L' arte e la maniera di affrontare il proprio capo per chiedergli un aumento

Georges Perec

Traduttore: E. Caillat
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2010
Pagine: 69 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788806200213
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Se andate a chiedere un aumento al vostro capoufficio i casi sono due: o vi riceve o non vi riceve. Se vi riceve i casi sono due: o vi concede l'aumento oppure non ve lo concede. Ma anche se non vi riceve i casi sono due: o è assente oppure è occupato. Se è assente i casi sono due: o tornerà tra poco, oppure l'assenza sarà più lunga, di giorni, o magari di settimane. Se tornerà tra poco i casi sono due: potete tornare alle vostre mansioni e ritentare più tardi, oppure, se siete stati previdenti e siete molto ansiosi, sedervi in vista della sua porta, in modo da poterne spiare l'eventuale o prossimo rientro, e iniziare a leggere questo aureo libretto di Georges Perec, che sta parlando esattamente di voi, di quello che vi accade e di quello che vi potrebbe accadere nell'abisso infinitesimale che si spalanca tra il primo e il secondo dei due casi da cui siete partiti.
Tertium datur, insomma: tra il sì e il no, c'è di mezzo questo libro, costituito da un'unica frase che scorre per cinquantacinque pagine senza segni di interpunzione: le uniche pause sono date da graziosi disegnini tipografici che interrompono il flusso della stampa (un pesce, una pendola, tre bimbe che giocano…). Di questi disegnini né i risvolti di copertina né la pur dotta postfazione di Bernard Magné, illuminante per tutto ciò che riguarda la genesi e gli addentellati del libro, ci spiegano l'origine e il senso.
Non sbaglierebbe chi volesse ricondurre questo libro alla produzione più sperimentale e oulipiana di Perec: alla base del testo sta infatti un diagramma di flusso, ben noto agli studiosi di cibernetica, al quale l'autore di La vita istruzioni per l'uso ha dato una forma letteraria, che di li a poco diventerà un testo teatrale (cfr. Teatro, Bollati Boringhieri, 1991). È il 1968: appena un anno prima Italo Calvino portava in giro la conferenza Cibernetica e fantasmi (ora raccolta in Una pietra sopra, Einaudi, 1980), nella quale guardava alla composizione letteraria con le lenti dello strutturalismo e della combinatoria; e il babbo di loro tutti, Raymond Queneau, aveva scritto nello stesso anno Un racconto a modo vostro (lo si legge in Segni cifre lettere, Einaudi, 1981), nel quale il lettore poteva scegliere se seguire le peripezie di "tre arzilli piselli", quelle delle "tre pertiche smilze" o ancora quelle dei "tre mediocri arbusti", secondo una struttura non lontana dal diagramma di flusso perecchiano (o, se la cibernetica vi spaventa, da quella dei "librigame" che andavano di moda qualche decennio fa). L'arte e la maniera…, dunque, come opera minore, giocosa: un esercizio di stile da porre magari accanto alla Cantatrix sopranica L. e agli altri "scritti scientifici" (raccolti in italiano da Bollati Boringhieri nel 1996); volendo poi trovare altri paralleli fuori dal campo letterario, è difficile non pensare a Smoking/No Smoking di Alain Resnais (1993), deliziosa commedia patafisica che faceva duettare per due film Sabine Azema e Pierre Arditi intorno all'irrilevante ma cruciale scelta del titolo e al diagramma di flusso che ne deriva; oppure al Jean-Luc Godard di Crepa padrone! Tutto va bene (1972), che mostrava la struttura labirintica della fabbrica e dei suoi vicoli ciechi semplicemente togliendone la facciata e mettendone a nudo gli ambienti come in una casa di bambole (Perec farà la stessa cosa con lo stabile parigino di La vita istruzioni per l'uso).
Ma, a guardare bene, la questione può anche farsi più seria, molto più seria. Non solo perché, oggi come oggi, parlando di aumenti di stipendio, capiufficio e lavori impiegatizi c'è ben poco da scherzare, ma anche perché il libro mostra, nemmeno troppo in filigrana, legami piuttosto stretti con le due opere maggiori del giovane Perec: Le cose (Rizzoli, 1986; finalmente sarà riedito da Einaudi nel corso del 2011) e Un uomo che dorme (nuova edizione Quodlibet, 2009). L'anonimo protagonista di L'arte e la maniera… (anonimo fino a un certo punto: si tratta sempre di noi lettori – Toi, Hypocryte lecteur…) potrebbe essere un amico diversamente sfortunato di Jerome e di Sylvie, la giovane coppia di Le cose, uno di quei loro compagni d'armi che hanno disertato in favore del posto fisso e dell'armatura di flanella grigia che garantisce lo stipendio mensile; ma potrebbe anche essere l'esatto opposto dell'Uomo che dorme, altrettanto anonimo, altrettanto identificabile, che di fronte all'alternativa binaria tra fare e non fare sceglie semplicemente di "aspettare, a Pace Clichy, che la pioggia smetta di cadere".
La più bella definizione degli scrittori dell'Oulipo la diede, pare, Queneau: "Sono topi che si costruiscono da sé il labirinto dal quale tentano di uscire". In questo implacabile tour de force, scritto mentre in Francia si parlava e si metteva in pratica l'"abolizione del lavoro alienato", l'"alleanza studenti-operai", i "Consigli di Fabbrica", Georges Perec, dalla calma del Moulin d'Andé, una sorta di ostello di lusso per artisti e scrittori, ci racconta invece, con la spietata e sorridente disinvoltura dello scienziato di laboratorio, la volontaria e alienata corsa di un topo nei corridoi di un labirinto di parole che non conosce vie d'uscita. Luca Bianco