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Diego Fusaro

Editore: Bompiani
Collana: Tascabili. Saggi
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
Pagine: 374 p. , Brossura

2 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Filosofia - Storia della filosofia occidentale - Dal 1600 al 1900

  • EAN: 9788845263941

Recensioni dei clienti

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    Francesco

    13/04/2014 16.14.53

    L'entusiasmo del titolo è completamente ingiustificato: il saggio resta né più né meno che un'introduzione (o come la chiama Fusaro ''un'approssimazione filosofica'') al filosofo di Treviri, che, per quanto ben fatta, certo non giustifica l'annunciata o piuttosto minacciata ''rinascita di un pensiero rivoluzionario''. Passabile il capitolo sui marxismi del '900, laddove il resto, come s'è detto, rende il titolo dell'opera quantomeno fuorviante.

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    Marcello Latini

    13/04/2010 09.32.39

    Davvero un bel testo! Finalmente qualcuno che riesce a spiegare concetti filosofici e politologici in maniera chiara e accessibile a tutti, senza nulla togliere alla complessità dei concetti! Un altro merito: finalmente un libro che affronta Marx senza odi o nostalgie, ma in maniera scientifica e oggettiva, nostrandone limiti e grandezze.

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    Marta Calizzi

    13/04/2010 09.26.57

    Uno dei grandi pregi di questo testo è la sua piacevolezza. E' infatti molto scorevole e piacevole da leggere. I contenuti, naturalmente, non mancano: e Marx è affrontato in maniera chiara e avalutativa, in constante confronto con Hegel, Fichte e l'idealismo tedesco, oltre che con gli sviluppi storici dall'Ottocento a oggi. Lo consiglio vivamente a tutti, anche a chi non ha alcuna simpatia per Marx. Io stessa, prima di leggere il libro, devo ammettere che non ne avevo.

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    Martino Camelli

    12/04/2010 23.37.05

    Libro interessante, che offre una bella ricostruzione generale e originale del pensiero di Marx. Molto bella la recensione entusiastica che ne ha fatto Gianni Vattimo sulle pagine di "La stampa". L'autore ha un punto di vista critico su Marx e, in questo senso, il suo testo è un eccellente lavoro scientifico.

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    Federico Signorile

    08/04/2010 12.35.10

    Il libro sostiene la separazione radicale tra Marx e il marxismo, basandosi sulla frase di Marx “io non sono marxista” che però non è stata mai scritta da Marx. E’ Engels che riferisce che Marx avrebbe usato questa frase, ma in un contesto ben preciso, quello della polemica che Marx ebbe con i ‘marxisti’ francesi Guesde e Lafargue su questioni che riguardavano la strategia del partito operaio francese. Esasperato dal fatto che Guesde e Lafargue volevano fare di testa propria, Marx avrebbe detto: “Se Guesde e Lafargue sono marxisti, allora io non sono marxista”. E’ evidente che su questa presunta affermazione di Marx non si può sostenere la separazione radicale tra Marx e il marxismo. Nel libro viene detto che il fondatore del marxismo è stato Engels, dimenticando che Marx e Engels collaborarono per quaranta anni, scrivendo insieme libri come il Manifesto, e che l’Antiduhring, apparso con la firma del solo Engels, è stato scritto da entrambi. Il difetto più grosso del libro è che sembra il frutto di una adesione generale, acritica, entusiastica al pensiero di Marx. Le critiche vengono ridotte al minimo o confinate in nota (come è il caso della critica alla teoria marxiana del valore-lavoro, che è stata demolita dagli interpreti, al punto che gli stessi marxisti l’hanno abbandonata). Si espone semplicemente, senza discuterla, la teoria marxiana dell’accumulazione originaria del capitalismo, senza citare gli studi che ne hanno rilevato il carattere erroneo. Marx vede nelle origini del capitalismo una storia fatta di “conquista, soggiogamento, assassinio, rapina, violenza”. Questa teoria, secondo cui è lo Stato che ha avviato il processo di trasformazione dal feudalesimo al capitalismo, è incompatibile con il materialismo storico. La formazione storica del capitalismo inglese fu ben diversa. Non è possibile vedere nel fenomeno delle enclosures quella concentrazione dei mezzi di produzione nelle mani di una oligarchia plutocratica, in cui secondo Marx consiste l’accumulazione originaria.

