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Ignazio Silone

Editore: Mondadori
Edizione: 22
Anno edizione: 1998
Formato: Tascabile
Pagine: 224 p.

41° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Classica (prima del 1945)

  • EAN: 9788804455691
Usato su Libraccio.it € 5,40

Premio Campiello 1968.

Recensioni dei clienti

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    Luigi Murtas

    25/05/2015 11.25.54

    Avventure e disavventure introspettive.

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    Il Grande Zippo

    19/07/2012 16.33.37

    Un libro molto molto bello. Un libro che scava nelle anime e mostra i diversi modi di pensare, di intendere la religione, di vivere, di rapportarsi con gli altri. E allora anche il Papa che "PER VILTA' fece il gran rifiuto" può essere visto sotto un'altra luce, decisamente migliore. Tutti dovrebbero leggere questo libro.

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    Renzo Montagnoli

    03/04/2012 20.41.38

    La vicenda di Celestino V, al secolo Pietro Angelerio, l'eremita di Morrone, nominato Pontefice per necessità (il trono di Pietro risultava vacante da lungo tempo a seguito di insanabili contrasti fra due fazioni di elettori), è il dramma di un uomo autenticamente cristiano, che abbandona la semplicità delle montagne abruzzesi, dove il silenzio è raccoglimento e misticismo, per approdare alla curia di Roma, luogo di ben altri silenzi, di intrighi, di lotte intestine, di ricerca continua del potere in quanto tale. E' inevitabile il contrasto fra la semplicità del fraticello, ispirato solo ai principi cristiani, e quello che sarà il suo successore, Bonifazio VIII, un tipico despota, che impersona pienamente la teocrazia medievale. In questa battaglia, in cui Celestino V uscirà sconfitto, c'è anche la sconfitta di uomini come Ignazio Silone e di altri che credono che non abbia senso la ragion di stato, che il mondo è costituito da tanti esseri divisi e organizzati in nazioni solo per perseguire scopi privati di pochi. Si tratta, quindi, della lotta della coscienza contro il potere, tema che ha sempre interessato Silone e che è dominante nelle sue opere: una volta poteva essere l'assolutismo fascista, un'altra il totalitarismo comunista; ora, invece, sono la grande finanza, nata e cresciuta sulle miserie altrui, che perpetua per la sua stessa sopravvivenza. La coscienza è anche libertà, la più ampia, perché non viene imposta; il potere è la prevaricazione, la negazione di ogni libertà. L'avventura di un povero cristiano chiude il percorso letterario di Silone con un'opera straordinaria, che ha segnato anche la riconciliazione della critica con l'autore abruzzese, ed é un libro assolutamente imperdibile.

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    Nicola Intrevado

    30/04/2011 14.01.42

    Tutte le opere si parlano tra loro. Ecco sintetizzata la teoria dell' intertestualita' di Eco. In, poche, altre parole: nessuna opera e' muta e sola, e quindi i rimandi, le citazioni, i commenti, i plagi, i riferimenti sono continui, costanti e del tutto inevitabili. E, questo non certo perche' tutto e' stato detto, ma poiche' e' del tutto impossibile parlare, scrivere, filmare, dipingere, scolpire e sopratutto fare scienza senza tener conto di tutto cio' che, qualcun altro, da detto, scritto, filmato, dipinto, scolpito o scoperto. Quindi, dopo aver visto il bellissimo film di Nanni Moretti :" Habemus Papam ", ho voluto, subito, rileggere questo libro di Ignazio Silone sull' avventura di Celestino V° che, dal suo eremo di uomo santo lontano dai clamori, dai broccati, dagli ori, dagli smalti e dalle beghe del mondo e del clero si ritrova, suo malgrado, a salire, per pura obbedienza, sul soglio pontificio. E quindi, non credo che al mondo cattolico piaccia il film di Moretti con il loro bisogno di sacaralita', abituati come siamo, come sono, e non vorremmo, ad una sorta di fabbrica dei santi in competizione con ogni altra seriale produzione. Spogliato degli abiti, dell' anello pescatore, della mitra e del bastone pastorale, come il Re nella fiaba dei Grimm, anche il pontefice e' nudo. E' un uomo. Solo. Un essere umano con le sue scelte personali, la sua storia, le sue aspirazioni, le sue frustrazioni, i suoi bisogni e le sue debolezze. Virtu' umane che, proprio per la loro comunione di appartenenza al resto degli umani, ce lo rendono piu' caro, piu' vicino al nostro affetto. E cosi' come il Papa di Moretti, dal balcone proclama la sua scelta di voler essere condotto anzicche' condurre, anche il Papa molisano, Uomo tra gli uomini, rifiuta di continuare il suo percorso di pontefice e fa ritorno nel suo eremo. Spoglio di ogni bellezza, di ogni servitu', di ogni intrigo o grazia, di ogni dovere od obbligo, ma pieno come un uovo del sue essere Un uomo. Intero. E vero.

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    S.A.

    28/06/2009 13.59.58

    Uno dei libri più belli di Silone. Leggetelo!!

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    Sami

    21/04/2009 12.37.00

    E' un testo raffinato ma scorrevole che, chi vuole impegnarsi in letture profonde, troverà bellissimo.

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    Marco1970

    14/06/2007 09.22.45

    La figura di Celestino V viene sempre identificata con quella del personaggio che nell'Inferno della Divina Commedia Dante definisce come "colui che per viltate fece il gran rifiuto". Infatti Celestino V rimase Papa per pochi mesi e poi decise di lasciare, per il compito forse ritenuto troppo gravoso, in favore di Bonifacio VIII. In realtà opinioni meno conosciute rilevano che Pietro Morrone, futuro Papa Celestino V, fosse un uomo di grande fede che avrebbe voluto far tornare la Chiesa alle sue umili origini dopo decenni di corruzione da parte di un clero scandaloso. In questo romanzo Silone racconta, in forma quasi di copione teatrale, le vicissitudini di Pietro Morrone che fu fatto Papa e poi fu incarcerato in una torre dal cattivissimo Bonifacio VIII il quale prese poi il suo posto. E' un'opera interessante dal punto di vista sia storico che religioso, e che per certi versi rende anche più dubbia l'opinione corrente sul personaggio dantesco facendoci anche ipotizzare che non fosse lui l'uomo del gran rifiuto ma forse Ponzio Pilato. Se, invece, ritenessimo proprio Celestino V l'uomo del gran rifiuto, visto l'andazzo che prese la Chiesa con Bonifacio VIII (che fece esiliare Dante e torturare Fra' Jacopone da Todi), dovremmo comunque ritenerlo non uomo infernale ma uomo che avrebbe potuto rinnovare la Chiesa e che venne quindi biasimato da Dante per non aver colto la grande occasione di migliorare l'Istituzione cristiana.

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