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Michela Murgia

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2011
Pagine: 166 p. , Brossura

3 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Argomenti d'interesse generale - Problemi e processi sociali - Discriminazione sociale

  • EAN: 9788806201340

Non bisogna sbagliare. Per presentare questo libro è necessario scegliere le giuste parole, il tono più corretto, lo sguardo meno partigiano.
Come per prima ha fatto Michela Murgia nelle sue pagine.
Innanzitutto ricordiamo che parliamo di una scrittrice cattolica, che ha studiato teologia, che è stata animatrice in Azione cattolica e che si definisce credente. Dunque la sua visione dei fatti non si presta a una lettura né atea né particolarmente laicista. È una donna, certo, e questo potrebbe essere usato contro di lei...
Nasce da un convegno organizzato in Sardegna - ma è solo l'inizio di un approfondito studio - questa riflessione ampia sulla figura della donna nella religione cristiana e cattolica e più in generale nella società, oggi come ieri. Sì, come ieri, perché ancora siamo ben lungi dall'avere una rappresentazione paritaria dell'uomo e della donna, una situazione che non conduca le donne ad "assumersi nel tempo carichi di dolore, sforzo e responsabilità relazionale sempre più gravosi". Per dimostrarlo (e per comprenderne le origini), la Murgia ci conduce in un viaggio attraverso le parole delle sacre scritture come delle pubblicità-progresso ministeriali, tra le pagine di cronaca dei giornali e dell'apologeta eretico Tertulliano, nelle pieghe della religiosità popolare e tra gli attrezzi ginnici e la chirurgia estetica.
C'è una logica in tutto questo?
Certo, eccome, ed è quella che vuole la donna poco protagonista e molto succube, oltre che colpevole, nella vita e nella morte.
Proprio dalla morte parte la sua riflessione. Se le donne sono omesse dallo spazio pubblico di rappresentazione della morte e della sofferenza, se non in qualità di vittime, è ben chiaro invece che "la colpa della mortalità dell'essere umano, insieme a tutta la condizione di fatica e limite propria all'esistenza è di Eva, archetipo primo del genere femminile".
Con Maria e Gesù "si chiude il cerchio aperto dalla disobbedienza di Eva e di Adamo nel paradiso terrestre", ma ancora una volta è la morte maschile ad essere lo strumento salvifico, mentre per i fedeli "la madre di Gesù non è mai morta". La figura di Maria e l'evoluzione che ha avuto tra teologia ufficiale e religiosità popolare, fa da filo conduttore a un discorso che però si rivela molto più ampio.
La condanna dell'uomo è il lavoro, la fatica, il sudore, quella della donna è ben più grave: il dolore, in particolare partorire con dolore. E la donna che non partorisce nella sua vita? vive sulla terra "come una specie di latitante". Non parliamo poi del dibattito teologico nato sul tema del parto indolore quando si iniziò a praticarlo...
L'analisi di Michela Murgia è tutt'altro che acritica. Sottolinea invece tutte le incongruenze, gli errori, i giochi politici e teologici maschilisti della Chiesa cattolica che hanno perpetuato nei secoli una visione della donna che tutte noi, indipendentemente dal nostro credo religioso, ci portiamo addosso.
Illuminanti le pagine che ci raccontano come la Madre di Cristo sia la donna del sì, di un sì supremamente libero e anticonformista che tuttavia è stato presentato "come la sublimazione spirituale di tutti i sì pretesi dalle donne credenti, e non importa che questi consensi fossero assai meno liberi di quello della ragazza di Nazareth".
Il sì al matrimonio come a tutti i rapporti sessuali che desidera lo sposo, alle gravidanze (sempre) e i sì di obbedienza al padre, al fratello, al marito, al prete.
Così come la donna deve dire no quando il suo consenso semplicemente non è previsto. Se le donne sovvertono queste regole, dicendo no e sì in modo inaspettato e autonomo, specie se parliamo di scelte che riguardano il loro corpo e la loro vita, possono aspettarsi solo riprovazione sociale e punizioni.
Ave Mary ci fa scoprire dunque molti aspetti meno immediati ed evidenti della figura di Maria, e parallelamente ci fa comprendere meglio la collocazione della donna nel contesto sociale occidentale.
"Non c'è niente come la Scrittura per rivelarci quanto sia falsa l'idea di Maria che vogliono darci a bere come docile e mansueta, stampino perfetto di tutte le donnine per bene."
Chiudiamo con una domanda: perché sappiamo tutto delle parabole del figlio prodigo, della pecorella smarrita e nulla della dramma perduta? Forse perché il potenziale sovversivo di un Dio rappresentato come una casalinga disperata - così come la figura di Maria ragazza libera e coraggiosa - oltre che una donna sola, senza padre, marito o figli, era tollerabile solo all'epoca in cui Gesù l'ha pronunciata. E c'è di che riflettere.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    ciccio

