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Avatar. Dislocazioni mentali, personalità tecno-mediate, derive autistiche e condotte fuori controllo
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Avatar. Dislocazioni mentali, personalità tecno-mediate, derive autistiche e condotte fuori controllo - Tonino Cantelmi,Maria Beatrice Toro,Massimo Talli - copertina
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Descrizione


Poco più di dieci anni fa, Tonino Cantelmi presentò in un Congresso di Psichiatria a Roma i primi quattro casi italiani di Internet Addiction. Era il 1998 e i giornali italiani riportarono la notizia nelle prime pagine, facendola rimbalzare in tutto il mondo. Oggi il focus si è spostato dal paradigma della tecnodipendenza alla consapevolezza che l'impatto della tecnologia digitale sulla mente umana possa essere alla base di una "mutazione antropologica". Questo libro è il punto iniziale di un nuovo filone di ricerca che vede come obiettivo l'esplorazione della mente umana, proprio mentre è in atto una fatidica e imprevedibile mutazione antropologica, quella dei "nativi digitali". In questo volume, che analizza diversi aspetti della psicopatologia del cyberspazio, molta attenzione viene dedicata all'approfondimento sociologico, psicologico e psichiatrico - degli avatar, personaggi digitali stilizzati, creati per partecipare e comunicare nelle comunità virtuali. Gli autori analizzano le implicazioni che comporta il quotidiano vestire i panni dell'avatar e il rapporto di questo alter ego con il vero io del suo creatore.
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Dettagli

6 maggio 2010
182 p., Brossura
9788874870424

Voce della critica

L'incessante attività comunicativa degli umani è sempre più mediata da una potente tecnologia, il cui apparato di punta è Internet. La tecnologia dell'informazione contribuisce alla trasformazione delle capacità mentali, all'accentuazione o all'affievolimento delle inclinazioni, alle derive psicologiche, alla soddisfazione o all'intensificazione dei bisogni emotivi. Poiché la comunicazione è un processo di complessità straordinaria, in cui si mettono in gioco informazioni, sentimenti e relazioni interpersonali e in cui si ricercano protagonismo e gratificazione, si capisce come il palcoscenico virtuale di Internet con le sue mille luci sfavillanti ci attragga irresistibilmente, promettendo di sottrarci a una vita quotidiana di frustrazioni, di noia, di timidezza o di depressione per aprirci le porte di un eden irenico e appagante.
I mondi virtuali della Rete sono abitati da avatar (incarnazioni digitali delle persone) che danno voce e sembiante a persone concrete, e tramite queste creature finte e realissime gli utenti comunicano, vivono, gioiscono e, talvolta, si distruggono, perché, come nella vita vera, non è tutto oro quello che luce e anche in Internet si celano insidie.
Il libro ci presenta un quadro interessante, a volte inatteso e impressionante, di dislocazioni mentali, di derive autistiche, di condotte aberranti, di confusione o di perdita di identità, di dissociazione psichica, di dipendenze e di vere e proprie intossicazioni da Internet: tutti fenomeni sostenuti dalla sicurezza, dalla tranquillità e dal vero e proprio godimento offerti dalla comunicazione mediata. La possibilità di uscire da se stessi per offrirsi ai corrispondenti sotto altre vesti, magari contraffatte, di abbandonare la vita quotidiana per intrecciare nei blog rapporti con (gli avatar di) interlocutori che coltivano interessi affini (o che nutrono patologie identiche) è talmente piacevole che i protagonisti di queste fughe nella Rete bramerebbero addirittura di trasformarsi in un vorticoso e scintillante sciame di bit per accedere a un felice iperuranio immateriale.
Paradigmatico ed estremo è il caso degli hikikomori (in giapponese "stare in disparte"): in Giappone il 20 per cento degli adolescenti maschi rifiutano per mesi o per anni ogni contatto personale diretto, anche con i genitori, per restarsene chiusi in camera, collegati con il mondo illimite del Web. Essi escludono dalla propria vita la scuola, lo sport, le feste e tutto per esistere e comunicare soltanto attraverso i loro avatar, cui delegano ogni attività: nonostante ciò non si sentono affatto isolati, anzi si considerano membri della vasta famiglia incontrata online. Si dedicano ai giochi di ruolo, all'ascolto di musica, alla visione di filmati, intessono conversazioni nelle chat room e rinunciano al proprio nome per usare solo gli pseudonimi con cui sono conosciuti dai colleghi di esilio virtuale. Ma per loro gli esiliati sono le persone del mondo reale: gli hikikomori si ritengono un'avanguardia di illuminati, anche se a notte fonda, in momenti di cedimento corporale, saccheggiano la dispensa per sopravvivere.
Più allarmante è il fenomeno pro-Ana (Ana sta per anoressia): si tratta di siti ben dissimulati che si spalancano su un mondo parallelo dove si parla solo di calorie, di magrezza, di esercizio fisico, di tecniche per ridurre l'assunzione di cibo e dell'orgoglio derivante dall'assoggettamento del corpo e dei suoi bassi istinti. Si calcola che negli Stati Uniti le persone anoressiche siano 11 milioni (il 99 per cento donne tra i 12 e i 40 anni) e in Italia mezzo milione. Mentre nel mondo reale l'anoressia è considerata una patologia grave e potenzialmente esiziale, nei siti pro-Ana essa è uno stile di vita che si è scelto e che fa sentire le adepte superiori ai comuni mortali. Nonostante i tentativi delle autorità di oscurare questi siti, essi rinascono e si moltiplicano, e in numero crescente le altezzose anoressiche conducono blog inneggianti alla loro patologia, divenuta una semidivinità benevola, esaltano con fierezza i risultati raggiunti, si comunicano metodi ed espedienti, celebrano le martiri della loro pseudoreligione, cioè le compagne morte.
Un altro mondo parallelo piuttosto bizzarro e inquietante è quello degli avatar-vampiro, frequentato da chi si sente attratto da regioni particolari dell'occulto all'insegna di Nosferatu e di Dracula. Internet consente la creazione di luoghi e modalità d'incontro per chi ha gusti particolari in tema di orrore: il sangue, la morte, la non vita. Potrebbe sembrare un giuoco innocente, ma talora gli iniziati adottano uno stile di vita vampiresco anche nel mondo reale: si fanno limare i denti, si aggirano di notte con il volto pallido di cipria o di biacca, avvolti in ampi mantelli neri, addirittura bevono sangue (si spera non umano).
Internet consente la creazione di un numero potenzialmente illimitato di mondi paralleli, chiusi ed esclusivi, in cui si entra per cooptazione e per affinità e dove si può conservare l'anonimato; e, come accade in tutti i circoli elitari, i membri si considerano superiori agli estranei.
La fuga nella Rete passa attraverso fasi di assorbimento crescente, fino a ottanta e più ore la settimana, con un evidente deterioramento dei rapporti diretti, degli impegni lavorativi e familiari e anche della salute fisica e psichica. Tutti questi svantaggi sono compensati da una sovraeccitazione cognitiva e da un appagamento che confina con la sensazione di onnipotenza: le paure sono lenite, i giudizi altrui sono ignorati, non ci sono più confronti penosi. Anche se la vita là fuori è colma di ansia, di noia e di avvilimento, c'è un luogo alto e privilegiato, da visitare ossessivamente, dove tutto ciò sparisce per dar luogo a un'estasi che è insieme salvifica e distruttiva.
Giuseppe O. Longo

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