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Alda Merini

Curatore: L. Alunno
Editore: Einaudi
Anno edizione: 1995
Pagine: VI-112 p.
  • EAN: 9788806137304

recensione di Scarpa, D., L'Indice 1996, n. 5

Una sera tardi, a "Blob", un'anziana signora piange a dirotto su una seggiola del "Maurizio Costanzo Show".Il pubblico applaude: un applauso uniforme, ottuso, che non finisce più.Costanzo è in piedi immobile, lo sguardo compiaciuto e mesto. Il pianoforte incatena una fuga di note rapinose.Senza averla mai vista, capisco all'istante che quell'anziana signora immensamente libera e superiore all'inutile trappola che le sta scattando addosso può essere soltanto Alda Merini. Era proprio lei. Da quella sera ho cominciato a capire quanta dignità vi possa essere anche in un dolore esposto al pubblico. Anche queste "Ballate" sono poesie nate dal pubblico e in pubblico, e sono colme della "scienza / del dolore dell'uomo", il solo sapere che Alda Merini rivendichi.Sul finire degli anni ottanta la Merini frequentava il Chimera, un caffè-libreria della Milano nebbiosa e scintillante dei Navigli, poco lontano da casa sua. Come un Dino Campana alla rovescia - quegli, nel vendere i suoi "Canti orfici", ne strappava pagine di cui riteneva indegno il singolo lettore, la Merini strappava da sé pagine non ancora pubblicate - regalava dattiloscritti inediti agli avventori. "Qualcuno che si butta nel cemento, / qualche altro che si impicca con ragione / e intanto in strada suonano i violini".
Ciò che resta impresso di queste poesie è proprio l'andamento cantabile, l'inquieta diteggiatura del ritmo di ballata che termina quasi sempre in clausole fulminanti: "Voglio sedere accanto al tuo bivacco / e scaldarmi a una vena di candore". Ma questa cantilena de 'lonh' è smentita da un altro tono, da una voce diretta che è come se ti afferrasse per le spalle e ti guardasse dritto negli occhi: "hai scoperto il baricentro del cuore, / o mio sudato amore senz'arte / che mi hai fatto le carte del pudore". A volte la voce che dice "Tu" giunge soffocata, come la voce di una radio dell'appartamento accanto - non per nulla l'amore di cui qui si parla è "chiuso dalle rimembranze"; altre volte ti assale con violenza, quasi che sfondasse la pagina.
Una poesia vulcanica e ingenua? Macché. Tra le virtù meno appariscenti di Alda Merini c'è quella di saper adoperare le parole più solenni e disusate - asfodelo, corsieri, clamide, carme, nocimento, sponsale, zefiro, diserto - senza che esse gravino sul verso.E succede che in questa poesia così sapiente e sapienziale i più grandi enigmi siano spesso racchiusi proprio nei versi più solfeggiati e aperti: "Io sono una cantante libera, / sono un'entusiasta del pensiero / mi inerpico su teneri arboscelli / e dico che sono alberi grandi". O anche: "Venere tra le stelle mi apriva il firmamento/ ma tu eri contento delle mie molte fiammelle". A volte, leggendo, vengono in mente per un possibile paragone le "Poesie della fine del mondo" di Delfini. Ma se al mite Delfini il ritornello della ballata serviva per esaltare e portare al parossismo la disperazione amorosa, qui pare che accada il contrario. È il tono cantilenante della ballata a diminuire la normale incandescenza amorosa del poeta: "O Don Chisciotte pieno di amarezza, /la tua terra ora è già defenestrata, / qualcuno l'ha buttata al piano basso / anche se vivi al settimo dei cieli".

Recensioni dei clienti

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    Andrea Scasso

    07/11/2010 17.09.45

    Sempre grande Alda Merini, sempre vera, sempre unica. Le sue liriche ti entrano dentro e ti chiedi ogni volta come abbia fatto a pensare, a provare e a mettere per iscritto in maiera così esemplare sensazioni universali dell'uomo sull'amore, la vita, gli stati d'animo.

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    CRI

    09/11/2001 21.42.25

    Sono colpita doppiamente.Poesie crude ed incantevoli, vere e fantastiche. Pochi istanti e sono divenute mie. "Mi è sempre piaciuto cavalcare l'aria, avere una casa isolata da tutti, e dire che non conosco nessuno. Invece mi conoscono in cielo e ardono di amore e di odio e mi fanno uscire di senno." Vere anche le impressioni di Scarpa.

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