La baracca dei tristi piaceri

Helga Schneider

Editore: TEA
Collana: Teadue
Anno edizione: 2012
Formato: Tascabile
In commercio dal: 12 gennaio 2012
Pagine: 205 p., Brossura
  • EAN: 9788850227273
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Descrizione
"Stava lì, l'aguzzina delle SS, capelli biondi e curati, il rossetto sulla bocca dura, l'uniforme impeccabile... Stava lì e pronunciò con sordida cattiveria: "Ho letto sulla tua scheda che eri la puttana di un ebreo. È meglio che ti rassegni: d'ora in poi farai la puttana per cani e porci". Così racconta l'anziana Frau Kiesel all'ambiziosa scrittrice Sveva, dando voce a un dramma lungamente taciuto: quello delle prigioniere dei lager nazisti selezionate per i bordelli costruiti all'interno stesso dei campi di concentramento, con l'ipocrita e falsa giustificazione di voler limitare l'omosessualità tra i deportati. Donne i cui corpi venivano esposti ai sadici abusi delle SS e dei prigionieri maschi - spesso veri e propri relitti umani che malgrado tutto preferivano rinunciare a un pezzo di pane per scambiarlo con pochi minuti di sesso. Donne che alla fine della guerra, schiacciate dall'umiliazione e dalla solitudine, invece di denunciare quella tragedia fecero di tutto per nasconderla e seppellirla dentro di sé. In questo capitolo della memoria storica personale e collettiva, Helga Schneider continua, con lucidità e compassione, ma anche con implacabile giudizio, a dare testimonianza di ciò che è accaduto perché non si ripeta mai più.

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Recensioni dei clienti

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    Valentina

    29/08/2014 18:18:57

    Mi è piaciuto come ha deciso di raccontare la storia, ciò con la signora che raccontava a una lei scrittrice nel libro. Poteva venire fuori un libro davvero fatto bene, però direi che ha sbagliato nell'essere ripetitiva su certe cose e voler trattare così frettolosamente l'argomento sembrando un po' superficiale. La scrittura è molto scorrevole nonostante il tema pesante.

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    Luciano

    05/03/2014 21:12:06

    In tutta franchezza mi aspettavo qualcosa in più. L'argomento è forte, difficile da affrontare, ma il contesto narrativo in cui viene inserito è di una fragilità disarmante. Da apprezzare lo sforzo di rendere l'idea della ineluttabilità del destino degli internati, da qui, immagino, le storie raccontate in una sorta di mordi e fuggi senza indugiare sui dettagli più macabri, ma questo è l'unico aspetto di reale valore narrativo che riesco a portarmi via da questo libro.

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    Giulia

    20/02/2013 20:06:53

    Frau Kiesel, un'anziana tedesca "pura" sopravvissuta ai campi di concentramento di Ravensbruck e Buchenwald, racconta la sua triste storia come prigioniera "privilegiata" nel Sonderbau, il bordello di Buchenwald. La sua colpa? Essere fidanzata con un ebreo tedesco. Racconta la sua storia all'ambiziosa scrittrice italo-tedesca Sveva il cui compito è di raccogliere la sua testimonianza e sriverci poi un libro. E' una storia scioccante considerando la scarsa diffusione di notizie in merito ai bordelli nel lager. Il libro, nelle sue 200 pagine, ti immerge subito nelle vicende del campo lasciando poco spazio ad avvenimenti esterni che avrebbero deviato inutilmente l'attenzione. L'unica pecca è che essendo un argomento così d'impatto e drammatico, il linguaggio è poco crudo e viene usata una sorta di delicatezza nel descrivere le cose che non credo facesse parte del comportamento nei lager. E' "una testimonianza di come il senso dell'uomo era stato violato durante il regime di Hitler; di come il valore assoluto della vita e della dignità dell'individuo era stato brutalmente calpestato dai nazisti". Sei lì che leggi e sei incredulo, inorridito, indignato ma allo stesso tempo neanche lontanamente vicino a capire l'orrore che è stato. Poi ti ritrovi davanti a un passaggio come questo "Ogni volta che vedevo quel trabiccolo stracolmo di cadaveri, mi sembrava che gridasse scandalo al cielo. A un cielo dal quale un Dio immobile e distratto non era riuscito a dare un solo segno della sua presenza al campo. Un padreterno dall'inconcepibile tolleranza del male. No, io non ho mai notato il benchè minimo segno della presenza di Dio a Buchenwald!" e ti chiedi come possa essere stato possibile e ti rendi conto che Dio non c'entra niente e nessuno aveva più ragione di Hobbes quando diceva "homo homini lupus" ... l'uomo è lupo di se stesso.

