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Joshua Foer

Traduttore: E. Valdrè
Editore: Longanesi
Collana: Il Cammeo
Anno edizione: 2011
Pagine: 343 p. , Rilegato
  • EAN: 9788830424784
  "Se potessi / ricordarmela / quella barzelletta là": la canzone di Paolo Conte (1995) ci ricorda lo strazio di non ricordare anche parti importanti della vita, come per il clown la barzelletta "Che per me / era il massimo". Leggendo il libro di Joshua Foer, mi è tornata in mente una lettura infantile (di tanti decenni fa, quindi) su un padre che allenava alla memorizzazione la famiglia con semplici tecniche (associazioni mentali, appunti in bagno). Come ritrovare questa storia vintage? Non ci sono riuscito, ahimè, poiché la mia memoria rerum è buona, ma non si basava su supporti bibliografici seri, se non il fatto che la storia fosse stata pubblicata sulla "Selezione dal Reader's Digest". Il saggio affascinante ed evocativo di Foer (Joshua, il fratello di un Jonathan Safran, che con il suo romanzo d'esordio, Ogni cosa è illuminata, ha costruito una storia travolgente di memorie familiari), ci conduce in una dimensione insolita, sospesa fra cultura, neuroscienze, scrittura, orgoglio personale. Joshua Foer è un giovanissimo giornalista scientifico, educato a Yale e figlio di una famiglia dell'élite culturale statunitense, che ha scelto per l'esordio un saggio sull'arte della memoria, la mnemotecnica, partendo da un successo personale, quando nel 2006 riuscì a vincere il più importante concorso mnemonico statunitense, culminato nel memorizzare un mazzo di 52 carte in un minuto e 42 secondi. Il libro è stato un successo internazionale, al vertice nella classifiche di vendita, già decorato da recensioni entusiaste e meritate, che nel provincialismo italiano hanno raggiunto l'osanna. Le ragioni di interesse per il libro sono parecchie e assai disparate. In primo luogo, è scritto in modo brillante, piacevole e informato, e costituisce uno zibaldone di esperienze personali, che culminano nella cronaca della sua vittoria al campionato, con la suspense topica delle gare contrastate e sempre afferrate sul filo di lana. Il saggio è ricco di citazioni ed esempi, non sempre originalissimi, ma sempre godibili. È costruito, fra l'altro, per incastri, rinvii, salti spazio-temporali parecchio sofisticati, che risentono delle strategie di pensiero della mnemotecnica e indirettamente ne confermano l'efficacia sul lettore. E poi come non ammirare un giovane che, partendo da zero o quasi, riesce in un anno a divenire campione di mnemotecnica e in cinque ad affermarsi come scrittore? Ce n'è abbastanza per invidiarlo e per trovarlo antipatico, ma la lettura ci rende migliori, perché alla fine si esce sinceramente ammirati del personaggio-scrittore. In aggiunta, la memoria è faccenda molto intrigante perché coinvolge tutta la nostra capacità cognitiva ed emozionale, ma nello stesso tempo sembra essere isolabile, almeno quando offre le sue prestazioni estreme, nei test psicologici come nelle competizioni. E allora, quanto è attraente immaginare di rafforzare le capacità di memoria, con tecniche antiche o recenti, rendendoci capaci di salvare tempo e denaro, di eccellere nei rapporti sociali, di essere un "so tutto": una forma, insomma, di magnifico potenziamento alla portata di tanti/tutti, furbi e scemi, belli e brutti, ricchi e poveri, attraverso l'autoesercizio, la perseveranza, il brain training. Sarà vero che imparando le tecniche di memorizzazione si risparmiano quaranta giorni all'anno di tempo perso per riparare le dimenticanze, come recita la sovra copertina del libro? Mah! Il libro ci dice che potenziare la memoria fa guadagnare birre, sedurre avvenenti cameriere, vincere concorsi nazionali e internazionali. Non male. Nulla è però gratuito: tutte le forme di brain training sono potenzialmente molto utili, ma richiedono uno strenuo esercizio. Non dobbiamo poi illuderci di cambiare significativamente l'"intelligenza", anche se possiamo migliorare grandemente le prestazioni specifiche apprese. Alcuni bravi mnemotecnici giocano pesante, atteggiandosi