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Avevano spento anche la luna - Ruta Sepetys - copertina

Avevano spento anche la luna

Ruta Sepetys

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Traduttore: Roberta Scarabelli
Editore: Garzanti
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 25 agosto 2011
Pagine: 298 p., Rilegato
  • EAN: 9788811670360
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Gaia la libraia

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Lina ha appena compiuto quindici anni quando scopre che basta una notte, una sola, per cambiare il corso di tutta una vita. Quando arrivano quegli uomini e la costringono ad abbandonare tutto. E a ricordarle chi è, chi era, le rimangono soltanto una camicia da notte, qualche disegno e la sua innocenza. È il 14 giugno del 1941 quando la polizia sovietica irrompe con violenza in casa sua, in Lituania. Lina, figlia del rettore dell'università, è sulla lista nera, insieme alle famiglie di molti altri scrittori, professori, dottori. Sono colpevoli di un solo reato, quello di esistere. Verrà deportata. Insieme alla madre e al fratellino viene ammassata con centinaia di persone su un treno e inizia un viaggio senza ritorno tra le steppe russe. Settimane di fame e di sete. Fino all'arrivo in Siberia, in un campo di lavoro dove tutto è grigio, dove regna il buio, dove il freddo uccide, sussurrando. E dove non resta niente, se non la polvere della terra che i deportati sono costretti a scavare, giorno dopo giorno. Ma c'è qualcosa che non possono togliere a Lina. La sua dignità. La sua forza. La luce nei suoi occhi. E il suo coraggio. Quando non è costretta a lavorare, Lina disegna. Documenta tutto. Deve riuscire a far giungere i disegni al campo di prigionia del padre. E l'unico modo, se c'è, per salvarsi. Per gridare che sono ancora vivi.
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    Arianna

    06/03/2019 06:11:40

    ...finisci di leggere il libro e per qualche secondo stai in silenzio...e ti chiedi ...perché succedeva tutto questo?...da leggere per capire quanto dolore , sofferenza può sopportare una persona...innocente!

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    Luigi

    13/09/2015 06:50:10

    Questo e' un altro libro importante da divulgare e far conoscere alla gente. Pochi sanno di cosa e' realmente accaduto alle popolazioni baltiche durante la seconda guerra mondiale e nei decenni a seguire. Le deportazioni nei gulag siberiani e gli stermini di massa di milioni di innocenti. Un vero e proprio olocausto di proporzione ben superiori rispetto a quelle tedesche. Merito del regime russo che ha tenuto in segreto la cosa fino a pochi anni fa... anche se a mio parere gli americani, il vaticano e i grandi potenti politici lo hanno sempre saputo e hanno sempre taciuto per paura. Un libro toccante, che scuote l'anima e che insegna moltissime cose importantissime dal punto di vista storico che umane. Complimenti a Ruta Septys e a tutti gli altri lettori recensori che mi hanno invogliato a leggere e scoprire questo libro.

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    ely

    03/09/2015 08:20:19

    "avevano spento anche luna" l'ho letto su vostro suggerimento: un libro commuovente, toccante e sconvolgente. sono un'appassionata della storia della seconda guerra mondiale, ma questa parte mi mancava proprio.. sono rimasta sconvolta. ogni volta finisco per chiedermi come fa una mente umana ad arrivare a commettere certe azioni, e ancora non ho trovato risposta.. da leggere e diffondere. ottima stesura, scorrevole e coinvolgente

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    Marta80

    03/07/2015 20:44:32

    Storia molto toccante e narrata con grande realismo. Tratta un argomento spesso trascurato dai libri di storia, che merita invece di essere conosciuto e approfondito.

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    Marcello

    24/01/2015 10:24:22

    Romanzo veramente toccante. Sicuramente fa riflettere, perché racconta una pagina di storia ancora poco conosciuta. Lettura scorrevole e mai pesante. Dovrebbero leggerlo tutti, soprattutto nelle scuole. Complimenti all'autrice.

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    sabe

    22/06/2014 15:15:50

    Un libro che tutti dovremmo leggere. Punto.

