L' artista e i commissari. Quattro saggi non sull'arte contemporanea, ma su chi si occupa di arte contemporanea

Yves Michaud

Editore: Idea (Roma)
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 1 gennaio 2008
Pagine: 216 p., Rilegato
  • EAN: 9788890302268
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Descrizione
Il XX secolo ci ha insegnato che l'arte è tutto e niente: continuiamo infatti ad assistere al proliferare di correnti, tendenze ed etichette, alla varietà di oggetti considerati «arte», alle nuove categorie artistiche ed estetiche, che si aggiungono senza tregua a quelle tradizionali, per non parlare del movimento di esplorazione delle culture, che ha allargato le frontiere dell'arte, fino a farle straripare. Di fronte a una tanto cospicua varietà di aspetti è evidente che, prima di riflettere sulle qualità, è necessario capire secondo quali paradigmi identifichiamo le opere d'arte. La tesi principale espressa in quest'opera è che se per molto tempo sono stati gli artisti a definire l'arte, oggi questo potere è passato nelle mani del jet-set del mondo dell'arte, ossia di quelle persone che Yves Michaud chiama i «commissari», mentre «gli artisti e le opere sono solo pretesti per far continuare a girare la giostra del mondo dell'arte, un mondo che si stordisce di eventi, scoperte e tattiche comunicazionali», e che si evolve sempre più in direzione della mondanità.

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    Nella nostra realtà pare che l’arte stia assumendo sempre più importanza. È lampante il fatto che musei, gallerie e istituzioni culturali varie veicolino ormai proposte per un sempre maggior numero di visitatori. È però altrettanto innegabile come gli artisti e le loro opere siano in mano ad addetti ai lavori che tentano sovente un profondo appiattimento delle ricerche più rilevanti. Yves Michaud con questi scritti del 1989 – ora tradotti in italiano e accompagnati da una postfazione del 2007 – si scagliò contro tale deriva. […] È fuori dubbio come, anche in Italia, certi operatori d’arte abbiano assunto un potere enorme rispetto agli artisti e imbastiscano continuamente mostre, riunendo pratiche disperate, dietro ad una parvenza d’idea che non viene assolutamente sviscerata. Questo sta a testimoniare la caratteristica d’intrattenimento che sta assumendo la pratica espositiva, sempre meno legata ad una sua peculiarità e sempre più inserita nel flusso senza senso della contemporaneità… Stefano Taddei, "Arte e critica", n. 58, marzo-maggio 2009

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