a divi, fingendo di avere poteri paranormali, e su queste esagerazioni Foer esprime un giudizio articolato, ma sostanzialmente di ferma demistificazione. Analogamente ben costruita è l'appassionante analisi dei rain men, degli idiots savants, individui con alcuni handicap mentali, ma capaci di sbalordire il pubblico e gli scienziati con le loro straordinarie prestazioni di calcolo, memorizzazione, apprendimento linguistico. Foer discute del caso di Daniel Paul Tammet, celebre autistico britannico, con un grande talento per la matematica e l'apprendimento delle lingue, sottolineando l'interesse della scienza a capire come funzioni il suo cervello, ma sollevando anche il dubbio che alcune sue prestazioni non siano il mero prodotto della natura e derivino proprio da conoscenze "tecniche" di memorizzazione. E poi possedere una forte memoria reca grandi vantaggi, ma anche notevoli svantaggi, come ci dimostra il caso sempre citato di S. (Solomon Veniaminovich Shereshevsky), che per trent'anni è stato studiato da uno dei padri della neuropsicologia, Aleksandr Romanovich Luria (Viaggio nella mente di un uomo che non dimentica nulla, Armando, 1979), e che avrebbe poi ispirato il racconto di Borges Funes el memorioso. Sed memoria minuitur: un enorme campo di interesse scientifico, economico, sociale , affettivo è allora capire come vincere i processi degenerativi, specialmente nell'età senile. In questo senso, l'esercizio può essere uno strumento molto efficace per combattere o almeno alleviare i disturbi della memoria. Lamberto Maffei, nel suo libro La Libertà di essere diversi (il Mulino, 2011), titola un capitolo Il cervello che invecchia: ricchi e poveri, e lo apre con la citazione di Aristotele "Lo studio è la miglior previdenza per la vecchiaia". In termini più strettamente scientifici, lo studio della memoria getta certamente luce sui processi mentali fondamentali e sulle basi neurobiologiche dell'apprendimento e della memoria. Quarant'anni fa, agli albori della biologia molecolare, tutti volevano trovare la base fisica dell'engramma, la traccia mnestica, quasi fosse un nastro magnetico depositato in un grande computer. Oggi la biologia si è felicemente alleata alle scienze cognitive, alle tecniche di imaging, alla psicologia sperimentale per darci un'immagine più dinamica e corretta di come funziona il cervello. Per saperne di più, basta leggere, fra i tanti, l'eccellente approccio multidisciplinare di Larry Squire ed Eric Kandel, Come funziona la memoria. Meccanismi molecolari e cognitivi (Zanichelli, 2010), mentre chi vuole capire la ricerca appassionata che sta dietro questi studi, può trarre diletto e conoscenza dal libro sempre del premio Nobel Eric Kandel, fra autobiografia e divulgazione scientifica alta Alla ricerca della memoria. La storia di una nuova scienza della mente (Codice,2007; cfr. "L'Indice", 2007, n. 2). Il libro di Foer è infine una riflessione e quasi un apologo del futuro della memoria biologica umana, fra il potenziamento offerto dalla rete web e l'amnesia collettiva che perseguita la nostra società attuale, immersa in un eterno, colloso presente. Per arrivare a questa conclusione, Foer ripercorre la storia della memoria individuale collassata e garantita dalla scrittura e poi dall'invenzione dei libri. La cultura si evolve e la nostra mente insegue, precede, si adatta, confermal'idea di Edgar Morin, che siamo al 100 per centonatura e al 100 per centocultura. Infine, molti si chiederanno se il libro possa funzionare direttamente come un manuale di potenziamento della memoria, imparando ad esempio le antiche tecniche del palazzo della memoria (o metodo dei loci) che vi sono esposte. La mia confusa risposta è sostanzialmente positiva. Si impara certamente qualche strattagemma, ma essenzialmente si succhia una motivazione, un bisogno di strategie, una vocazione all'esercizio, che certo molto possono aiutare. Aldo Fasolo

“Il cervello non dimentica nulla, tutto ciò che abbiamo avuto modo di osservare o a cui abbiamo assistito resta da qualche parte nella nostra mente. Ne resta traccia e rimane per sempre.”