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    rosanna

    22/01/2014 13:03:13

    Libro importante per conoscere una pagina della storia a me quasi del tutto sconosciuta.Dell'eccidio degli ebrei sappiamo tutto,o quasi,ma della barbarie comunista si sa ben poco e non ci sono celebrazioni o giornate della memoria.Iniziando il romanzo è stato necessario quindi andare a studiare la storia della Lituania e ,come una catena,di tutte quelle nazioni che il caro Stalin decise di assoggettare con il beneplacito prima di un certo Hitler e poi con il silenzio e l'indifferenza di tutto l'occidente.Sono pagine strazianti perché scritte con uno stile piano,mai ad effetto,la fame,la privazione di ogni forma di dignità,la paura,gli orrori e la bestialità degli uomini contro i propri simili,tutto viene raccontato in prima persona con lucidità dalla protagonista,Lina,deportata con la mamma e il fratellino in Siberia,dopo un lungo ed estenuante viaggio.Quel che risalta è la dignità di queste persone che,pur private di tutto,continuano ad aiutarsi a vicenda,trovano la forza di festeggiare col nulla che hanno il Natale,continuano a credere che qualcuno li aiuterà.Un inno alla forza dell'amore,della vita,della ragione contro la stupida ferocia.Certo l'epilogo è amaro,è triste e quasi insopportabile che nessuno abbia pagato per questi crimini e che addirittura non se ne possa parlare ancora oggi.La mia gratitudine alla scrittrice che mi ha permesso di colmare una imperdonabile lacuna storica:da ora in poi la giornata della memoria accomunerà tutte le vittime della guerra e della follia umana.

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    Erika

    15/12/2013 21:16:15

    Toccante...erano anni che non mi commuovevo leggendo le pagine di un libro. Storia dimenticata o mai conosciuta? Agli occhi del mondo doveva passare inosservata e forse per molti lo è stato e lo è tuttora. La deportazione dei popoli baltici, da parte degli agenti del più attuale KGB è sicuramente un capitolo di storia che non va dimenticato. Il fatto di avvenire nello stesso periodo storico del nazismo l'ha sempre messo in secondo piano, o forse faceva comodo così. Il finale, seppur criticato perchè "affrettato" l'ho trovato giusto, nel senso che, l'autrice non vuole lasciare nella nostra memoria il lieto fine...ma vuole che portiamo dentro di noi quanto sia stata ingiusta, inspiegabile, improvvisa, logorante...la deportazione in Siberia....in quella terra buia e fredda.

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    Maurizio Ciarlatani

    05/11/2013 10:21:26

    Terribilmente bello. Ci costringe a ricordare cose che abbiamo rimosso dalla nostra memoria, ma che invece vanno ricordate perché non si ripetano mai più. Dal punto di vista letterario è scritto in modo scorrevole e pulito, senza trascendere mai. Il finale un po' affrettato aiuta a ricordare ciò che è stato scritto, evitando il classico "vogliamoci bene" di certi finali buonisti e mielosi, tirati per le lunghe che, via via, come una spietata gomma da cancellare, fanno allontanare dal nostro cervello e dal nostro cuore gli orrori descritti nelle pagine precedenti.

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    Elisa

    21/10/2013 14:34:00

    Sei stelle. Non è solo bello, è anche emozionante e profondo e apre le porte di una vicenda storica troppo spesso dimenticata. Uno dei migliori libri degli ultimi anni, assolutamente consigliato.

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    angelo

    14/10/2013 11:38:53

    Ingredienti: una famiglia lituana condannata dalle purghe staliniane ad un'emigrazione forzata in Siberia, una quindicenne che grazie all'arte sopravvive e registra, un viaggio verso la prigionia e i lavori forzati, una lotta contro la fame, il freddo e l'odio dei propri simili. Consigliato: a chi intende la semplice sopravvivenza come l'unica vittoria contro le grandi difficoltà della vita, a chi crede che la malvagità possa essere combattuta e sconfitta con la parola e con la memoria.

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    Roberta

    22/09/2013 08:17:01

    Io dico solo grazie all'autrice. Leggetelo, a questo libro non serve un punteggio o un voto, va letto, ogni essere umano dovrebbe leggerlo. Grazie.

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    Giusy

    11/04/2013 21:39:42

    Gli occhi di una ragazzina descrivono in maniera dettagliata i particolari di un viaggio terribile verso l'ignoto dove morte e violenza fanno da protaginisti. Il destino di tante persone dipende da una lista che è nelle mani di gente spietata.

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    paoal

    17/03/2013 13:25:12

    ottimo libre anche se triste , i personaggi sono descritti benissimo e con molte sfaccettature, la storia e' narrata benissimo e con un finale travolgente.

