Il suffragio universale è il principio secondo cui il diritto di voto spetta a tutti i cittadini adulti senza distinzioni di censo, genere o status. Si afferma progressivamente tra XIX e XX secolo nelle democrazie costituzionali.
In Italia questo principio si afferma gradualmente: dopo un lungo periodo in cui il voto era limitato a una ristretta élite maschile, nel 1912 si introduce il suffragio universale maschile, ampliato ulteriormente nel 1919. Tuttavia, solo nel 1946, con l’estensione del voto alle donne in occasione del referendum istituzionale e dell’elezione dell’Assemblea Costituente, si realizza pienamente il suffragio universale. Questo momento segna l’inizio della democrazia repubblicana e il riconoscimento dell’uguaglianza politica tra tutti i cittadini italiani.
La produzione editoriale sul suffragio universale incrocia storia politica, diritto costituzionale e studio delle istituzioni rappresentative. Alcuni volumi ricostruiscono l’estensione graduale del voto, dalle riforme elettorali britanniche dell’Ottocento al suffragio femminile riconosciuto in diversi Paesi europei nel primo Novecento, fino al voto alle donne in Italia nel 1946. Una parte dei saggi dedicati a questo tema analizza l’assetto normativo che disciplina elettorato attivo e passivo, sistemi proporzionali e maggioritari, utile per chi vuole comprendere come funzionano Parlamento, partiti politici e leggi elettorali. Sono presenti studi che approfondiscono i movimenti suffragisti, come quelli guidati da Emmeline Pankhurst nel Regno Unito, e le campagne per i diritti civili negli Stati Uniti, mettendo in luce dinamiche sociali, conflitti e trasformazioni culturali.