Atmosfere. Ambienti architettonici. Le cose che ci circondano

Peter Zumthor

Traduttore: E. Sala
Editore: Mondadori Electa
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 27 novembre 2007
Pagine: 71 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788837054571

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Descrizione
Con lucidità e rigore Peter Zumthor racconta il suo fare architettura, ancorato ai valori della memoria dell'uomo. Riflessioni sull'architettura perduta, sul significato della bellezza, sull'importanza dell'insegnamento attraverso l'esperienza di un architetto-artigiano le cui opere documentano la passione per una architettura concreta e, allo stesso tempo, poetica fatta di conoscenze costruttive, di sensibilità e competenza nell'uso della materia, di coerenza nel disegnare e pensare lo spazio anche attraverso l'uso sensuale di luce, materiali, colori. Nei suoi scritti Zumthor denuncia una profonda insofferenza nei confronti dei luoghi comuni che assediano l'epoca contemporanea; questa insofferenza vibra nel pacato ragionare e nell'elegante raccontare dell'architetto teso verso un'attenzione costante e vigile per quanto la contemporaneità offre alla meditazione di chi pratica questo mestiere.

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Il raffinato testo pubblicato da Electa propone una lezione di Zumthor, tenuta nel 2003 all'interno del ciclo "Paesaggi poetici", rassegna di esplorazioni filosofiche che mettono in relazione un luogo con un personaggio, un fatto, un tema letterario. In questo caso il tema è l'affinità tra luoghi e arte. Il taglio del discorso riprende un carattere centrale dell'architettura di Zumthor, estremizzandolo. Tutto è giocato su emozioni, passioni, impressioni, percezioni, adesioni e rifiuti, stati d'animo, cose che sono dentro di noi e che lo spazio ci aiuta a comprendere. Sensazioni che si provano, sensi che si acuiscono, influenze reciproche tra l'individuo e lo spazio. La domanda al centro di tutto è se si sia in grado, come architetti, di progettare atmosfere. Zumthor guarda al suo fare e distilla nove passi. Tutti molto evocativi: il corpo dell'architettura (ovvero la sua struttura); la consonanza dei materiali; il suono dello spazio; la sua temperatura; gli oggetti che lo riempiono; il muoversi dentro lo spazio; la tensione tra interno ed esterno; la vicinanza e la distanza (i gradi dell'intimità); la luce sulle cose. A questi aggiunge tre appendici sul fare: attenzione all'architettura come ambiente, la buona accordatura, la costruzione della buona forma come obiettivo finale. Tutto è immerso in una prospettiva dolce e consolatoria. Dei buoni sentimenti. Dello stare bene. Dell'armonia. L'atmosfera ci tocca emotivamente, ma sempre in modo corroborante. È una buona atmosfera. Non c'è cenno ad atmosfere che inquietino. Non c'è fatica, né angoscia. È la consolatoria ricerca della bellezza. Che questo sia oggi ineludibile, è la questione più rilevante che il libro pone, e che va oltre le straordinarie opere di Zumthor, per gettare sul nostro presente una luce, questa sì, poco consolatoria.