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    maria luisa

    06/03/2013 14:00:14

    Piccola delusione per un libro da cui mi aspettavo molto. Niente a che vedere con racconti del tipo "i Racconti della Kolyma" che tratta lo stesso argomento. Mi è sembrato molto infantile nella scrittura, ed anche per alcuni versi scontato. Peccato, perche'il tema che tratta merita comunque una profonda riflessione.

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    cesare

    01/03/2013 16:07:38

    bellissimo, un libro che leggi tutto in un fiato. Ti fa conoscere una parte della storia di cui non si parla mai e ti fa conoscere che Stalin è stato alla pari di Hitler. Consigliatissimo da leggere assolutamente !!!!

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    Lorena

    10/02/2013 19:59:16

    ..Camminammo mano nella mano, in silenzio. Rallentai il passo. "Andrius, sono... spaventata". Lui si fermò e si voltò verso di me. "No. Non devi esserlo. Non devi concedergli niente, Lina, nemmeno la tua paura". Questo libro va letto perchè è capace di immedesimarti nella protagonista Lina. Lo Stra-consiglio!

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    CARLO

    21/01/2013 10:20:00

    I lituani al mar di Laptev. L'inferno di ghiaccio nei lager comunisti Autore Grinkeviciute Dalia leggete non Vi sembra stessa storia?questa volta scritto da chi ha subito le crudeltà sulla pelle. :Come novello "Diario di Anna Frank", questo libro è il racconto della vita di una ragazza, primogenita in una famiglia di intellettuali, che era appena una studentessa di quattordici anni quando i sovietici la prelevarono a Kaunas e la deportarono nella Siberia artica insieme con la madre e il fratello, mente il padre veniva internato e ucciso in un lager degli Urali. I manoscritti del suo libro, conservati al Museo nazionale lituano, sono due e risalgono a periodi diversi e lontani. Il primo, nascosto e smarrito in un barattolo ritrovato quattro anni dopo la morte dell'autrice, descrive gli anni della deportazione. Il secondo, è un rifacimento, ampliato del primo, di quando Dalia, tornata da una seconda deportazione subita perché aveva sepolto nella cantina di casa la madre morta da clandestina, fu convinta da un'amica a riordinare e completare le sue memorie. Diventata nel frattempo medico, viene inoltre cacciata dall'ospedale, dove lavorava dopo aver scontato calunnie, persecuzioni e l'ostracismo del kolchoz. Una morte civile decretata dalle gerarchie comuniste lituane perché aveva osato scampare alle tombe di ghiaccio del Mar di Laptev per poterne raccontare l'ignominia. Inoltre il libro è impreziosito dai disegni di Gintautas Martynaitis. Ecco come, con i suoi occhi e la sua matita di bambino (aveva solo 6 anni ai tempi della deportazione), ha visto e disegnato la cattura e la vita dei deportati lituani al Mar di Laptev.

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    MGF

    17/11/2012 10:37:49

    Una storia bellissima e sconvolgente ti fa riflettere sul passato e lascia l'amaro in bocca. Consiglio di leggerlo.

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    Jambo

    14/11/2012 16:01:37

    Libro meraviglioso!! Si sente il freddo, solo come nelle opere di Mario Rigoni Stern. Un tema troppo poco conosciuto, di cui si è pubblicato quasi niente. Non lo dimenticherò!!!

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    SIMO75

    24/10/2012 08:48:01

    Il racconto di una pagina di storia "agghiacciante", della quale se ne parla ancora troppo poco, rimmarrà per sempre impresso nella mia memoria. Il freddo, la fame, la convivenza a tu per tu con la morte, l'incoscienza del perchè obbligati a vivere in quello stato, trascinano la mente umana alla "pazzia" e al desiderio di morire. Il Tutto raccontato dall'animo coraggioso e pieno di speranze di una ragazzina di quindici anni. Bellissimo!

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    Gintarė Ambra

    23/10/2012 22:50:03

    Questo libro mi ha fatto rivivere la storia del mio paese, sofferenze dei miei parenti e tanti tanti racconti veri... Myliu Tave LIETUVA !!!

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    mitla77

    20/10/2012 00:30:45

    Libro che meriterebbe un 5 per il tema trattato, praticamente sconosciuto, e per le forti emozioni che comunica nella dettagliata descrizione di una deportazione atroce, nella lande più miserabili e deserte di questo mondo. Toccante, preciso, mostruoso, originale. Peccato davvero per il finale tirato via così, con un buco di 50 anni colmato da un escamotage assolutamente inadeguato. Anche questo consigliato ai ragazzi. Voto 3,5-4.

