Avremo sempre Parigi. Passeggiate sentimentali in disordine alfabetico

Serena Dandini

Editore: Rizzoli
Collana: Varia
In commercio dal: 24 novembre 2016
Pagine: 432 p., Brossura
  • EAN: 9788817090209
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Descrizione

Una passeggiata vivace e imprevedibile per la città preferita di Serena Dandini, dove le passioni dell’autrice ci svelano a ogni angolo suggestioni, storie, personaggi indimenticabili e posti segreti da visitare.

«È colpa di Parigi se le mie passeggiate sentimentali sono in disordine alfabetico. Sono troppe le suggestioni e le presenze che si aggirano per la città per mantenere fede a un dizionario canonico. Il vento del Nord, che in certe sere d’autunno diventa forte e dispettoso, mi coglie sempre di sorpresa scompigliandomi i pensieri e soprattutto le lettere. Serge Gainsbourg è finito alla S, ma il suo posto d’onore poteva tranquillamente essere alla D di Dandy, accanto a una schiera di gentiluomini che insieme a Oscar Wilde hanno tenuto alto a Parigi il vessillo di questo club ricercato.»

È così che Serena Dandini presenta questo suo alfabeto amoroso in cui ci accompagna dalla A di Arrondissement alla Z di Zinc attraversando la G di Gare, la M di Muri e la V di Verne. Una passeggiata vivace e imprevedibile per la sua città preferita, dove le passioni dell’autrice ci svelano a ogni angolo suggestioni, storie, personaggi indimenticabili e posti segreti da visitare di persona alla prima occasione o semplicemente sognare adagiati sul divano di casa. La strada di Montparnasse che una pioniera della Nouvelle Vague ha trasformato in una spiaggia, i bistrot in cui Hemingway e Fitzgerald si confessavano i loro crucci più intimi, i giardini sorti per il capriccio di una regina o l’intuizione di un banchiere filosofo, le nuove vie della street art… Come i protagonisti di Casablanca, anche noi «avremo sempre Parigi», che pure in questi anni duri continua a stupirci con la sua formidabile bellezza e la sua capacità di rialzare la testa. Da un’autrice poliedrica, una nuova avventura letteraria all’insegna della joie de vivre che oggi più che mai è giusto tributare a questa città unica.

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    Andrea Scasso

    23/04/2017 16:30:45

    Pur non amando la Dandini, riconosco che ha scritto un libro molto piacevole e stuzzicante, assai intrigante soprattutto per chi già conosce e ama questa splendida città. Brasserie, canali, giardini, ponti, musei e stazioni costituiscono sempre nuove scoperte e rivelazioni.

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    Renata

    07/01/2017 15:05:24

    E' un libro piacevolissimo, brioso e spumeggiante. Interessante per chi ama Parigi e la conosce già, ma che qui troverà altri aspetti della città da scoprire e fondamentale per chi a Parigi non c'è mai stato. Pieno di indicazioni artistiche e gastronomiche nonché di aneddoti e citazioni, si legge come bere una coppa di champagne.....

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Le prime frasi del libro

Eppure io da ragazza preferivo di gran lunga Londra. All’epoca mi sembrava fosse solo lì la fucina delle novità che avrebbe permesso di cambiare il mondo. E poi, soprattutto, mi piacevano i Rolling Stones, mentre i cantautori francesi con i maglioncini neri da esistenzialisti mi facevano una profonda tristezza. La colpa era sicuramente di Mademoiselle Chavet, la mia prof di francese al ginnasio: un donnone dalla voce roca e le inevitabili «erre» arrotate che usava una crema per il viso maleodorante – di sicuro una marca francese – prova ulteriore dell’inferiorità di quell’inutile Paese. O almeno così pensavo, ripetendo automaticamente i versi della Marsigliese che Mademoiselle ci costringeva a declamare a memoria. Per il viaggio della maturità la meta era scontata da tempo, anche se Battisti anni prima mi aveva avvertito: «… Che ne sai tu di un viaggio in Inghilterra?». Infatti non sapevo che dopo due mesi di Great Britain mi sarei ritrovata per caso a Parigi e non l’avrei mai più abbandonata. Qui la colpa non è stata della prof di francese ma di un amico che al ritorno da Londra mi ha costretto ad accompagnarlo qualche giorno a Parigi per andare a trovare sua zia; proprio come Alberto Sordi, anche lui teneva «una zie à Paris». Il disegno del destino si stava compiendo inesorabilmente. Subito a intenerirmi il cuore sono stati i mercati all’aria aperta con l’esplosione dei pomodori rossi della Provenza, le ortensie violacee della Normandia, i pesci, i frutti di mare… ma dopo settimane di nebbia e fish and chips era prevedibile. Il vero colpo basso però è arrivato da una mostra al Jeu de Paume sul Movimento surrealista. Il nostro programma di storia dell’arte al liceo Giulio Cesare di Roma si fermava essenzialmente al Canova, come al solito quando si dovevano affrontare le avanguardie del Novecento si era già fatto giugno e ce la cavavamo con due quadri di De Chirico o poco più. L’unica cosa sicuramente innovativa su cui si posavano i nostri occhi di liceali ante-Facebook erano le copertine dei long playing dei Pink Floyd: un altro punto a favore della perfida Albione. Sarà per questo che quando mi sono apparsi in tutta la loro follia gli orologi squagliati di Salvador Dalí ho capito che il mondo poteva essere diverso; e soprattutto non per forza pettinato come la permanente di mia madre. E io non vedevo l’ora di partecipare a questa scapigliatura.