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    Giorgio Vighello

    20/03/2010 10.30.41

    Libro molto bello. Conoscevo il pensiero di Marx, ma questo libro me l'ha mostrato in una nuova luce. Ne emerge un Marx incompatibile con tutte le tradizionali maniere di intendere Marx! Il Marx di Fusaro è idealista come Fichte, teorico delle libere individualità comunitarie, critico radicale, filosofo della storia "futuro-centrico". Lo consiglio.

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    Maria Acquini

    20/03/2010 10.28.12

    Il libro risponde a due esigenze fondamentali: a) fornire un'introduzione generale al pensiero di Marx, e lo fa in maniera molto chiara; b) vedere cosa di Marx sia ancora attuale oggi, nell'epoca del "capitalismo totalitario" e incontrastato. Non c'è da stupirsi (e alludo ai due commenti precedenti) che a chi è iperideologico e anticomunista il libro non possa piacere. i precedenti commenti muovono accuse del tutto infondate al libro: esso, ad esempio, dimostra in modo chiarissimo in che senso Marx non sia il fodnatore del marxismo!!! Un libro molto bello, lo consiglio a tutti, a chi già conosce Marx e a chi vuole avvicinarsi al suo pensiero.

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    Edy Montermini

    18/03/2010 11.30.28

    L'errore più grande del libro, e si tratta di un errore molto grave, è quello di voler separare Marx dal marxismo. Si vuole "salvare" Marx e lasciare il marxismo al destino di una teoria chiaramente fallita. Il legame tra Marx è il marxismo è invece molto stretto, per quanto varie e anche diverse siano le teorie che si sono ispirate al marxismo. Nel libro viene poi anche detto, in modo contraddittorio, che il legame c'è, ma che il fondatore del marxismo non sarebbe Marx, ma Engels, e questo in base al dato, veramente superficiale, che i libri di Engels hanno venduto più copie del "Capitale" di Marx. Certo, il Capitale non è stato un best-seller: ma usare questo dato per negare che Marx sia stato il fondatore del marxismo, è una cosa che fa solo sorridere. Il libro poi tace sul rapporto tra il pensiero di Marx e l'esperienza delle dittature comuniste del Novecento. E' un rapporto che è stato analizzato da un pensatore come Kolakowski, che ha mostrato come l'interpretazione che Lenin ha dato del pensiero di Marx non era l'unica possibile, ma era assolutamente legittima. E che gli esiti siano stati catastrofici, non è stato certo un incidente della storia: se si costruisce la dittatura del proletariato, concentrando l'intera attività economica nelle mani dello Stato, abolendo la divisione dei poteri e le garanzie e i diritti politici in quanto "borghesi", si arriva al totalitarismo. Se gli scienziati provano cento volte una formula chimica, e per cento volte esplode il laboratorio, qualche dubbio sulla formula dovrebbe venire... Non è un caso che tutte le socialdemocrazie europee, nate sotto il segno del marxismo, se ne siano poi radicalmente e definitivamente allontanate. Come la socialdemocrazia tedesca a Bad Godesberg nel 1959. In uno dei primi film di Nanni Moretti si vede il protagonista mentre legge una pagina oscura e incomprensibile del Capitale di Marx, e che poi dice: forse ho sbagliato ideologia. Trent’anni dopo possiamo dire: sì, aveva sbagliato ideologia.

