Bartleby lo scrivano - Herman Melville - copertina

Bartleby lo scrivano

Herman Melville

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Curatore: G. Celati
Editore: Feltrinelli
Edizione: 12
Anno edizione: 2015
Formato: Tascabile
In commercio dal: 17 giugno 2015
Pagine: XXVI-110 p., Brossura
  • EAN: 9788807902055
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"Bartleby lo scrivano", apparso nel 1853, tra i più bei racconti dell'epoca moderna, parla di un comico scrivano che rivendica l'ozio e il silenzio, contro tutte le pressioni dell'utilitarismo americano. Imitato, meditato e tradotto da alcuni dei massimi scrittori contemporanei, come Borges, Beckett, Michel Leiris, Georges Perec, Italo Calvino (che intendeva dedicargli l'ultima delle sue "Lezioni americane"), è anche una parabola sul lavoro di scrivere destinata a sconvolgere molte idee. La traduzione di Gianni Celati ce lo restituisce in tutta la sua freschezza, con una umoristica adesione ai tic di Bartleby (per esempio la sua celebre frase: "Avrei preferenza di no"). Inoltre Celati presenta un suo studio sull'esilarante scrivano, la versione delle lettere di Melville nel burrascoso periodo di passaggio da "Moby Dick" a "Bartleby" e un elenco ragionato delle varie interpretazioni del racconto.
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    Dario Gaeta

    14/05/2020 14:26:39

    Uno dei capolavori dell'assurdo: malgrado la brevità del racconto, la figura dello scrivano lascia una traccia indelebile all'interno del panorama amplissimo della letteratura americana, tanto da essere stato scelto (nelle intenzioni, a causa della sua dipartita) da Calvino nelle sue Lezioni Americane. Melville sceglie di raccontare una storia "senza trama", con personaggi che possono sembrare vuoti, ma che sono vivissimi e partecipi del mondo in cui sono inseriti... tutti tranne lo scrivano Bartleby, il quale, con il suo "avrei preferenza di no", risulta dapprima un personaggio comico, per diventare, man mano che la lettura avanza, sempre più malinconico. Il libro contiene anche un dettagliato compendio di lettere che evidenziano la difficile gestazione del racconto.

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    Alessandra

    11/05/2020 15:39:58

    Questo è un libro che, personalmente, riassumerei dicendo che è strano. È strana la figura di Bartleby, strana l'ambientazione, strana l'evoluzione. Tuttavia, qualcosa in questo libro si muove benissimo: l'emozione. Si sente il fastidio, la rabbia, la preoccupazione... Il tutto sempre condito in questo clima quasi surreale, dove, pensandoci, non si capisce cosa lo sia realmente. Amo lo stile di Melville, e in questo libro devo ammettere che le 4* le prende direttamente la sensazione che lascia in pancia...

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    Valerio91

    11/05/2020 13:05:26

    Seppur ambientato nella Wall Street astro nascente della finanza mondiale, il racconto pare un ibrido di atmosfere Dickensiane e kafkiane, che contribuiscono enormemente al senso di straniamento di cui queste pagine sono pregne. In questa edizione Feltrinelli un buon terzo delle pagine è occupato dalle interpretazioni che i critici, nel corso degli anni, hanno dato di questo racconto. La sua peculiarità, infatti, sta nell'inafferrabilità di ciò che ci viene raccontato e soprattutto in quella del suo protagonista, Bartleby, il cui assurdo comporta­mento è il motore che spinge il lettore ad andare avanti d'un fiato, ma che ha anche infuocato gli animi degli intellettuali che a quel "avrei preferenza di no" hanno provato a dare tutte le spiegazioni possibili. Il lettore spera che il dipanarsi degli eventi possa fornirgli una spiegazione, magari celata nel background di Bartleby, ma proprio alla fine del racconto gli verrà esplicitamente detto che lo stesso narratore non ne sa nulla, e forse neanche lo stesso Melville si è mai sognato d'immaginarne qualcosa. Qualcosa di quest’opera mi ha fatto venire in mente (e a quanto pare anche a qualche critico) Camus e il suo Straniero: un uomo totalmente indifferente al mondo e a quel che nell'immaginario collettivo è considerato importante. In Bartleby ho notato la stessa passività e inerzia, che tuttavia non è segnata da un’incapacità di invertirne la tendenza come per Meursault, bensì un netto seppur pacato rifiuto, espresso nella ripetizione ossessiva della frase "avrei preferenza di no", applicata praticamente al 99% delle questioni umane all'inizio, al 100% alla fine. Ma a cosa è dovuto questo rifiuto? Il lettore ci si arrovella, ma per lui come per tutti è impossibile arrivare a una conclusione certa.

