Curatore: B. Berni
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2018
Pagine: 190 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788845932397
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Descrizione
Una guida alle potenze dell'invisibile.

Knud Rasmussen è stato l'etnografo ed esploratore a cui dobbiamo i materiali più preziosi sugli Inuit e altre popolazioni dell'estremo Nord. Durante la V Spedizione Thule, fra il 1921 e il 1924, Rasmussen conobbe lo sciamano Aua e stabilì con lui un contatto che gli permise di raccogliere la sua testimonianza. Come Alce Nero per Neihardt, come Ogotemmeli per Griaule, Aua è diventato la voce di una remota sapienza, qui esposta con straordinaria immediatezza attraverso episodi della sua vita. Chi incontri Aua lo ricorderà per sempre come una guida alle potenze dell'invisibile.

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Recensioni dei clienti

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    Violetta

    22/09/2018 07:34:10

    Si tratta di una bellissima testimonianza della civiltà Inuit, veramente affascinante e precisa. Knud Rasmussen è stato un etnografo fortemente interessato al popolo eschimese e all'esplorazione dei paesi artici e in questo libro ci presenta gli usi e i costumi, ma soprattutto la spiritualità degli Inuit, attraverso l'incredibiòe figura dello sciamano Aua

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    Lorenzo

    21/09/2018 16:27:03

    Rasmussen ci porta, attraverso le pagine di questo libro, a conoscere alcune tribù di Inuit, raccontandoci alcuni aspetti della loro quotidinità, delle loro credenze storiche, delle loro strutture sociali e religiose. Lo scrittore, un famoso etnografo, si concentra durante tutto il libro sulla figura di Aua, uno sciamano, attraverso il quale egli entrerà in contatto con gli altri membri delle tribù che incontrerà durante la sua spedizione. Gli aspetti più interessanti del libro sono quelli inerenti ai racconti delle leggende che popolano l'immaginario collettivo delle tribù, lo scrittore ci porta alla scoperta di comunità che per molto tempo sono rimaste chiuse nei loro confini. A tratti molto interessanti, a volte diventa un po' noioso e ripetitivo, soprattutto nell'ultima parte del libro quando prende una piega più didascalica e meno romanzata. In conclusione un libro comunque appassionante e interessante.

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Vi sono due categorie di esploratori artici. Quelli che cercano un luogo geografico o una rotta attraverso i ghiacci (...) e che percorrono distese disertate dagli uomini; e vi sono quelli che cercano uomini che vivono in condizioni estreme e che per far questo si mettono in condizioni estreme. Knud Rasmussen (1879-1933) è stata una figura fondamentale tra i cercatori di culture differenti e gli esploratori che mettono alla prova se stessi. I brani del suo libro Dalla Groenlandia al Pacifico riuniti in questo volume Aua (...) testimoniano alcuni momenti di una lunghissima esplorazione attraverso l’intero continente nord-americano in quasi tre anni e mezzo che dal 1921 al 1924 consentì a un piccolo gruppo di esploratori e di ricercatori di raccogliere informazioni e testimonianze degli Inuit giunti a uno snodo importante della loro sopravvivenza: l’integrazione col mondo occidentale (...).

Per parte materna Rasmussen aveva sangue Inuit (...) e per comprendere le sue Thule Expeditions non si può prescindere da questo dato: Rasmussen non è un esploratore che viene da un altro mondo; al contrario, esplora le proprie radici, le proprie origini, la propria memoria interiore. Viaggia sulle distese ghiacciate con i cani da slitta (...) ma percorre sentieri intimi e profondi. Il suo andare non è indirizzato solo dai punti cardinali; va anche in altre direzioni: torna alla origini; esplora la memoria della sua gente, delle sue tradizioni.

La scelta dei testi si concentra essenzialmente su eventi avvenuti nel bacino di Foxe (Canada) ovvero il tratto di mare (...) a nord della baia di Hudson: il mitico passaggio a Nord-Ovest. Qui Rasmussen incontra i protagonisti e ascolta le voci di questo libro: Aua e alcuni altri sciamani che con i loro spiriti ausiliari determinavano la vita delle piccole comunità che abitavano quelle terre. (...).

È impressionante leggere quanto Rasmussen raccoglie sugli usi, le interdizioni, la sacralità che accompagna le gravidanze, i riti funebri. Insomma, l’intero complesso di regole che qualifica una civiltà strutturata. E così accade che il libro, più che i paesaggi sconfinati del bacino di Foxe riferisca dei racconti all’interno degli igloo. Rasmussen li trascrive in maniera oggettiva, ma in questo suo recupero di usi destinati a perdersi o a contaminarsi, si fa largo una profonda pietà, consapevole com’è d’essere giunto a documentare un’ultima Thule dalla quale proviene e che però, per il solo suo essere lì a testimoniare, sta forse consegnando a un mondo che finirà per cancellarla.

Recensione di Filippo Tuena

 

Un estratto dal testo

«Ecco, vedi», disse Aua «nemmeno tu sai dare spiegazioni, quando ti chiediamo perché la vita è come è. E così dev'essere. Tutti i nostri usi vengono dalla vita e vanno alla vita, noi non spieghiamo niente, non crediamo niente, ma in ciò che ora ti ho mostrato sono le nostre risposte.
«Noi abbiamo paura!
«Noi abbiamo paura delle intemperie del mondo, con cui dobbiamo combattere per strappare il cibo alla terra e al mare.
«Abbiamo paura degli stenti e della fame nei freddi igloo.
«Abbiamo paura della malattia, che vediamo quotidianamente intorno a noi. Non della morte, ma della sofferenza.
«Noi abbiamo paura delle anime delle persone morte e di quelle delle prede uccise.
«Noi abbiamo paura degli spiriti della terra e dell'aria.
«Perciò i nostri padri si sono armati di tutte le antiche regole di vita, costruite sull'esperienza e sulla saggezza di intere generazioni. Noi non sappiamo in che modo, non abbiamo idea del perché, ma le seguiamo per avere la possibilità di vivere senza affanni. E nonostante tutti i nostri sciamani, siamo così ignoranti che abbiamo paura di ciò che conosciamo dai racconti e dai miti degli antenati. Perciò abbiamo le nostre tradizioni e perciò rispettiamo i nostri divieti».