Recensioni Armi e speranza

  • Dyson affronta qui il problema più grave che l'umanità ha oggi dinanzi a sé: il rischio della guerra e delle armi nucleari in un mondo che sembra avviarsi fatalmente verso il punto di rottura. Scienziato umanista, convinto che sia ormai tempo di fare dell'escatologia una disciplina rispettabile, Dyson non esita a proiettare la discussione entro la cornice, "antropologica" in senso proprio, di un discorso sui destini dell'uomo e sul significato ultimo della vita: in altre parole, ad ancorare l'analisi tecnica delle armi e dei loro effetti a una meditazione sulla speranza come forza rigeneratrice. Per salvarsi dalla catastrofe nucleare — argomenta Dyson — il mondo non ha bisogno di miracoli tecnologici: per efficaci e sicuri che siano, gli strumenti non offrono garanzie contro i rischi della follia umana. Occorrono piuttosto nuovi e più ampi accordi internazionali che ci consentano di ridurre e infine smantellare del tutto gli attuali arsenali, nuove dottrine strategiche che prescindano dalla "distruzione reciproca assicurata" senza gettarci nell'azzardo di un disarmo unilaterale. Ma occorrono soprattutto nuovi modelli di pensiero e di comportamento, una più lucida coscienza morale da cui trarre forza per spezzare la catena della nostra attuale dipendenza dalle armi di sterminio. In questo spirito Armi e speranza vuol essere anzitutto un appello al dialogo. Un dialogo tra i guerrieri e le vittime perché ricompongano in una trama unitaria le diverse "verità" di cui sono entrambi portatori; tra gli scienziati, i militari e i politici perché subordinino l'orgoglio di casta e le antiche rivalità alle superiori esigenze della causa comune; tra gli strateghi americani e i pianificatori sovietici perché si sforzino di osservare il mondo gli uni con gli occhi degli altri.

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