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    carezzedicarta blog

    18/02/2020 05:40:11

    Abbiamo dedicato i primi giorni di febbraio a leggere un racconto messo in ombra dal colosso di Moby Dick "Bartlebly lo scrivano di H.Melville " La sua costanza, la sua immunità da ogni sregolatezza, la sua incessante operosità...la sua grande tranquillità, l'impassibilità del suo contegno in ogni circostanza, lo rendevano un acquisto prezioso" Bartleby è stato assunto come copista in un ufficio legale nel cuore di Manhattan. Seduto alla sua scrivania, dietro un paravento, l'uomo pallido e riservato oltre ogni limite, svolge diligentemente il suo lavoro senza errori. Non parla con nessuno, non esce in pausa pranzo, se ha finito i suoi compiti volge lo sguardo verso la finestra dove un muro si staglia all'orizzonte. Nulla di strano se non fosse che qualsiasi commissione gli venga affidata dal suo datore di lavoro viene sempre declinata con la frase " Avrei preferenza di no". Questa risposta ripetitiva e continua assume il tono di una cantilena e soprattutto intestardisce l'avvocato che vuole assolutamente esortarlo a cambiare atteggiamento. Bartleby però sembra una sorta di busto ciceroniano. Non traspare alcuna espressione dal suo volto, non c'è arroganza nel tono, ne sottintesi. Il suo non è un rifiuto ma una maniera garbata di declinare l'invito. L'avvocato, dapprima sorpreso, poi innervosito, finisce per intestardirsi sullo scrivano. Impossibilitato dall'atteggiamento mite e dimesso del suo impiegato, cercherà in tutti i modi di capirlo senza stressarlo, di esortarlo senza costringerlo fino a che gli sarà chiaro che non tutti gli animi procedono per assiomi e non tutti le persone sono sondabili. In un meraviglioso microcosmo quasi dickensiano, Melville ci regala una manciata di pagine (48 effettive del racconto) meravigliose con una delicatezza incredibile ed una comicità usata per ironizzare sulla povertà irrecuperabile di certe condizioni, Vi aspettiamo sul blog con un piccolo articolo illuminante

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    PaBi

    09/10/2019 13:58:06

    Bartebly mi fa andare su tutte le furie. Personaggio infingardo e surreale (al punto da definirsi "scrivano" scrivendo in realtà ben poco) si costruisce, lentamente ma inesorabilmente, un nido di tepore e conforto a spese altrui. Un breve spazio nel mondo ma così vitale per lui che, quando il suo indulgente datore di lavoro ne avrà le tasche piene del suo "avrei preferenza di no" e al mondo lo restituirà senza tanti complimenti, ne morirà. Una cronaca asciutta e magistrale in cui ognuno può leggere una diversa sfaccettatura della natura umana.

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    Lobo

    02/10/2019 19:57:06

    Un Melville ormai fuori dalle scene della grande letteratura che getta le fondamenta per quella che sarà l'opera di autori come Borges e Kafka. Il suo Bartleby, protagonista di questo romanzo breve, non possiede nulla, nemmeno un passato, se non il dono della parola. Attraverso questo costruisce una trama surreale che anticipa i temi del modernismo novecentesco. Prova autoriale e di genio dell'autore.

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    ailvis

    20/09/2019 09:09:51

    Una lettura scorrevole, breve ma dal grande impatto emotivo. Il linguaggio di Melville e le sue indubbie doti narrative introducono il lettore in una storia insolita dal significato tutt'oggi incerto. L'interpretazione che più preferisco vede in questo racconto una "favola di come noi ci distacchiamo dagli altri e poi ci troviamo così bloccati dal nostro egoismo da non poter più accettare l'amore che ci viene offerto". Un plauso va certamente all'impeccabile traduzione di Gianni Celati.

