Categorie

Davide Longo

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2011
Pagine: 112 p. , Brossura
  • EAN: 9788807018657
  L'estate, a volte, sa essere crudele: con gli aghi di calore conficcati nella pelle e il silenzioso, ossessivo rimbombo delle cicale. Ma tocca pur viverla, spazio denudato e pigro, tocca attraversarlo tutto in salita, per arrivare agli sconfinati prati di dolcezza di cui si veste agosto: per calarsi negli ultimi giorni di luce dorata, virati già in settembre, il cielo tinto di viola, il sentore d'autunno nascosto nei frutti. Qui, sul ponte sospeso tra una stagione e l'altra, si incontrano Checco e Renata: spogliati degli anni vissuti insieme, dei fallimenti e delle gioie, si ritrovano ventenni, ragazzi senza esperienza e un carico invidiabile di speranza (lui, di far carriera come ingegnere, lei di diventare una brava insegnante). Una pista da ballo, un bar all'aperto, un'orchestra e l'albero della cuccagna: sono le quinte di un antico, nuovo amore, che in una sera di fine estate ritaglia uno spicchio di libertà dagli affanni quotidiani, restituendo il senso della prima giovinezza. Ballano, Checco e Renata, facendo frusciare la stoffa leggera degli abiti, facendo scivolare da un cuore all'altro i ricordi di una vita in comune: alle loro spalle suona l'orchestra, apparecchiando un tappeto sonoro che, dai mitici sessanta a oggi, non ha neppure un filo tirato. Mescolato e nascosto alle istantanee di viaggi e amici, tra le morbide pieghe di una coppia perfetta (colta, bella, raffinata), si insinua però il refolo inquietante di una voce, di un corpo che si è voluto seppellire dietro le mura di un manicomio. A raccontare una storia diversa, fuori luogo perché senza patria, è il fratello di Renata, le cui parole crude e dirette suonano come una minaccia. Torna così la ferocia estiva da cui ci si credeva oramai al sicuro, indossando i panni del rinnegato: incarnando tutto quanto, con grande impegno, era stato nascosto sotto il tappeto. E Renata, nonostante il benessere, nonostante l'oblio delle cose e dei sentimenti, non può far a meno di rabbrividire per una cupa, colpevole tristezza. Un racconto insieme testo teatrale e radiodramma: Ballata di un amore italiano, ultimo lavoro di Davide Longo, mutua da stili diversi pensati per la pagina, per la radio, per il teatro, un andamento composito eppure asciutto. Longo, insegnante e regista, si serve di pochi elementi per condensare in una manciata di pagine ciò che superficialmente si potrebbe definire "molto": molta storia, molti personaggi, molti ricordi. Sullo sfondo di un presente malinconico, nel ricordo di chi l'ha vista e vissuta c'è l'Italia in bianco e nero, delle vespe e delle domeniche fuori porta, dei primi elettrodomestici: ci siamo, agli albori della nostra italianità, ma siamo solo di passaggio, visti attraverso un treno in corsa. Perché l'attenzione, tanto dello scrittore quanto del lettore, è concentrata su ciò che accade dentro un particolare scompartimento: quello che racchiude e protegge il viaggio di Checco e Renata, e dipana pagina dopo pagina il racconto del loro giardino coltivato a buone intenzioni e sacrifici. Nell'arco di una sola serata, dove musica e stelle sono tutte per quell'invidiabile coppia di mezz'età, l'uomo e la donna accennano passi di danza, bevono vodka, cullandosi nella confortante dolcezza di aver sempre agito bene, sempre nel giusto. Complici e compagni. Longo inserisce in una vicenda tanto personale, e incredibilmente universale, un'altra trama, altre vite: quelle appartenenti a nonna e nipote in viaggio verso l'Olanda, e di un uomo, il fratello di Renata, che la creanza ha posto "lontano dagli occhi, lontano dal cuore" ma non al riparo dal ricordo, dai sensi di colpa. Ballata di un amore italiano è, in fin dei conti, niente altro che il compunto resoconto della normalità, fatta di giornate dense di orgoglio su cui si raccolgono, spesso, le nuvole dell'incompiuto: in cui, al nostro sentirci tutt'uno con una coscienza irreprensibile, giunge di tanto in tanto l'eco dei gesti interrotti, delle intenzioni smarrite, dei sassi lanciati sulla strada altrui. La felice intuizione di Longo vola leggera e veloce, costruendo un testo fatto di ritmi e pause che, alternandosi in maniera rapida e morbida, scandiscono il trascorrere del tempo. Se a tratti si avverte forse la natura "irregolare" di questo testo, figlio unico di padri diversi, Longo trasmette comunque il senso di una fluida sospensione momentanea: ci sono, Checco e Renata, ma è come se non ci fossero, persi in una bolla di finta innocenza. Con un tocco minimo, elegante, Longo traccia un solco leggero sulla superficie delle cose belle: ed è lì, sembra dirci, che potremo trovarci davvero e fare i conti con le nostre mille, piccole verità disattese. Caterina Morgantini

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Mario

    12/03/2012 10.04.56

    Certe volte dovrei leggere prima i commenti o i risvolti delle copertine, così da sapere in anticipo cosa ti aspetta. Non lo faccio mai per non avere anticipazioni sulla trama, non l'ho fatto nemmeno questa volta, e mal me ne incolse? Avessi saputo prima che era un testo teatrale (arte che non mi vede tra i suoi estimatori, per insufficiente cultura sull'argomento e una naturale inclinazione al raziocinio) o non l'avrei letto o l'avrei fatto con uno spirito diverso. Comunque, devo ammettere che, nonostante il particolare modo di scrivere, si legge con velocità (1 ora e ½ in tutto), anche se ritengo che la storia, inizialmente anche interessante con più di uno spunto (la tragedia del Vajont lasciata immaginare, la prima fidanzatina nessa incinta ecc?), venga poi portata avanti e chiusa in modo frettoloso e senza sbocchi. Ma quello che, comunque, attendo ancora che qualcuno mi spieghi e cosa c'entra "l'altro racconto" inserito al suo interno, quello della nonna e della nipote in viaggio verso l'Olanda. Speravo di capirlo alla fine, ma non ho trovato soddisfazione. Ho visto un video con una breve introduzione dell'autore, ma anche lì nemmeno un accenno alla vicenda. Che l'abbia aggiunta l'editore per allungare un po' lo striminzito numero di pagine e per giustificare l'esagerato prezzo per un libricino ino ino?

  • User Icon

    francesco

    25/11/2011 19.30.43

    Un Davide Longo diverso da quello che conosciamo, ma ugualmente bravissimo nel "maneggiare" e dare plasticità al linguaggio. Interessante questo percorso della memoria che attraversa e continua smuovere la coscienza dell'uomo. Così come mi è piaciuta l'alternanza tra linguaggio poetico e linguaggio narrativo, che riesce a rendere molto bene il dissidio interiore tra vera (o presunta) felicità e quel senso di colpa che non riesce a svanire nonostante il trascorrere degli anni. Una piccola perla!

Scrivi una recensione