Il bambino che sognava i cavalli. 779 giorni ostaggio dei corleonesi. a un incontro con Santino Di Matteo

Pino Nazio

Editore: Sovera Edizioni
Collana: Inchieste
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 1 ottobre 2010
Pagine: 384 p., Brossura
  • EAN: 9788881249251
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Recensioni dei clienti

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    Gianfry

    14/03/2018 13:25:36

    Libro da inserire nelle scuole, scritto in modo chiaro e scorrevole.

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    floriana

    14/01/2011 19:39:37

    Ho appena terminato il libro e voglio esprimere tutta la stima nei confronti dell'autore , una stima cresciuta via via leggendo questo libro....inizialmente mi ci sono avvicinata con molta titubanza , perchè temevo di leggere quello che era descritto nel libro : il sequestro di un ragazzino di 13 anni che aveva così tanti sogni mi ha distrutto l'anima mentre leggevo il libro , mi sono sorpresa a piangere per ben due volte e ad un certo punto c' è stato un rifiuto verso di esso perchè temevo di leggere quello che sarebbe capitato al bambino . Poi mi sono fatta coraggio e l'ho terminato : quello che mi colpisce è il realismo limpido e chiaro con cui l'autore ha scritto il libro, una tale cura e precisione nelle descrizioni: ogni volta che mi cimento a leggerlo è come calarsi in un'altra dimensione diventando uno spettatore che partecipa di tale storia con il dolore, la paura, il rammarico , la rabbia . e devo anche fare i complimenti per come l'autore sempre ha trattato la storia ,dalla cronaca ho appreso che quel bambino fu più volte seviziato dai suoi rapinatori e fortunatamente questo dal libro non si evince , forse re rendere il libro leggibile , parlo soprattutto di me , non avrei retto a leggere tali brutture , perchè io ne soffro proprio fisicamente quasi come una sorta di catarsi aristotelica !!! Insomma un bel libro scritto molto bene e che consiglio a tutti di leggere. Grazie Floriana

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    Daniela Agostini

    10/12/2010 11:56:11

    Il romanzo di Pino Nazio Il Bambino che Sognava i Cavalli ci accompagna con garbo e delicatezza nell'atroce "braccio della morte", lungo 779 giorni, del piccolo Giuseppe, figlio del pentito Santino Di Matteo. Una lunga prigionia, rimasta quasi nell'ombra all'epoca dei fatti, forse perché offuscata dallo scalpore provocato dalla notizia dell'esito finale. Il lettore si ritrova anch'esso imprigionato, catturato dal ritmo del racconto, dai piani temporali che si alternano, s'intersecano e s'intrecciano in una trama che riesce a restituire con grande chiarezza un periodo buio e doloroso della nostra storia, culminato con le uccisioni dei giudici Falcone e Borsellino. Una ricostruzione puntuale dei fatti, frutto di un attento e scrupoloso lavoro di ricerca e documentazione, che contribuisce a mantenere viva la memoria e a proiettare nuova luce sulla complessità degli avvenimenti narrati. Ma è anche un libro che avvolge con le emozioni e i drammi dei personaggi adulti descritti e con la sofferenza, i sentimenti e le fantasie di un pre-adolescente che adolescente non diventerà mai. Le descrizioni rivelano quanto il sequestro di persona sia, di per sé, un reato orribile, che moltiplica intensamente i suoi effetti, in termini di patimento e angoscia, se perpetrato contro un bambino. Il libro rappresenta una degna testimonianza di quanto la mafia, come le altre organizzazioni criminali legate ad una recondita "cultura dell'illegatilà", conducano inevitabilmente in luoghi senza ritorno e, nello stesso tempo, porta in sé un segnale di riscatto, perché proprio da quel "luogo senza ritorno" è iniziata la disgregazione della mafia corleonese. Un romanzo che potrebbe essere adeguatamente incluso nelle biblioteche delle scuole secondarie superiori come testo da impiegare in educazione civica, utile a stimolare riflessioni sui temi legati al rispetto della legalità.

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    Stefano Sessa

    17/11/2010 18:24:18

    Se non riuscite a leggere più di un libro l'anno, questo è il titolo da scegliere per il 2011. Per inquadrare il genere bisogna far riferimento alla categoria della "non fiction novel", inaugurata da Truman Capote e il suo indimenticabile "A sangue Freddo": fatti veri, narrati con il ritmo, l'approfondimento psicologico e la tecnica tipici del romanzo. "Il bambino che sognava i cavalli" riesce ad avvincere il lettore dalla prima riga portandolo a conoscere da vicino quel girone infernale che si chiama mafia. Il libro si sviluppa su più livelli: l'intreccio narrativo relativo alla disumana vicenda del piccolo di Matteo, portato avanti dall'autore con la suspence di un thriller; la cornice storica delle recenti guerre di Mafia e della sfida dei Corleonesi allo stato; l'umana pietas con cui Nazio riesce ad immedesimarsi e a descrivere i personaggi, in particolar modo -e con insuperabile maestria- nella descrizione dell'evoluzione psicologica del bambino durante la prigionia che, più di ogni altra cosa, tocca le emozioni e la sensibilità più profonda del lettore fino - letteralmente- alle lacrime. Ultimo ma non ultimo il vivido affresco sociologico dell'onorata società e del retroterra da cui nasce e trae linfa, un retroterra fatto di connivenze, omertà e piccoli e grandi scambi di favori anche con chi mafioso non è. Grazie alla descrizione che ne fa l'autore si capisce che per battere definitivamenla mafia, come auspicava Falcone, incarcerare i mafiosi veri e propri, grazie al coraggio di alcuni uomini dello stato, non basta, perché altri ne verranno e poi ancora altri, più o meno spietati, più o meno sanguinari, finché non cambierà la mentalità della parte sana della società civile siciliana. Più di qualunque saggio sulla mafia la forma narrativa scelta dall'autore, i dialoghi tra i protagonisti, le vicende descritte rimangono impresse nella mente di chi legge perché è come se si svolgessero sotto i nostri occhi.

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    Giovanna Galasso

    01/11/2010 22:32:45

    Un romanzo che evidenzia un lavoro meticoloso ed approfondito di ricerca, riguardo ai fatti, agli eventi di cui la storia tratta. Ma è soprattutto un romanzo coinvolgente, dalla prima all'ultima parola. Il ritmo è incalzante, come lo sono le sensazioni e le emozioni che l'autore riesce a suscitare con grande abilità. La storia atroce di un bambino tradito dal mondo degli adulti, inghiotte il lettore nella dimensione dell'orrore più cupo, e lo costringe a soffermarsi, a riflettere, sul grado più basso ed infimo dell'essere umano. Il romanzo, inoltre, smentisce un luogo comune, che vorrebbe che il codice d'onore della mafia risparmi i bambini e le donne dalle ritorsioni, luogo comune che ha contribuito per molto tempo a stemperare, nel pensiero collettivo, la brutalità delle azioni mafiose. Un romanzo che racconta i fatti e le emozioni, trattando entrambe con sapienza e grande rispetto.

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