Traduttore: G. Tozzetti
Editore: Iperborea
Edizione: 3
Anno edizione: 1994
In commercio dal: 08/07/2012
Pagine: 292 p., Brossura
  • EAN: 9788870910452

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Recensioni dei clienti

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    Gaia

    30/01/2018 22:16:05

    È una lettura molto impegnativa sul piano emotivo ed esistenziale. Il romanzo è un grido d'aiuto, l'aiuto di cui Stig avrebbe bisogno per imparare a vivere. Quella consolazione primaria che, essendo stato abbandonato dalla madre non ha mai potuto sperimentare. È un grido d'aiuto, ma è anche unae spiegazione del perché non può vivere. Inizia con un funerale e in effetti è molto triste, deprimente. Bengt è un perfetto esempio degli adolescenti a cui si riferiscono i coniugi Laufen in Adolescenza e Breakdown evolutivo. Significativo lo choc a dodici anni riguardo alla madre e poi rimosso per anni. Moralista, giudice intransigente con gli altri, non lo è con se stesso. A chi è puro scrive, può essere concesso quello che non è consentito agli altri. È ossessionato dai giudizi estetici, ma anche sulla bellezza non si può fare affidamento, a seconda dell'umore, dell'espressione, della luce, le stesse persone diventano belle o brutte, vecchie o bambine. È crudele, bugiardo, falso, carico di odio. Mette a nudo il suo lato peggiore, quello che maltratta e uccide un animale indifeso, quello che picchia una donna che dice di amare. Tira giù la maschera e sembra domandare, quasi per mettere alla prova: Hai visto come son cattivo, puoi sopportarlo o mi abbandonerai? La maturità espressiva è notevole, ma il contenuto tradisce i venticinque anni dello scrittore.

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    Roberto

    15/07/2016 14:54:49

    Il disagio dell'ipersensibile, travolto dai propri sentimenti che non riesce a gestire e controllare. Il ventenne Bengt in realtà, proprio perchè molto giovane ed estremamente profondo e complesso, neanche conosce se stesso. Decide di attenersi rigidamente al principio di purezza, si ritiene puro fra gli impuri. Gli eventi lo porteranno però a scoprire che la purezza non esiste, che i nostri stessi pensieri sono menzogneri e ci ingannano, che tutto muta, compresi gli ideali. La consapevolezza di un'esistenza dominata dallo squallore delle piccole cose lo divora, quello che conta davvero è avere il coraggio e la forza di inseguire ciò che si ama, perchè è stupido fuggire dalla passione. Bengt, il "bambino bruciato", è tale perchè la sua estrema sensibilità lo ha portato a "bruciarsi", il fuoco è appunto l'ideale di purezza e perfezione che si ostina ad esaltare. Solo, incompreso, incomprensibile, disgustato dalla mediocrità, resta fulminato dall'incontro con chi porta nel cuore un deserto simile, un deserto che, se innaffiato, può fiorire rigoglioso e bellissimo. E, pur avendo provato il dolore del fuoco, continua ad esserne attratto e a bruciarsi. E si brucia quasi con gioia, non teme il dolore, teme invece il vuoto, lo squallore, la mediocrità. Ad essi, la vita finisce sempre per ricondurlo. L'ipersensibile è costretto ad un tragico destino di sofferenza, ad esso non può sfuggire ma può e deve cogliere e godere i brevi e fugaci momenti di bellezza, generati ed esaltati dalla sua stessa sensibilità. Capolavoro!

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