La biblioteca inglese. Lezioni sulla letteratura

Jorge L. Borges

Traduttore: G. Felici, I. Buonafalce
Curatore: M. Arias, M. Hadis
Editore: Einaudi
Collana: Saggi
Anno edizione: 2006
Pagine: XXX-332 p.
  • EAN: 9788806182274
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Nella Biblioteca inglese è raccolto un ciclo di lezioni tenuto da Borges all'Università di Buenos Aires nel 1966, registrato dagli studenti, trascritto e quindi fatto girare in vista degli esami. Sono lezioni atipiche, quasi delle conversazioni-racconto molto coinvolgenti, in cui lo scrittore dà prova della sua erudizione e trasmette il profondo amore per la lettura, appassionata e partecipe. Svela i suoi modelli letterari, la sua idea di letteratura, descrive a fondo l'origine della lingua inglese e lo fa senza mai annoiare, fedele a ciò che scrive nell'Epilogo: "Se un libro per voi è noioso, lasciatelo, anche se si tratta del Paradiso perduto o del Chisciotte – che per me non sono noiosi. Ma se per voi un libro è noioso, non leggetelo; significa che quel libro non è stato scritto per voi. La letteratura dev'essere una forma di felicità".
La cultura inglese lo aveva attratto fin dall'infanzia (il padre in casa parlava inglese) e poi con essa, per tutta la vita, intrattenne un rapporto privilegiato: ispirandosene, curando traduzioni e antologie di testi, insegnandola per vent'anni all'università. In tutto qui sono raccolte venticinque lezioni sulla letteratura inglese, di cui sette dedicate all'alto medioevo, all'anglosassone, che Borges chiama "inglese antico", una lingua molto efficace per via dei suoni aspri e martellanti nella narrazione epica (come il Beowulf). Poi salta al Settecento, sorvolando sui periodi anteriori: il Quattrocento (con Chaucer) troppo influenzato dalla Francia, il classicismo barocco di Milton, persino su Shakespeare, anche se citato spesso. Analizza a fondo i preromantici alla Macpherson, per via del ritorno ai miti antichi, e poi Johnson, Blake, Wordsworth, e soprattutto Coleridge (come lui imbevuto di cultura germanica). Poi Carlyle, il più conservatore dei vittoriani, Rossetti e i pre-raffaelliti, con i loro cavalieri e donzelle, e l'eclettico e infaticabile William Morris, che ripropone i miti delle saghe nordiche. Dall'ermetico Browning a Dickens, che pone al centro dei suoi romanzi la città e il mondo dell'infanzia, ma lo fa in modo troppo sentimentale, per chiudere con Stevenson, di cui narra con passione episodi biografici ed esalta soprattutto i racconti sul doppio, la schizofrenia, il suicidio, temi a Borges molto cari.
In queste lezioni c'è molto dell'autore dell'Elogio dell'ombra, le sue preferenze più che l'analisi dettagliata dello sviluppo della letteratura inglese, che deve molto proprio alla mescolanza d'influenze diverse da quella germanica. I punti centrali sono due: il medioevo, con gli autori che al quel periodo si legano, lo riscoprono, lo valorizzano, i momenti storici in cui si rinsalda il filo germanico alla tradizione inglese e nei versi tornano musicalità e magia; e il profondo amore per la lettura e l'insegnamento, la conoscenza dei testi, degli autori (spesso descritti come eroi di un romanzo), delle radici del pensiero e dell'immaginazione umana. Il linguaggio è sempre chiaro e immediato. Spesso Borges torna sulle stesse idee e ripete gli stessi concetti, come a riprendere ogni volta la via maestra dopo la citazione a memoria d'una poesia, una digressione al passato o all'attualità, la fitta rete di riferimenti bio-bibliografici che saldano un autore all'altro, un testo all'altro. Come un unico grande libro, di un solo, millenario, autore.
  Alessio Brandolini

Recensioni dei clienti

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    mik

    20/04/2008 21:00:51

    le lezioni contenute in questo libro non risultano quasi mai noiose. Lo stile non è chiaramento quello solito di borges, in quanto si tratta di lezioni tenute da borges e sbobinate dai suoi studenti. La sensazione è quella di essere in aula con borges e di ascoltare la sua lezione.

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