    11/02/2013 20.57.23

    Acquisto sbagliato, da addebbitare al nome della Murgia. Non che sia scritto male, tutt'altro, ma non è il mio genere. Finito di leggere per rispetto alla grandezza dell'auitrice. Non mi è rimasto dentro niente

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    Subo75

    15/11/2012 14.32.48

    Si legge in un baleno, si impara molto, si riflette sul nostro quotidiano guardandolo da una prospettiva utile e non d'abitudine. Questo libricino fa riscoprire piccole nozioni perdute e punta da un'angolatura diversa una luce che per troppo tempo è rimasta fissa. Ave Mary è scritto bene, in un italiano ormai raro, senza perdere di scorrevolezza. Nulla è meno innocente di una scelta lessicale o di immagine. Consiglio di leggere questo libro e di regalarlo alle donne che non lo hanno ancora. Mi auguro un Atto II che raduni i fili dei tanti ragionamenti espressi e li sviluppi.

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    Fabrizio

    11/06/2012 21.58.54

    Finito in un giorno, scorrevole, bello. Michela Murgia non tradisce le aspettative, da leggere e rileggere..

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    cristina

    09/05/2012 09.43.47

    Sicuramente non è un trattato teologico sistematico e sicuramente ricalca alcune riflessioni "femministe", o pseudo tali, fatte spesso in questi ultimi tempi. Ma a me è piaciuto, e mi ha fatto riflettere. Non fa mai male riflettere su alcuni temi, seppure con un sorriso come questa lettura mi ha suscitato. Mi piace poter guardare poi la realtà con occhi diversi, più attenti alle rappresentazioni che ci circondano e ai riti che insceniamo ogni giorno. Mi è piaciuta particolarmente la narrazione delle esperienze personali dell'autrice, i suoi ricordi giovanili. Mi piace la sua scrittura e spero presto di poter leggere il suo primo romanzo.

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    beppe ciocca

    07/10/2011 11.48.03

    So che la questione femminile all'interno della chiesa cattolica non può essere affrontata in 159 pagine. Leggendo le recensioni ero quasi tentato di non leggerlo ma poi l'ho iniziato e l'ho finito d'un fiato. Fra il femminismo esasperato e le cose che vengono normalmente insegnate in un corso di teologia c'è un abisso. Quindi anche queste differenze di impressioni mi ha fatto decidere di leggere questo libro. Ho apprezzato soprattutto il coraggio di affrontare quei temi che danno così fastidio a molti. Carlo Maria Martini ripete spesso che la differenza non sta fra credenti e non credenti ma fra pensanti e non pensanti. Michela è certemente una persona che pensa. Bisognerebbe dimostrarlo che le sue tesi sono campate in aria. A me sono sembrate molto radicate nella realtà della chiesa di oggi e nella società in genere. Ciò che traspare e mi convince più di tutto è la conoscenza del testo biblico da cui, anche se non in modo esplicito, parte il suo ragionamento e scaturiscono le sue convinzioni. Oggi, in molti casi, fra i gerarchi della chiesa (dato che si insiste sulla sacra gerarchia anziché pastori sono da intendersi come gerarchi) la fede è più dottrinale che biblica e la Dei Verbum e altri documenti simili sono stati dimenticati. Ragionare con la dottrina o con la Bibbia non è la stessa cosa, le prospettive cambiano di molto. Io preferisco la prospettiva biblica. Comunque grazie Michela.

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    icario

    16/09/2011 11.55.08

    L'autrice scrive bene, chiaro, accattivante. Si capisce che i lettori a cui si rivolge sono immaginate come persone qualunque. E fa bene. Credo però che i lettori di un libro così non siano quelli che la Murgia ha immaginato. I giudizi molto negativi credo siano di lettori che si sentono traditi dalla prosa e dai temi per loro troppo semplici e scontati.

