Aspettando i barbari

J. M. Coetzee

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
Pagine: 198 p.
  • EAN: 9788806228576
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Recensioni dei clienti

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    mara regonaschi

    16/11/2017 15:10:54

    Libro MERAVIGLIOSO: moderno inno all'integrità umana e all'integrazione , nel rifiuto di conservare o sfruttare un posto di potere che pregiudichi la coscienza o l'anima altrui, nella ribellione di amare la diversità ("Volevo vivere fuori della storia che l'Impero impone ai suoi sudditi, anche a quelli perduti. Non ho mai augurato ai barbari il fardello della storia dell'Impero"). Ma la rincorsa alla libertà e alla giustizia è dura e incerta, e implica disobbedienza e solitudine. Nella mancanza di ogni specificità geografica e storica del racconto (mai vengono citati date o luoghi) il premio Nobel Coetze enfatizza l'universalità dei temi della prevaricazione, della brutalità, del rifiuto della diversità e del pregiudizio ("Non sopportavo di vedere così confermata la litania di pregiudizi dei coloni, secondo cui i barbari sono pigri, immorali, sporchi e stupidi. Se la civiltà ha portato con sé la corruzione delle virtù barbare, e la creazione di una massa di persone asservite al vizio, allora sono contro la civiltà").

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    angelo

    13/08/2017 14:12:47

    Ingredienti: un magistrato vicino alla pensione in una terra di frontiera, una temuta invasione di barbari come minaccia per la civiltà, un cambio di mentalità attraverso la conoscenza e il contatto col “nemico”, un passaggio da giudice a imputato e da ingranaggio del sistema a scheggia impazzita. Consigliato: a chi cerca un romanzo senza tempo ma di stretta attualità, a chi trova la libertà nella disobbedienza e solitudine.

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    Michael Moretta

    04/08/2013 17:43:13

    È la storia di un magistrato sudafricano che esercita il suo lavoro in un villaggio alla frontiera del Paese. Un giorno giunge al villaggio il colonnello Joll, inviato dalla capitale per verificare la voci secondo le quali i "barbari" starebbero preparando un attacco all'Impero. La tortura di due prigionieri da parte del colonnello, la conseguente partenza a caccia di altri prigionieri, che a loro volta verranno torturati, provoca una presa di coscienza da parte del magistrato. Da allora egli smette di comportarsi da fedele suddito e si trasforma in "traditore". Innanzitutto si invaghisce di una "barbara" e la prende con sè nel suo appartamento. Inizia un rapporto strano con questa donna, che quasi mai sfocia in qualcosa di sessuale ma rimane più che altro a livello mentale. Il magistrato ne è affascinato ed allo stesso tempo è ossessionato dalle torture compiute ai danni di questi indigeni che lei rappresenta, colpevoli solo di vivere nel territorio che l'Impero  non ha ancora conquistato.  Il destino del vecchio magistrato si compie quando decide di riportare la donna alla sua tribù di appartenenza. Viaggia per dieci giorni attraverso terre desolate e pericolose, perdendo cavalli, uomini e soffrendo condizioni atmosferiche impossibili. Alla fine incontra i "barbari", li vede, ci parla e restituisce la donna.  Al suo ritorno viene arrestato con l'accusa di avere complottato con i nemici ai danni dell'Impero. Comincia allora per il magistrato un degradante periodo di torture e privazioni. Viene picchiato, lasciato nudo nella sua cella, fatto sfilare nudo per la piazza del villaggio, deriso dalla gente, umiliato e lasciato appeso ad un albero per un giorno intero. Il magistrato non si arrende e quando i soldati vanno via ricomincia a vivere nella sua città saccheggiata e distrutta. Un libro sulla stupidità dell'uomo, sulla cattiveria e sull'ignoranza direi. Scritto come al solito in modo magistrale da un grandissimo autore. Davvero un bel libro.

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    ALICE

    18/07/2011 12:19:08

    Una scrittura pulita ma non scarna, dura ma che sa seguire le sfumature e le pieghe del mutare dell'anima con il corpo del Magistrato protagonista. E poi: i barbari. Siamo tutti in frontiera, credo, e con i barbari abbiamo a che fare tutti. A volte li attendiamo semplicemente anche una vita intera, a volte li vediamo e incontriamo, altre vogliamo non vederli o vederli come più ci piace senza nessuna intenzione di conoscerli, a volte... a volte no... Buon romanzo ben scritto e coinvolgente, ottima lettura.

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    Sebastiano

    31/08/2009 10:28:16

    Libro mediocre. L'ho comprato (e letto, ovviamente) dopo aver visto le recensioni entusiastiche lasciate da alcuni lettori su questo sito e ne sono rimasto profondamente deluso. Non ti lascia niente se non un profondo senso di irritazione nei confronti del protagonista. Credo che sia uno dei personaggi letterari più stupidi che abbia mai incontrato finora! La trama è inconcludente e non riesce a comunicare niente se non un profondo disprezzo per il Potere (volutamente lo scrivo con la maiuscola) e per quelle che sono le inevitabili tele della Storia. In alcuni tratti è talmente intriso di pacifismo e buonismo che si fa fatica a leggerlo. Difficile credere che l'abbia scritto un premio Nobel. In altre circostanze il mio voto sarebbe stato 1 ma per stima nei confronti dell'Autore credo che sia più giusto un 2! P.S. Se volete leggere un vero capolavoro (al quale, tra l'altro, secondo alcuni è ispirato anche questo libro) vi consiglio "Il deserto dei Tartari" del nostro Dino Buzzati!