Il campione mondiale Ben Pridmore è in grado, in soli 33 secondi, di memorizzare un mazzo di carte nell’ordine esatto in cui sono state scoperte. Un talento fuori dal comune? Niente affatto! Come sostiene Tony Buzan, sedicente guru britannico, pioniere della rinascita dell’addestramento mnemonico, ogni persona può essere in grado di farlo. Basta utilizzare la memoria in modo corretto, sottoporre il cervello a un costante allenamento e apprendere una tecnica fondamentale, una tecnica mnemonica denominata “il palazzo della memoria”, nota fin dall’antica Roma come ars memorativa .
Ma davvero tutti, anche quelli che tornano tre volte in casa a controllare se hanno spento la luce, anche quelli che sono ogni giorno convinti di aver perso le chiavi mentre le hanno messe apposta nella tasca più recondita della borsa, insomma, anche gli smemorati cronici possono imparare a memorizzare in fretta una così grande quantità di dati?
Il giovane giornalista, fratello minore dello scrittore Jonathan Safran, ora può decisamente affermarlo con certezza. Dopo aver assistito incredulo al Campionato statunitense della memoria infatti, si è lanciato, con estrema determinazione, alla ricerca delle prove concrete in grado di confermare la possibilità di migliorare la memoria in modo spettacolare come Buzan e gli altri atleti della mente garantiscono. Un metodo che ha testato su se stesso sottoponendosi per dodici mesi, sotto la guida Ed Cook, uno dei partecipanti al torneo mondiale della memoria, a una sorta di esperimento di potenziamento delle proprie facoltà mentali.
Joshua Foer ci spiega, passo dopo passo, il metodo, i test effettuati, i numerosi aneddoti legati ai vari studi che hanno interessato questa materia, in modo da sfruttare al massimo le capacità della nostra mente e farne uno strumento per creare nuove idee. La conclusione dell’esperimento, come sostenevano anche gli oratori dell’antica Roma, è riconoscere che l’arte di ricordare può offrire vantaggi che non avevamo mai considerato.
Quanti e quali siano le gioie che può dare una memoria infallibile lo scopriremo scorrendo le pagine di questo interessantissimo saggio, sempre che, dopo averlo acquistato, ci ricorderemo di leggerlo.

Recensioni dei clienti

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    NeuroFrancigeno

    02/01/2016 22.06.14

    Libro che va letto all' età di 6 anni. Giù il cappello di fronte ai maestri che hanno dato nuova vita ai processi di apprendimento e memoria. Chiaramente, il plauso va al giornalista che è riuscito a romanzare cosi sapientemente e scorrevolmente la storia. Si veda per approfondimenti tecnici L' arte della memoria di Yates/ Guida allo studio: la memoria di M.P.

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    giovanni

    16/11/2011 09.57.35

    Bellissimo. Mi sono trovato a navigare ossessivamente su internet per verificare se le storie incredibili ed appassionanti, così come le teorie scientifiche di cui narrava l'autore fossero vere. Ho letto di persone con handicap mentali ma con uno o più talenti eccezionali e scientificamente inspiegabili, di persone che hanno perso completamente la memoria a lungo termine e vivono solo nel presente, od ancora più semplicemente di persone che hanno elaborato tecniche geniali per consentire a chiunque di memorizzare una quantità impressionante di dati. E poi mi sono ovviamente entusiasmato alla storia di fondo, di un giornalista che inizia a scrivere un articolo sulle olimpiadi della memoria e poi si trova a vincere i campionati americani di memoria...

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    Giacomo Di Girolamo

    13/11/2011 12.41.28

    Divertente ed originale. Ma il vero metodo per ricordare tutto è fare tesoro della lezione di Elio e le storie tese: "annodare il fazzoletto / ad un biografo ufficiale".

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