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    Cristina'77

    15/09/2011 17.26.32

    Nozionistico come un testo scolastico. Prosa molto strutturata, talvolta faticosa. Manca di pathos. Terminato a fatica

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    pier luigi

    05/09/2011 12.20.40

    Mi è piaciuto. Perchè è un saggio anomalo e non per iniziati, perchè riporta vicende personali ancora oggi vissute in molte realtà parrocchiali accanto a visioni più ampie in tema di etica, estetica, storia della chiesa, spesso condivisibili. A mio avviso sono questi i libri che possono far avvicinare semplici credenti o atei curiosi alla lettura e al pensiero critico su temi troppo spesso demandati a specialisti ecclesiastici o finti devoti.

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    Paola

    29/08/2011 11.17.14

    A me è piaciuto molto. Spaventata dal fatto che si trattasse di un saggio e dall'avere scoperto che la Murgia ha fatto parte dell'Azione Cattolica mi aspettavo un mattone religioso. Invece no. Del resto Michela Murgia non puo' scrivere polpettoni banali, è una donna troppo intelligente e scrive troppo bene. E' un libro che apre la testa, che fa riflettere su tanti stereotipi, che dovrebbe essere letto da tanti cattolici per farsi qualche domanda, farsi venire qualche dubbio. Che dovrebbe essere letto dalle donne perché si sveglino, perché non si facciano imbrogliare.

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    Guido Guidi

    24/08/2011 22.56.50

    Parte da dei presupposti opinabili per arrivare a conclusioni scontate. Libro ben scritto formalmente, ma che non mi ha trasmesso niente di nuovo, né di particolarmente profondo.

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    sergio oliveri

    31/07/2011 14.30.09

    Tanto mi aveva entusiasmato la lettura di "Accabadora", opera nella quale l'Autrice aveva meravigliosamente trattato un tema di straordinaria concretezza usando abilmente tutte le corde della sensibilità, della discrezione, del mistero, del dolore, del rapporto tra esseri umani diversi, così mi ha deluso questo "Ave Mary", un'opera che non è narrativa ma neanche compiutamente un saggio: un'analisi della collocazione della donna all'interno della dottrina, della liturgia e della morale cattolica condotta in esasperata chiave femminista, con la pretesa di interpretare in modo razionale temi del "creazionismo" come se non appartenessero totalmente ad una leggenda confezionata quando in effetti la donna non aveva maggiore considerazione che quella di fattrice e malamente difesa e consolidata dal potere religioso. In questo tentativo stucchevole, che dà l'idea di un lavoro su commissione, la Murgia riempie ben più di cento pagine, delle 156 totali, di spericolate masturbazioni cerebrali, con una prolissità al cui confronto Richard Dawkins sembra Hemingway, senza peraltro apportare alcun elemento nuovo ad un tema già ampiamente, e meglio, trattato anche da autori "femministi". Peccato perché nelle poche pagine in cui lascia la penna libera di narrare si ritrovano i connotati di una validissima scrittrice.

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    B139

    28/07/2011 23.41.10

    Concordo con quanti di voi non hanno apprezzato il libro, perchè anche io non l'ho apprezzato, come non ho apprezzato Accabadora. Per mia fortuna, non li ho comprati, ma me li hanno prestati solo perchè volevo leggerli per curiosità. Ho mollato il primo dopo qualche capitolo e il secondo lo stesso e anche peggio, perchè vi ho trovato idee che ci venivano insegnate nei corsi di Teologia. Ergo: niente di nuovo e originale, ma solo uno strano miscuglio che ancora non capisco come è riuscita a unire! Continuo a pensare che ognuno deve fare il proprio mestiere e il fatto che uno scrittore abbia un minimo di notorietà, non sinifica che deve scrivere continuamente e tutto quello che gli passa per la testa o che gli capita. Se già con Accabadora trovavo gli scritti della Murgia privi di emozioni, con questo mi ha dato conferma che forse le case editrici dovrebbero rivalutare le loro scelte (io non sono sarda, ma ci vivo e, a parer mio, Accabadora ha dato un'idea distorta della cultura isolana, viste le domande di certi turisti che pensano che i sardi credano ancora a questi strani riti!). Da donna a donna, ho provato a darle un'altra piccola possibilità, ma è inutile...tutto quello che scrive si dimentica subito. E' sempre più una delusione! Voto meno di zero spaccato.