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    Nelletta

    28/04/2009 20:36:37

    Toccante è la prima parola che ho pensato durante la lettura di questo libro. Il protagonista che in prima persona ci narra queste righe trasmette benissimo sensazioni, sentimenti e pensieri che lo travolgono nonostante venga annullato come uomo sotto tutti i punti di vista, sembra quasi di starlo ad ascoltare da vicino e di ritenersi fortunati, nel contempo, di non essere al suo posto.

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    Tommaso

    03/08/2008 11:25:08

    A me non è sembrato un capolavoro da premio Nobel! Bel libro scritto abbastanza bene anche se talvolta lo stile è talmente ridondante che mi ha confuso, facendomi perdere il filo conduttore dell'intera narrazione! La curiosità mi ha spinto a leggere questo libro che probabilmente non rileggerei!

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    rogopag99

    21/03/2008 16:57:15

    Meditazione sull'impossibilità della giustizia nella Storia, sull'inevitabilità del male, "Aspettando i barbari" ne racconta la sofferta presa di coscienza attraverso il protagonista mai nominato e definito unicamente attraverso il ruolo che riveste, quello emblematico di magistrato. Coetzee sceglie di stilizzare al massimo l'ambientazione della narrazione, negando ogni specificità storica e geografica ai fatti per inserirli in una cornice di astrattezza metafisica che ne enfatizza l'universalità (anche se non è difficile vedere dietro lo schermo della parabola una critica acuminata al Sudafrica dell'apartheid). Gli avvenimenti hanno luogo in una cittadella alla frontiera di un impero, qui il magistrato esercita la propria professione amministrando la legge per conto di un governo lontano e kafkianamente imperscrutabile, qui l’Impero manda i suoi soldati in incursioni negli sconfinati territori circostanti per "combattere" i fantomatici barbari che lo minacciano, (l'eco de Il deserto dei Tartari di Buzzati è evidente). La violenza perpetrata dall'Impero su i barbari catturati, in particolare su una giovane mendicante barbara di cui il magistrato si invaghisce, agisce in modo dirompente su una consapevolezza da lungo tempo maturata ma tenuta a bada dal senso del dovere e dal rispetto del proprio ruolo. La violenza sul corpo della donna, su i corpi degli altri barbari (che a sua volta verrà esercitata anche su quello del magistrato) è la violenza della Storia nei confronti dell'altro, del diverso, è il sopruso e la sopraffazione in nome di ragioni superiori che non hanno bisogno di essere dichiarate per essere riconosciute come valide. Per Coetzee, ciò che conta è la forza di testimoniare senza prospettare soluzioni, poiché ciò che è essenziale che venga compreso, ciò che è necessario fare, i fatti lo denunciano nella loro eloquenza.

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    Rossi Fabio

    15/07/2007 16:52:02

    Un magnifico libro contro la tracotanza ed il pregiudizio dei potenti raccontato attraverso le amare riflessioni di un magistrato di provincia caduto in disgrazia. Da segnalare l'ottima prosa di Coetzee davvero coinvolgente.

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    Chiara

    18/12/2006 17:41:20

    Molto toccante nella sua crudezza e nel controverso sentimentalismo del protagonista. Meraviglioso nelle sensazioni che evoca e brutale nella cattiveria di ogni giorno. Quanto conta per noi trovare un capro espiatorio?

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    Vale

    05/09/2006 17:57:33

    Quando lessi questo romanzo, tempo fa, mi dissi che questo signor Coetzee avrebbe vinto il nobel. E così è stato. Romanzi come questi ne escono di rado, ed è giusto che sia così. Un gioiello prezioso, una discesa nell'animo umano, negli inferi della diversità. Aspettando i barbari, sembra la forma in prosa della poesia di Kavafis. Peccato che i barbari non siano poi arrivati, sarebbero stati una soluzione, quella gente. Un romanzo inattuale, e attualissimo, in questi tempi di diversi, altri e barbari. Lo consiglierei eccome anche ad un pubblico giovane, io l'ho letto a meno di trent'anni. Ed è entrato nella mia top ten. Uno scrittore che resterà nell'olimpo dei grandissimi. Senza dubbi.

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    gil

    04/03/2006 18:13:31

    Non lo consiglierei per persone troppo giovani, ma per coloro che hanno esperienza della vita questa è una lettura profonda ed indimenticabile. Il personaggio principale ed i suoi sentimenti prendono corpo e si modificano insieme con la sua consapevolezza di solitudine ed amari bilanci, cui egli contrappone un istinto vitale e d'amore. Letto e riletto, ad ora il miglior Coetzee per quanto mi riguarda, a pari merito con Elisabeth Costello.

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    guido

    29/08/2005 12:55:38

    Un gioiellino sulla stupidità di tutte le forme di pregiudizio. Scritto molto bene.

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