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    mara

    23/09/2012 01:41:08

    Su questo tema ho trovato decisamente più interessante, e se lo trovate lo consiglio vivamente, "La casa delle bambole"-Ka-tzetnik 135633 di Yahiel De-Nur, doloroso e molto più profondo, in un certo senso indimenticabile. La Baracca mi ha invece un po' delusa, mi aspettavo di meglio, dato l'argomento delicato e forte nello stesso tempo. Voto 3, diciamo, per non dimenticare....

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    Lucy

    21/07/2012 13:26:17

    Ho trovato piacevole questo libro. E' molto scorrevole, tratta di un tema davvero toccante e riesce a trasmettere un senso d'angoscia e di repulsione. Insomma, c'erano tutti i presupposti per scrivere un romanzo superbo, eppure non penso che l'argomento sia stato approfondito adeguatamente. La prima cosa che ho pensato, addentrandomi nel racconto, è stata che l'autrice avesse trovato un pretesto comune per introdurre la narrazione della tragedia: una signora anziana che, avendo incontrato "per caso" una scrittrice in ascesa, decide di "denunciare" gli orrori e i soprusi di argomenti fino ad allora taciuti riguardo all'Olocausto. Una trovata come un'altra per dare subito inizio alla rievocazione dei fatti. Sicuramente avrebbe potuto sforzarsi di più per essere un tantino più originale. Inoltre avrebbe dovuto soffermarsi maggiormente sul dramma della protagonista che si trova in quel "bordello" ad accettare la sua nuova e degradante condizione, invece è stata frettolosa e si è subito precipitata al punto in cui la situazione della protagonista è divenuta una "routine". In compenso ho apprezzato molto la descrizione degli effetti che la mostruosa esperienza ha sortito sulla donna. In ogni caso il romanzo è breve, scorrevole e, tutto sommato, interessante. Sicuramente fa riflettere!

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    monica

    03/01/2012 17:21:39

    Anche queste deportate considerate abili per questo lavoro sia per costrizione o per volonta' hanno sofferto le stesse pene di tutti gli altri deportati. Vivevano anche esse a contatto ogni giorno con la morte sistematica e programmata del campo di sterminio. Costrette alla prostituzione chiamata lavoro, venivano derubate della loro femminilita' e usate come pezzi di ricambio dei macchinari industriali usati per l'industria d'annientamento di esseri umani. Anche queste prigioniere, come tutti gli altri possomo testimoniare l'entita' del crimine commesso dal nazismo e da tutti coloro che col silenzio si fecero partecipi. Per la memoria.

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    francesco

    13/09/2011 19:12:31

    Un gran bel libro, scritto con l'anima, ricco di emozioni come solo la grande Helga riesce a trasmettere. Libro consigliato a chi è dotato di intelligenza e sensibilità, per assaporare la profondità di un tema così delicato.

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    Giuli

    08/09/2011 14:18:32

    Ottimo libro!Consigliatissimo! ho letto praticamente tutti i libri della Schneider,e ne sono sempre rimasta affascinata per il suo modo di descrivere e raccontare la sua storia e quella degli altri in modo così vivo,in quanto a come il libro è stato scritto sembra davvero di rivivere la storia della povera Frau Kiesel. G.

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    chiara

    10/03/2011 16:45:00

    La narrazione, per come è scritta e non per l'argomento che tratta, lascia un po' a desiderare. Le do' comunque un voto alto perchè conoscere certe vicissitudini della Storia (spesso nascoste)è sempre e comunque un fatto assai importante soprattutto per quelli che come me, fortunatamente, non l'hanno vissuta in prima persona. Ancora una volta brava Helga!

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    zs

    04/03/2011 12:15:19

    il tema è molto interessante ma la scrittura è troppo poco approfondita... argomento trattato in maniera frettolosa... peccato perchè poteva uscirne un bel libro

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    rosario

    05/01/2011 13:12:08

    libro da prendere in considerazione solo per il tema centrale e per le vicissitudini di milioni di vittime innocenti.