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    dile_70

    18/10/2012 15:53:57

    bellissimo libro, triste, duro, ma che sicuramente non ti lascia indifferente....

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    Carlo

    20/09/2012 06:53:15

    A me è piaciuto tanto davvero

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    G.

    28/07/2012 11:49:38

    Do il massimo dei voti a questo libro anche se non è un capolavoro, ma la scrittrice è riuscita a raccontare una realtà che alcuni non conoscono. A tratti crudo a tratt commovente è un romanzo che sicuramente porterà il lettore a riflettere.

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    Henry

    05/07/2012 17:47:28

    Ho iniziato il mio viaggio con Lina due giorni fa!Purtroppo l'ho già concluso, ma posso dire che è stato uno dei più belli se non il più bello che io abbia affrontato. Con dei capitoli brevi, ma uno più intenso dell'altro, la Sepetys ha reso il libro più che scorrevole. La piccola Lina ci racconta la sua storia, il suo coraggio, la sua grinta e la sua voglia di vivere, anche in mezzo al nulla: in Siberia. A me sinceramente ha fatto molto riflettere questo libro, poichè c'è gente che dorme sugli allori, eppure fa di tutto per togliersi la vita. Lina invece è un esempio che tutti dovremmo seguire, perchè come lei ci ha insegnato, nessuno può toglierci niente senza il nostro consenso!

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    barbara

    13/06/2012 12:22:48

    mi permetto di riprendere completamente il pensiero di CARLO in quanto ho provato tutto quello che lui ha descritto così profondamente. Grazie CARLO: "Quando ho finito di leggere "Avevano spento anche la luna", due settimane fa, non riuscivo ad aprirne un altro, e rituffarmi in una nuova storia, come solitamente faccio. Continuavo a pensare a Lina, alla mamma, al fratellino e a tutto quell'insieme di personaggi positivi e negativi, che gravitano nel romanzo. Così sono stato costretto a riprenderlo e a rileggerlo, non a distanza di tempo, come faccio con i libri che più mi hanno colpito, ma subito! Mi sono nuovamente sentito rapito dalla semplicità della prosa, che qualcuno reputa un difetto ed io invece ammiro incondizionatamente. Ho nuovamente e sovente avuto gli occhi lucidi, e non mi vergogno di ammetterlo, "pur essendo un uomo". Ho gioito nei momenti lieti , provato dolore e rabbia, che sconfinava nell'odio(come dice Lina)nei momenti tragici. Come confessa la straordinaria autrice in un'intervista, lei stessa ha alleggerito alcune pagine rispetto ad una prima versione più dura, lasciando , a volte, l'orrore sullo sfondo, dove si percepisce anche senza vederlo descritto con tutti i particolari.La bambola della piccola Janina, "uccisa" dalla crudeltà gratuita dei soldati sovietici ne è un esempio lampante." Voto: 5 / 5

  • User Icon

    Massimo F.

    10/06/2012 10:50:15

    Dal punto di vista morale e informativo il libro ha notevoli ed innegabili meriti, perché ci porta a riflettere su tragedie umanitarie poco conosciute o del tutto ignorate. Sotto il profilo più squisitamente letterario la semplicità del racconto e dello stile unita a canoni classicissimi (buoni, semi-buoni, cattivi, persone rudi che poi svelano la loro umanità, ecc) rendono a mio avviso questo on-the road del dolore un romanzo un po' scontato e non certo indimenticabile. E' giustissimo continuare a raccontare i drammi storici, ma per "lasciare un segno indelebile" nel lettore è sempre più necessario (e sempre più difficile) individuare strade narrative non ancora battute e chiavi di lettura originali.

  • User Icon

    Gabriella

    14/05/2012 15:27:42

    E' un bellissimo libro! carico di emozioni, commovente per la tristezza delle situazioni e l'atroce destino al quale sono abbandonate persone che non hanno commesso nulla. Allo stesso tempo è toccante verificare con quanta forza ognuno di loro abbia lottato per mantenere la dignità e per sopravvivere. La cosa che di più mi ha procurato sgomento è la durata di questa prigionia..un tempo infinito. Ogni personaggio ha lasciato una traccia nel mio cuore.