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    Pasquale

    19/09/2019 20:55:32

    Un racconto breve che non stanca, contrassegnato da letture su piani diversi dei personaggi che lo compongono. Dove tutti gli uomini hanno più facce che possono cambiare dalla mattina al pomeriggio, ma anche grazie alla ferma intenzione all'abbandono dell'altro.

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    JDSalingerdaughter

    19/09/2019 14:54:54

    Lo stile di Melville è inconfondibile, e anche quest'opera è classificabile come una delle sue più riuscite. Nonostante avessi già letto Moby Dick, questo racconto non risulta essere da meno e anzi fronteggia a testa alta quella che è considerata una delle più grandi opere dell'800. Ciò che caratterizza Bartleby e la sua grandezza è sicuramente la sua immensa fragilità umana che, in contrasto con il ritratto di un personaggio schivo ed evanescente, emerge urlante da ogni sua passività. Il finale per questa figura unica nel suo genere non può che essere quella che il suo autore ha magistralmente disegnato per lui, rendendolo così una parte immortale della cultura dei nostri giorni.

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    Gianlu

    30/06/2019 22:23:16

    libro che ho trovato interessantissimo, da avere assolutamente nella propria biblioteca

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    m. freni

    14/05/2019 07:47:00

    interessante e particolare il personaggio.

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    n.d.

    26/03/2019 13:04:02

    Fantastico ! Ironico e profondo. Un piccolo gioiello

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    Trixter

    14/12/2018 12:42:36

    Poche pagine consentono a Melville di costruire un personaggio tanto originale quanto memorabile. Scritto benissimo, Bartleby è da considerare un piccolo capolavoro. Personalmente, tra i testi brevi, preferisco "Benito Cereno", ma anche le vicende di questo originale scrivano sono difficili da dimenticare. Lettura imprescindibile.

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    elj

    17/11/2018 17:34:35

    《Preferirei di no》 è la frase che il protagonista ripete, incompreso. Racconto ottocentesco che anticipa temi del 900. Il capolavoro, a mio avviso, di Melville.

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    BlueJay

    06/11/2018 18:02:21

    Novella di una bellezza incredibile nel tratteggio psicologico dei personaggi.

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    Carmine

    22/09/2018 15:38:01

    Pubblicato nel 1853,"Bartleby lo scrivano" anticipa in modo sorprendente i temi che percorreranno tumultuosamente tutto il 900,quali l'assurdo e la comprarsa nel romanzo moderno del personaggio strambo,alienato e inetto:Zeno Cosini e Vitangelo Moscarda giusto per citarne alcuni. Così un giorno, nel laborioso ufficio legale di un avvocato di Wall Street,già coadiuvato nel suo lavoro da tre altrettanto atipici dipendenti, giunge lo strambo Bartleby in cerca di una occupazione.Dopo un iniziale lavoro alacre, il nuovo arrivato comincia a manifestare sempre più idiosincrasia per i suoi compiti, attirando le ire dei suoi colleghi e destando lo sconcerto del narratore/avvocato,prima stizzito e poi angosciosamente sorpreso dalla spiazzante frase ricorrente di Bartleby:"avrei preferenza di no". Proprio con questo motto ricorrente lo scrivano si ribella alla prammatica della neonascente classe capitalista(se ne potrebbe leggere una critica feroce) e alla vita stessa,con le sue insulse consuetudini e morali;ma le interpretazioni possono variare e hanno tanto appassionato la critica. Bartleby è l'anello mancante che non permette alla catena la sua continuità,che scuote dalle fondamenta le poche certezze che l'uomo moderno si è creato, sull'orlo di una profonda crisi esistenziale che spadroneggierà per tutto il secolo successivo. Smetterà di lavorare e occuperà abusivamente l'ufficio, fintanto da costringere il narratore a trasferirsi.Ma oramai un sottile filo lega i 2 in modo irreversibile, l'avvocato è attratto inesorabilmente da Bartleby e lo assisterà nell'ora della fine, cosciente di quell'assurdo che è ormai parte integrante della realtà e di cui Bartleby è l'esempio lampante.

