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Luciano Clerico

Editore: Dedalo
Anno edizione: 2008
Pagine: 264 p. , Brossura
  • EAN: 9788822063038
L'elezione nel 2008 di un nero alla presidenza degli Stati Uniti costituisce già di per se stessa un evento assolutamente eccezionale. Se questi poi emerge per carisma e capacità di mobilitazione delle masse in un paese spesso considerato politicamente apatico, conquistandosi in breve tempo un forte nucleo di supporter in America e, più in generale, in tutto il mondo occidentale, allora hanno probabilmente ragione quegli analisti che hanno parlato di una vera e propria "Obamamania", da cui non è esente neppure l'Italia. Tra i molti libri di recente dedicati al neoeletto presidente e al nuovo sogno americano che questi pare avere riacceso al suono di parole chiave e fortemente immaginifiche, come speranza (hope) e cambiamento (change), quello di Clerico si distingue però per un taglio che può stupire il lettore attirato dal titolo e dal primo piano di Obama che campeggia in copertina. Non si tratta infatti, se non secondariamente, di un libro sul primo presidente nero della storia degli Stati Uniti, bensì di un'accorata cronistoria di un lunghissimo anno elettorale, pur condotta con uno stile essenziale e coinciso. Clerico presenta così gli umori della società americana alla vigilia della campagna elettorale, i diversi contendenti alle leadership democratica e repubblicana, la figura e il ruolo delle aspiranti first-lady e ricorda i risultati e l'influenza di ognuna delle tappe delle elezioni primarie, nonché l'andamento delle due convention. A Obama spetta però ovviamente un'attenzione particolare, testimoniata dall'apertura del libro con un capitolo biografico, così come dall'inserimento del testo di tre suoi celebri discorsi: quello sul sogno americano del febbraio 2008, quello celebre sul razzismo pronunciato il mese successivo a Filadelfia e, infine, quello di Chicago da presidente-eletto.
Francesco Regalzi

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    michele68

    03/09/2009 12.57.24

    La figura del nuovo Presidente degli USA mi ha affascinato da quando si è manifestata all’inizio della campagna elettorale. Trovo che in questo libro l’Autore abbia fornito, oltre che un sostanzioso compendio della cronaca senza perdersi in inutili dettagli, un quadro sufficientemente esaustivo del diverso approccio verso la politica che hanno gli statunitensi: a volte potrebbero dare impressione di troppa genuinità, ma invece sono molto esigenti e, nel caso di errore, fanno sempre pagare pegno, a dimostrare, qualora ve ne fosse bisogno che negli USA, se decidono una svolta, la mettono in pratica perché sono un popolo dinamico, del work in progress. Di notevolissimo spessore i discorsi del candidato a Houston e Filadelfia e del Presidente a Chicago, i cui contenuti, e non solo quelli, sono lontani anni luce da quelli dei comizi dei nostri politici (mi astengo da qualsiasi esempio, troppo facile). Condivido, anche in base a questo, il sobrio parallelismo che si fa con la linea politica dei Kennedy. Gustoso e significativo il paragrafo “Il discorso di Berlino” dove l’Autore ci descrive gli atteggiamenti e le reazioni di quel misterioso, ma neanche tanto, animale che dà sostanza al sentimento della pubblica opinione. Buona lettura.

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