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Piantai un seme d’odio nel mio cuore. Giurai che sarebbe cresciuto fino a diventare un albero imponente, le cui radici li avrebbero strangolati tutti.

Può, il cuore di una ragazzina, contenere tanto odio? Eppure è la voce ferma di Lina a risuonare nelle immense distese ghiacciate dell’Unione Sovietica. Lina Vilkas ha quindici anni. Suo padre, Kostas, è il rettore dell’università di Vilnius, la capitale della Lituania e il 14 giugno 1941 è stata portata via da casa sua con indosso soltanto una camicia da notte azzurra. Gli uomini dell’NKDV, l’esercito sovietico, non hanno dato spiegazioni né usato riguardi verso di lei, suo fratello Jonas e sua madre: li hanno ammassati su una camionetta insieme a tutti gli altri. Destinazione ignota.
Sì, ma gli altri chi sono? Altre donne con bambini, una giovane partoriente, una parente alla lontana, qualche vicino di casa, qualche collega di lavoro del papà, ma non tutti. Solo qualcuno, nessun uomo, un ragazzino più grande di Jonas che viene lasciato tra le donne perché fatto passare per ritardato mentale.
La destinazione è ignota ma la stazione è quella centrale e la lista in mano all’esercito contiene nomi e cognomi che vengono ripetuti per tutta la notte e quella successiva, finché il vagone non viene riempito, finché il carro bestiame non è pieno di questi uomini e donne perduti. Ma questa volta no, non si tratta di ebrei.
Mentre Adolf Hitler in Germania pianificava lo sterminio degli ebrei e delle altre minoranze etniche, politiche e religiose, dall’altra parte della cortina di ferro un dittatore altrettanto sanguinario usava metodi analoghi per consolidare il suo potere. Stalin, alla vigilia dello scoppio della Seconda guerra mondiale rompe il patto stipulato con Hitler che assegnava la Lituania alla Germania e si annette gli stati cuscinetto tra la Russia e la Polonia. La popolazione, soprattutto gli strati sociali più alti legati culturalmente al centro Europa, organizza varie forme di resistenza e collaborazione con il “nemico”. Un popolo fiero e altero, quello lituano, che non si piega alla volontà di Stalin e al quale il dittatore ha riservato un trattamento punitivo esemplare: deportati in Siberia, uccisi dal freddo, dalla fatica e dalla fame.
È la storia sconosciuta e tragica di Lina, della sua famiglia e del loro viaggio infernale verso le terre estreme vicine al Polo Nord, passando attraverso un kolchoz nella regione deserta dell’Altaj. Donne e bambini stremati e malati lavorano nella aziende agricole collettivizzate dal regime, coltivano barbabietole, tagliano la legna da ardere e scavano con le mani le fosse comuni in cui verranno sotterrati i loro morti. Lo faranno per dodici anni. Ne moriranno venti milioni.
Lina, come tante altre ragazze incontrate nel suo viaggio, lotta per sopravvivere senza perdere la dignità. Soffre, odia, perdona e spera che qualcuno faccia terminare il suo incubo. Racconta con una voce mai rassegnata la sua tragedia, ed atterrisce l’idea che i pensieri e i sentimenti descritti in queste pagine intensissime siano stati realmente vissuti da intere popolazioni inermi, che per lunghi anni, anche dopo la fine dell’epoca stalinista, per paura delle ritorsioni degli uomini del regime, hanno taciuto la loro tragedia.
Oggi arriva, necessario, un romanzo che fa luce su una pagina terribile della storia europea e che, ne siamo certi, aprirà la strada a molte altre testimonianze con cui dovremo fare i conti.

  • Ruta Sepetys Cover

    Nata in Michigan da una famiglia di rifugiati lituani. Non ha mai dimenticato le sue origini e la storia della sua famiglia. Per questo è andata in Lituania, nel tentativo di recuperare la memoria paterna. Per scrivere Avevano spento anche la luna (Garzanti 2011) le ricerche sono state particolarmente impegnative. Ha visitato i campi di lavoro in Siberia, conoscendo molti sopravvissuti che, assieme al contributo di alcuni storici, l'hanno aiutata a descrivere i particolari più importanti di quel momento storico. Sempre con Garzanti pubblica Una stanza piena di sogni (2014), Ci proteggerà la neve (2016 - vincitore della Carnegie Medal 2017), e L'orizzonte ci regalerà le stelle (2020). Approfondisci
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