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    Alessandra

    28/07/2011 12.39.39

    Anch'io, come altri che mi hanno preceduto, non riesco a dare un voto alto a questo libro nonostante stimi molto la Murgia (anche per questioni campanilistiche...).Tenendo conto che si tratta di un saggio e non di un romanzo e quindi è impossibile un confronto con Accabadora (che a me è piaciuto moltissimo)resta il fatto che questa lettura non mi ha lasciato nulla anzi,era come leggere qualcosa che avevo già letto,facendo fatica a giungere alla fine.Peccato!!Ma se Michela dovesse scrivere un altro libro,e spero proprio di si, lo leggerei senz'altro.

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    claudia

    20/07/2011 17.11.02

    Anch'io ho faticato a leggere tutto il libro. E' una visione "femminista" personale che parte da una angolazione molto stretta e non tiene conto di prerogative e valori della "DONNA" in quanto tale. Madre Teresa è DONNA alla luce del Vangelo e prescinde dalle libere e fantasiose interpretazioni di chi si qualifica teologo. Non vedo cosa hanno a che vedere varie notizie per esempio i riferimenti alla pubblicità, agli spettacoli, ecc. con la Chiesa. E' un miscuglio di argomenti piuttosto confuso non destinato a lasciare traccia nel lettore.

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    Stefano

    08/07/2011 19.02.38

    Rispondo io a silvia: semplicistico e frettoloso compendio. Ho faticato a finirlo e non mi ha portato nulla di nuovo dentro. L'editoria italiana è in profonda crisi, e il mondo culturale ancora di più, perché dobbiamo smetterla di affidarci ad "eroi di carta" e valutare un po' più criticamente gli scritti e le idee. Non è possibile che ogni volta che un autore ha successo e/o è di tendenza può pontificare su qualunque argomento.

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    silvia

    17/06/2011 17.03.50

    I temi trattati sono sacrosanti, ma leggendo non si può evitare di trovarsi di fronte ad una serie di binomi che costituiscono altrettanti bivi: semplice o semplicistico, divulgare o banalizzare, sintesi o frettoloso compendio?

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    Roger

    08/06/2011 14.42.03

    Un bellissimo libro. Da leggere, rileggere e regalare (meglio a preti, vescovi e cardinali, ma non dimentichiamo le suore e le pie cattoliche). Una lucida, intelligente, documentata analisi dell'universo femminile. Infine, finalmente, Maria, ragazza di Nazareth, è restituita alla verità (forse scomoda per qualcuno) del racconto evangelico. Grazie all'autrice per questo libro davvero prezioso, specialmente per i cattolici, ma non solo... (Il voto per me sarebbe almeno 6 su un massimo di 5)

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    M.

    08/06/2011 13.09.43

    Confesso che ho fatto molta fatica a finirlo. C'è qualcosa di non diretto, di non urgente che rende questo libro un po' farraginoso. Mi dispiace per la Murgia che stimo, ma questa volta io non mi sento di darle un buon voto.

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    malì

    30/05/2011 11.33.59

    Libro appassionante, capace di dire cose profonde e rivoluzionarie con equilibrio e humour. Sono laica, ma Michela Murgia parla a me e di me. Si legge d'un fiato, ma la riflessione che innesca può essere di vasta portata.. Spero che lo leggano tutte le donne. certamente lo regalerò a tutte le mie amiche, laiche e non.

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    Iannozzi Giuseppe

    30/05/2011 08.57.06

    In Ave Mary non c'è niente che non sia già stato detto sulle gerarchie ecclesiastiche, sulle Madonne, su i roghi innalzati al cielo per mogli infedeli e presunte streghe. Siamo di fronte a delle riflessioni di chiaro stampo diaristico per una visione più che mai solipsista della Storia. Non servono le personalissime osservazioni della Murgia sulle icone sacre e su quelle fashion per conferire robustezza di stile e di contenuti al libro, che a conti fatti tale non lo si può davvero considerare.er chi fosse intenzionato a comprendere sul serio la Chiesa, dalle sue origini sino a questo nostro oggi, indispensabile è Gli italiani sotto la Chiesa. Da san Pietro a Berlusconi di Giordano Bruno Guerri (Bompiani). Una sola preghiera: sappiate scegliere tra il fumo negli occhi di Michela Murgia e il rigore di un grande storico qual è Giordano Bruno Guerri.

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