Traduttore: G. Girimonti Greco
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2018
Pagine: 128 p., Brossura
  • EAN: 9788845933080
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Descrizione
Il mito di Diana e Atteone ha avuto sempre qualcosa di decisivo da dire agli uomini, e nelle sue numerose versioni – così come nelle rappresentazioni pittoriche, da Tiziano a Rembrandt – ha sedotto le più grandi menti del pensiero e della letteratura occidentali.

… È successo tutto in fretta: – è stato stamattina o mesi fa che Atteone ha lasciato la reggia? Gli sembra di vederla da un’eternità, stupefatto, trattenendo il respiro – Diana, che lui immaginava sempre in piena corsa, ora se ne sta lì ferma, alta e imponente, leggermente riversa, appoggiata sui gomiti, distendendo le lunghe gambe di cui s’impadroniscono due delle sue ninfe per sfilarle i calzari; ha il capo eretto, lo sguardo fisso su un punto lontano

In questo libro, a metà tra il saggio e la favola, tra l'excursus erudito e la «meditazione occasionale», Pierre Klossowski, mitografo eterodosso, racconta e decifra sapientemente ogni dettaglio della storia, scomponendo il quadro in una rete di elementi simbolici. «Diana al bagno » appare così come un'epifania paradossale del divino: una teofania che si realizza attraverso una visione sacrilega eppure necessaria. Ma è anche una caccia tragica, dionisiaca. Diana si materializza tramite lo sguardo di Atteone, che la fa, letteralmente, consistere; e Atteone abbraccia il proprio destino di intermediario sacri$cale tra l'umano e il divino accettando ogni prevedibile conseguenza: l'estasi, il delirio, l'autodistruzione, giacché si annulla, attraverso la metamorfosi in cervo, nella divinità che ha sorpreso senza veli.

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    Simona F

    12/12/2018 22:39:57

    Parlare de "Le Bain de Diane" riduce all'afasia: ogni cosa si voglia dire è insufficiente - e, comunque, peccando mi accingo. La stella mancante riguarda soltanto la traduzione: meno adorna di quella del Marmori (SE), riesce a rendere, però, manifesto il perché R.C. abbia inseguito quest'opera - rovello perfetto - sino ad averne il possesso. Dopo il sacrario che è "Il Bagno di Diana" per la sua infinita significanza, per avere natura tetide e mutare di forma - facendosi dolorosamente imprendibile - e di pelle, fra le mani del Peleo-lettore, un tradurre così gente intellegibile come R.C. abbia sempre seguito le orme di Artemìs, chè " mai fu così acuminato il desiderio erotico come intorno ad Artemide, come in Artemide che il sesso negava - e aborriva il contatto." Ma cos'è Diana se non allegoria? E cosa necessita di una figura retorica tanto grandiosa, se non la Verità, meta di un processo di conoscenza che, sempre, annichilirà l'uomo? Mai può giungere a compimento, malgrado egli per conoscere smembri se stesso. Con aderenza al mito, invece, Artemide non è forse, la più perfetta dei Dodici? Impassibile e, perciò integra, più compiuta perché intollerante a ogni dimidiazione - vergine alla maniera arcaica, non perché intatta e non insozzata dal contatto sessuale, ma perché "in stato di natura potente e selvaggia, di verde lussurreggiante, di energia travolgente" - possibile, quindi, che venga fraintesa di ambiguità? Come potrebbe essere nume delle partorienti? Questo, ovviamente, oltre le derivazioni dell'antica deità, i suoi molti culti e le sue tante nascite. Eppure Klossowski travolge e, servendosi egli anche del Demone, la fa vergognosa della sua castità - forse perché, azzardo?, è quella a fallarla, a non consentirle la perfetta e potenziata imitazione dell'umano? Il resto, troppo, troppo ancora, verrà definito alla terza lettura: sono ancora "alla cerca".

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