gioco e lo abbia pubblicato per pagarsi qualche rata del mutuo di casa.

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