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    sara

    18/09/2018 11:50:55

    “Avrei preferenza di no”. Citazione paradigmatica del racconto di Melville. Bartleby è uno scrivano che letteralmente vive in ufficio, ma non svolge il suo lavoro. La sua è una tanto feroce quanto silenziosa rivolta contro l’utilitarismo, l’ossessione della produttività, la scalata sociale come massima aspirazione: è uno scardinamento dei principi su cui si regge la società borghese. Eppure, allo stesso tempo, è una rivolta si attorciglia su se stessa, destinata a fallire in questo contromovimento; forse destinata a fallire per la sua stessa natura di negazione assoluta. Molto apprezzabile che l’editore abbia inserito le recensioni di penne illustri. Dà l’idea del suo immenso impatto culturale. Consigliatissimo.

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    n.d.

    19/10/2017 15:49:39

    Libro interessante e particolare

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    Cristiano Cant

    14/09/2017 06:21:43

    Bisogna avere la forza d'essere lettere smarrite, anonime missive respinte da ogni recapito umano, creature perse su questo suolo cadute per qualche errore dalla posta del cielo, per vivere come Bartleby. Fermi al centro di una passività ormai totale, trincerati in un disobbedire serafico, senza spiegazioni, un contro che blinda ogni reazione consegnandosi al traguardo di un'unica frase. Forse nessuna fine è più riuscita. Chi è in effetti più inattuale di Bartleby? Chi depone ogni azione, ogni mossa rompendo ogni legame nella più alta ribellione possibile? Come se ogni senso fosse già vano di fronte a un mondo troppo sordo per afferrare anche le minime istanze di un cuore tanto imprendibile. Bartleby non ha vicini, non confina che con se stesso, dimorando da sempre in quel reame bastevole e risolto che è la sua mente lontana. Forse è "il nulla come pura assoluta potenza" per citare la lettura che ne offre Agamben, forse "l'uomo istantaneo, senza possessi e qualità" per dirla con Deleuze. Quindi il più saggio degli individui se con tre sole parole scioglie la matassa del vivere, l'enigma racchiuso nel destino. La scia di questo meraviglioso racconto rimarrà in ogni caso commossa e misteriosa vertigine. Quanto avrà riso Melville ad inserire nelle strade di Wall Street questo spirito angelico, questa stella disobbediente in mezzo alla lebbra conclamata di un mondo che si insaliva le mani per contare denaro? Conoscete rivolta più suprema? Il suo silenzio celeste contro le grida di rozzi figuri che pensano di avere in mano le redini della ricchezza, e invece son meno di miserabili berciatori indegni anche di maneggiare una clava. E tuttavia era anche inutile azzardare un gioco recensorio, perché al di là di ogni sfida, di ogni elogio e di ogni frase ammirata, la miglior formula a ricoprire di umile orgoglio questo scritto superbo, questo capolavoro aperto al prodigio che solo la letteratura sa scoprire sarebbe stata, ed è: "Preferirei di No".

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    Simone

    18/07/2016 18:17:36

    Libro molto particolare, un lungo racconto che descrive un personaggio davvero curioso, una sorta di messia dell'ostruzionismo pacifico, quasi un asceta, misterioso, silenzioso, irremovibile nelle sue posizioni. Melville è una garanzia, uno degli autori che prediligo: dopo Moby Dick, Benito Cereno e Bartleby ho proprio voglia di completare la sua opera omnia.

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  • Herman Melville Cover

    Di ascendenza olandese per parte materna e bostoniana e calvinista per parte paterna, dovette interrompere gli studi a causa del fallimento e della morte del padre. La perdita repentina dell’eden di un’infanzia felice lo segnò precocemente. Terzo di otto figli, dopo vani tentativi di trovare un lavoro stabile, attraversò per la prima volta l’Atlantico come mozzo sulla nave Highlander diretta a Liverpool: il primo di una lunga serie di viaggi che avrebbero fornito il materiale avventuroso ai suoi primi libri e un ricchissimo campionario di metafore alle opere maggiori. Nel 1841, dopo aver peregrinato all’Ovest e al Sud, fece vela per il Pacifico sulla baleniera «Acushnet»: disertore, dopo più di un anno, alle isole Marchesi, visse per... Approfondisci
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