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    Andrea Ruini

    15/03/2010 11.52.55

    Sembra che l’autore del libro non abbia mai sentito parlare della “crisi del marxismo”, e delle critiche che al marxismo sono state rivolte da Weber, Kelsen, Bobbio, Colletti. Il marxismo ha rivelato una insufficienza radicale in punti decisivi come la teoria dello Stato e della politica, e la visione dell’economia, della società, della storia. Il marxismo è stato spesso solo un’ideologia priva di valore conoscitivo. Non si tratta di cancellare l’opera di Marx, che resta quella di un classico. Ma bisogna evitare ingenui entusiasmi da neofiti. Marx dichiarava di avere compiuto una analisi scientifica della società. Nelle opere di Marx troviamo però una analisi dialettica: le contraddizioni del capitalismo sono viste come contraddizioni dialettiche, perché lo strumento di cui si serve Marx è quello della logica dialettica hegeliana. Il problema è che con la dialettica non si fa scienza. La dialettica nega il principio di non contraddizione, ed è quindi incompatibile con qualsiasi ragionamento che sia provvisto di senso. Marx, sotto l’influenza della dialettica, assume come categoria centrale della propria indagine sul capitalismo il concetto insostenibile di una realtà autocontraddittoria: forze opposte nella natura o nella società vengono interpretate come contraddizioni dialettiche. Nella realtà ci possono però essere solo opposizioni reali, conflitti di forze, rapporti di contrarietà, ma non contraddizioni dialettiche. Il modo di produzione capitalistico è invece visto da Marx come una contraddizione dialettica, come il rovesciamento e il capovolgimento di ciò che deve essere la produzione in generale, l’unità dell’uomo con l’uomo e degli uomini con la natura. Il capitalismo è la fase della contraddizione suprema che prepara dialetticamente l’avvento del comunismo. E’ allora discutibile che quella di Marx sia una analisi scientifica del capitalismo e della società. Il marxismo ha prodotto non il “regno della libertà”, ma i più aberranti sistemi totalitari che siano mai apparsi sulla faccia della terra.

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    Gianmarco Soldini

    13/11/2009 08.42.18

    E' un libro davvero piacevole, non avevo mai capito cosa fosse il "materialismo storico" e ora, grazie al libro, mi è chiaro. E' una bella ricostruzione del pensiero di Marx e dei suoi destini storici, ricostruiti alla luce dell'attuale crisi del capitalismo. Marx sembrava morto e invece è vivissimo.

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    Francesco Obinu

    12/11/2009 09.28.59

    Un libro assolutamente da leggere e da far leggere, specie in tempi di oscurantismo come i nostri. Fa capire in modo magistrale in che senso il lavoratore - l'operaio ieri, il centralinista oggi - sia una "merce" alle dipendenze del capitale, uno schiavo che per vivere ha bisogno del consenso dei suoi padroni. Questo libro aiuta a svegliarsi.

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    Martina Della Calce

    12/11/2009 09.20.12

    Testo veramente coinvolgente, mi ha aiutato a capire cosa ha pensato Marx e quanto sia ancora attuale il suo messaggio "politico-filosofico", soprattutto per quel che riguarda l'analisi sulla "merce" come divinità delle società capitalistiche. Lo consiglio a tutti, anche a chi non è pratico di testi filosofici.

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    Marcello Fignini

    12/11/2009 09.17.31

    Libro accattivante, che aiuta a pensare cosa è stato il marxismo e cosa potrà essere in futuro, a partire dall'odierna crisi del capitalismo che sta scuotendo il globo. Lo consiglio a tutti, soprattutto a quelli che si ostinano a dire che "Marx è morto".

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    Alessia Abrate

    11/11/2009 09.05.53

    è un libro davvero interessante e scorrevole, nonostante la complessità dell'argomento. L'autore è riuscito, attraverso un linguaggio chiaro e di piacevole lettura, a tratteggiare il profilo intellettuale di uno dei più grandi pensatori della storia, mettendo in luce gli aspetti ancora validi del suo lascito teorico. Per questo motivo, il testo di Fusaro, oltre a essere un'ottima guida di lettura per coloro che si avvicinano all'opera di Marx, è senza dubbio un'interpretazione originale dell'opera marxiana e una chiave di lettura per capire le dinamiche del nostro tempo.

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    Luca Parisi

    06/11/2009 10.16.32

    Libro molto interessante e scritto bene, me lo sono letto in due orette. Utile per chi vuole avvicinarsi al pensiero di Marx e per chi già lo conosce e vuole capire che cosa resti vivo, oggi (nell'epoca della crisi del capitalismo), di quel pensiero. Unica pecca, a mio avviso, la formazione troppo hegeliana dell'autore, che tende a insistere troppo sulle radici hegeliane di Marx.

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