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    Mattea

    25/05/2010 10:14:29

    Bello e scorrevole.

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    Romolo Ricapito

    21/04/2010 00:55:01

    Uno dei più bei romanzi letti negli ultimi anni. Vero, spedìto, daà un punto di vista diverso riguardo l'Olocausto. I dialoghi sono essenziali, le situazioni poco retoriche. Quelle descritte dal lager e dalla casa di piacere sono dense di psicologia, meglio di un trattato, inerentemente alla cattiveria, alla prepotenza e alla perversione umana. Fantastico! Mi ha deliziato.Ottimo l'avvio, l'andamento e il finale fulminante.

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    Moreno C.

    22/03/2010 09:50:42

    Premesso che qualunque scritto che riguardi le barbarie avvenute in tempo di guerra merita, a prescindere, di essere letto (essendo, la conoscenza del passato, un valore troppo importante), non si può non dire, se esiste un minimo spirito critico, che 'La baracca dei tristi piaceri' ha enormemente più difetti che pregi. In breve, il libro mostra di non avere il minimo spessore, già nelle parti in cui si raccontano gli episodi degli anni '43-'45 (comunque le più riuscite e appassionanti, data la forza delle immagini), ma soprattutto negli intermezzi che si svolgono nel presente, il cui tono generale pare quello dei romanzetti di una certa letteratura rosa, se non peggio. Infine, l'epilogo è più che frettoloso: non esiste proprio; si giunge alla fine della storia con l'impressione che niente - nè nei personaggi di carta, nè in noi stessi che leggiamo - sia per davvero mutato o evoluto. Quest'opera di Helga Schneider è da consigliare solo per il fatto che il tema centrale (l'istituzione di bordelli all'interno di alcuni lager) è, in effetti, inedito e poco conosciuto.

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    Libricciola

    05/03/2010 10:55:29

    E' una storia molto toccante...Credo che l'autrice sia riuscita a riportare questo tabù storico in modo eccellente, inserendo il racconto di una soppravvissuta in una cornice moderna, senza cadere nel racconto biografico.Ho apprezzato soprattutto il fatto che non si sia soffermata sulla "perversione" della storia ma che abbia parlato degli effetti che la vicenda ha avuto sulla protagonista e come abbia influito sulle sue scelte e sulla sua vita matrimoniale. Una sola critica, e va per la storiella di Marco: forse l'autrice intendeva fare un parallelo con la storia Adolf... Ma non è riuscito, e il finale in questo senso resta una mezza delusione.

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    Raffaella

    20/02/2010 09:37:04

    Questa narrazione non mi ha trasmesso le sensazioni inquietanti, sconvolgenti, sconcertanti che un tema del genere dovrebbe far sorgere nell'anima. Un tema così scabroso avrebbe saputo toccarmi molto, molto di più se fosse stato scritto con più sentimento o forse da un'altra penna. Non leggerò nessun altro libro di questa scrittrice.

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    Luciano

    05/02/2010 16:51:32

    Un libro costruito a tavolino, freddamente, inventando colloqui, situazioni, luoghi, una finta confessione di una ipotetica tedesca scampata ai campi. Ne ho lette 50 pagine (ma volevo fermarmi a 15) poi l'ho abbandonato. Ci vuole un'altra penna, un altro talento per descrivere l'orrore dei campi. Da evitare. Per non sciupare ore che meritano ben altri libri.

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    Biagio Mastrangelo

    26/01/2010 17:42:38

    Si legge in poche ore, e forse proprio la semplicità dell'impianto narrativo aiuta a riflettere su quello che ancora non si conosce degli anni terribili della seconda guerra mondiale. Da leggere.

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    Mary

    14/12/2009 12:34:57

    .....quali parole????? Hlega, riesci a scolpire l'amore della tua battaglia in una maniera che non si riesce a spiegare... unica come sempre... grazie di queste ricchezze che ci regali....

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    MARIANGELA

    14/12/2009 10:27:31

    Peccato, titolo ed argomento promettevano bene; invece la narrazione - pur trattando un tema delicato e scabroso - resta fredda e superficiale.

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